I fiori di Bach
Articolo a cura di Dr. Alessandro Scuotto. Pubblicato il 20/07/2009, cliccato 7600 volte.
I fiori di Bach sono preparazioni ottenute da fiori selvatici che, opportunamente selezionati, costituiscono un metodo di cura naturale.
L’oggetto di questa terapia non è la patologia organica dell’individuo, bensì la componente emozionale che rappresenta un disagio da sola o che si accompagna allo stato di malattia.
Alcuni studiosi hanno tracciato delle interessanti corrispondenze dei fiori con archetipi e qualità spirituali dell’essere umano nell’ambito della psicosintesi di Assagioli, ipotizzando un loro intervento sull’inconscio “plastico”.
Sebbene sotto l’aspetto legale in Italia (come in Inghilterra) sono autorizzati alla vendita come farmaci omeopatici, e per quanto Edward Bach abbia contribuito all’omeopatia con importanti studi, i fiori di Bach presentano solo alcune analogie di preparazione con i principi omeopatici, in particolare per quel che riguarda la diluizione, ma se ne discostano per altre caratteristiche (agitazione della soluzione, legge del simile).
Le ipotesi per il meccanismo d’azione della floriterapia non chiamano in gioco procedimenti chimici farmacologici, ma il presupposto, d’impronta vitalistica, che i fiori abbiano un’energia in grado di riportare in armonia uno stato emozionale alterato: la dissonanza del disagio viene riequilibrata dalla frequenza di vibrazione specifica dell’energia dell’essenza floreale, come uno strumento musicale può essere accordato mediante il diapason.
I detrattori del metodo attribuiscono i risultati alla casualità e/o li fanno rientrare nell’ambito dell’effetto placebo; i sostenitori confutano questa semplificazione segnalando che variazioni sono ottenute anche in organismi viventi non influenzabili sul piano cognitivo (e dunque non suscettibili di effetto placebo): animali e piante, e sottolineando inoltre la specificità d’azione per ciascun rimedio.
Vero è che l’indicazione, necessariamente individualizzata, rende difficile l’analisi statistica dei dati per la disomogeneità dei campioni e compromette la ripetibilità dell’esperienza, cardine del metodo scientifico; ma l’osservazione sperimentale pone degli interrogativi irrisolti che non meritano un atteggiamento di negazione a priori, bensì un impegno rivolto alla comprensione delle applicazioni e dei limiti.
Nel pensiero originale di Edward Bach i rimedi floreali dovrebbero poter essere gestiti in autonomia dal soggetto che si prende cura di sé, ma questo non è sempre facile. L'indicazione della floriterapia è rivolta allo stato emozionale nel presente e non sempre all’individuo coinvolto appare chiaramente riconoscibile la variazione (o il disturbo) emozionale su cui intervenire. Il disinteresse per il presente, la solitudine, l’influenzabilità, lo sconforto, l’eccessiva disponibilità, la paura, l’insicurezza possono essere posti in relazione con le caratteristiche della personalità o con lo stato psichico transitorio emergente: questo è il motivo per cui vale la pena di rivolgersi ad un esperto che, con un’attenta osservazione dall'esterno, possa percepire quelle sfumature che meritano attenzione e che al soggetto possono risultare celate.
Incoraggiare la disponibilità a curarsi, favorire l’attenuazione delle resistenze e concorrere a una maggior chiarezza sulle possibilità di successo si traducono indubbiamente in un beneficio. D’altra parte, se agevolare le risorse interiori del soggetto è parte integrante della terapia, non è però sufficiente a garantirne l’esito favorevole.
Certamente accostarsi a questa metodologia terapeutica assume un valore di sostegno e di facilitazione, ma in nessun modo deve essere intesa a sottrarre il paziente alla applicazione di tecniche d’indagine e terapie di comprovata efficacia in medicina convenzionale.



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