Utente 733XXX
Vi prego di prestare attenzione al mio scritto. Ho 18 anni. Esporrò brevemente il mio percorso medico che dura ormai da 3anni.
Prima ho subito un intervento chirurgico per fimosi, dopodiché mi sono operato per risolvere un presunto pene procurvo...
Essendo piccolo d'età, non riuscendo ad avere un rapporto sessuale nonostante ripetuti tentativi e non avendo un andrologo che sapesse dialogare con me aiutandomi a scoprire il vero problema senza azzardare operazioni inutili... pensai che il fatto che il pene non fosse dritto e non riuscisse a penetrare dipendesse dalla curvatura e non da una scarsa rigidità.
Dopo però mi sarei trovato con un pene più corto di qualche centimetro, delle palline sottopelle di cui una palesemente visibile ad occhio nudo e sensibile al tatto, una cicatrice e difetti estetici... il tutto, inutile negarlo, crea problemi psicologici soprattutto nel caso di un paziente che si rende conto dopo una dolorosa operazione di aver sofferto invano. La curvatura è rimasta uguale in tutto questo, anche perché non si tratta di una reale deformità ma semplicemente di una tendenza del pene ad andare in giù avendolo sempre posizionato così negli slip.
Il problema pare essere un altro... ed è relativo all'albuginea che a quanto detto dal medico, si espande sempre durante l'erezione senza garantire la rigidità consona al coito. Mi ha sottoposto ad una terapia farmacologica di 6 mesi nel corso della quale dovrei assumere Novaldex la mattina e Cialis la sera... la sto seguendo da un mese ma i risultati non sono neppure minimi. Ho l'impressione di perdere altro tempo e aumenta la mia depressione.
Da quando avevo un pene normale, lungo e non funzionale me ne ritrovo uno corto, brutto, strano e non funzionale. Perdonate il linguaggio esplicito.
La SECONDA soluzione in caso di fallimento della terapia ( e mi pare di poter dire sia fallita) sarebbe l'inserimento di silicone (?) nell'albuginea in modo da bloccarla durante l'erezione e ottenere la rigidità del pene. Magari questo comporterà un ulteriore accorciamento del pene chissà e chissà se saprò tollerarlo. TERZA ed estrema soluzione in caso di fallimento della seconda sarebbe l'inserimento di una protesi, magari con ulteriore accorciamento!!oltre che il trauma psicologico di chi si sente in qualche modo invalido.
Tutto questo chiaramente avverrà in tempi lunghi, gli anni passano, resta la verginità nonostante tutto e le condizioni del pene non fanno che peggiorare. Credetemi non è una situazione facile psicologicamente parlando.
Vorrei sentire la vostra a riguardo senza essere liquidato con un classico "rivolgiti all'andrologo che t'ha operato" ecc ecc.
Grazie.

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Dr. Giorgio Cavallini
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Egregio signore,
sua mi pare una una situazione complessa, che richiede una attentra valutazione da un andrologo. Se non le va chi l' ha operata Napoli è piena di ottimi colleghi.
Non mi pronuncio sulla terapia e lascio la palla al collega che la visiterà. Mi faccia sapere come le vanno le cose.