Utente 204XXX
Scusate prima di tutto se per caso non fosse proprio la specialità giusta per il mio quesito.
Un mio stretto parente di 52 anni ha avuto 3 giorni fa un infarto acuto al miocardio e, grazie a Dio, è arrivato in tempo in ospedale dove, non so come, sono riusciti a "risolvere" la cosa (non hanno effettuato alcun intervento chirurgico). Trovandoci però fuori città, in un piccolo comune, i medici hanno detto subito che, non avendo le attrezzature idonee per fronteggiare un nuovo attacco, in caso di emergenza lo avrebbero trasferito in un ospedale più grande. Alla nostra domanda sul perchè non si potesse fare subito, hanno risposto che sarebbe stato da pazzi trasportare una persona in quelle condizioni. Fatto sta che la situazione è stabile per cui i medici pensano di tenerlo ancora qualche giorno in osservazione per poi trasferirlo in un altro ospedale dove, dicono, faranno fare una coronografia per valutare il danno subito dal cuore.
Dopo questa premessa, il mio quesito è questo:
- abbiamo appreso in giro che non bisogna aspettare molto tempo prima di intervenire altrimenti continua il processo di necrosi delle cellule (perchè, magari, poco irrorate) e il danno può diventare irreparabile, al chè ci siamo allarmati. A maggior ragione sapendo che i valori degli enzimi nel sangue sono ancora alti. Perchè, quindi, aspettare ancora qualche giorno? Perchè non trasferirlo subito? Sono fondate queste mie preoccupazioni? Grazie

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Dr. Andrea Annoni
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Gentile utente,esprimere un consiglio obbiettivo è difficile perchè mancano davvero troppi dati per giudicare,nel senso che sotto la sigla di infarto passano una serie di situazioni cliniche estremamente variabili per quel che riguarda la gravità e l'evoluzione.Tenga presente comunque che l'infarto in se e per se come evento acuto non è una cosa che ha una continuità immediata,vale a dire è un evento in cui il blocco dell'irrorazione di una coronaria porta alla morte irreversibile di parte del territorio irrorato da quel vaso,morte che crea una cicatrice(necrosi miocardica)che non potrà mai più ritornare a funzionare;è un evento che c'è stato,il danno è fatto e non è reversibile;il problema semmai è relativo a una possibile recidiva,nella stessa sede o altrove se la malattia è diffusa,percui il consiglio di studiare la situazione coronarica con la coronarografia è assolutamente giustissimo ed è da fare al più presto,ma senza allarmismi o isterismi perchè il rischio di trasferire un malato e un cuore che ha appena subito un infarto e che quindi è nei primissimi momenti estremamente vulnerabile e fragile può essere anche molto elevato;ci vuole pertanto il giusto equilibrio,nel fare un esame assolutamente necessario ma considerando di fare un trasferimento in condizioni di relativa e ragionevole sicurezza;sono sicuro che i colleghi questo lo sanno molto bene e vedrà che nonappena saranno ragionevolmente sicuri di fare un trasferimento senza rischi eccessivi immediati non esiteranno a trasferirlo.
Se volesse comunque maggiori delucidazioni sulla cosa dovrebbe inviare maggiori informazioni relative all'evento accaduto agli esami effettuati etc per poter fare una valutazione più obbiettiva
Cordiali saluti