Il problema della lassità della cute palpebrale nella blefaroplastica inferiore non sempre viene corretto completamente!

L’intervento di blefaroplastica inferiore si prefigge due obbiettivi:

1) la riduzione delle borse adipose

2) il ritensionamento della cute palpebrale

Questo secondo obbiettivo non sempre viene centrato completamente.

 

Perché non si riesce a tendere la cute come si vorrebbe?

Durante l’intervento il chirurgo è portato ad asportare la massima quantità possibile di cute eccedente al fine di tendere bene con la sutura la cute rimanente.

Tuttavia la struttura cartilaginea della palpebra inferiore mal tollera le trazioni; per cui quando la tensione è eccessiva la palpebra tende a discostarsi verso il basso esattamente come quando trazioniamo la palpebra inferiore con un dito per applicare un collirio.

In questa maniera si ottiene un risultato estetico alquanto sgradevole e, nel peggiore dei casi, un ectropion (vedi glossario del sito).

Con il tempo la lassità della rima palpebrale si accentua per cui questo inconveniente va tenuto presente soprattutto nei pazienti dai 40-45 anni in su.

 

Come fare allora?

Ovviamente le capacità e l’esperienza del chirurgo sono fondamentali. Tuttavia l’utilizzo di una tecnica accessoria come il lembo di muscolo orbicolare (ad esempio sec. Adamson) è un validissimo aiuto.

 

Cosa è?

La tecnica consiste nel separare con strumentario chirurgico delicatissimo la cute dal muscolo orbicolare sottostante. Si ancora quindi saldamente una porzione di muscolo orbicolare alla cornice orbitarla superiore (Adamson) o laterale (“in-out”) e si procede quindi alla resezione della cute eccedente.

In questa maniera si può asportare una notevole quantità di cute senza trazionare minimamente il margine ciliare. È importante che il chirurgo abbia una certa dimestichezza con la regione orbicolare e con la blefaroplastica inferiore.

 

Controindicazioni

Generalmente nei pazienti giovani o nei pazienti senza lassità cutanea la tecnica non trova indicazione.

 

Risultati

Nella mia esperienza questa metodica permette una maggiore tensione della cute garantendo al paziente un risultato decisamente superiore a quello ottenibile con la semplice blefaroplastica.