L’aspirazione meccanica del grasso non è più l’unica metodica per l’eliminazione degli eccessi adiposi.La conoscenza dell’evoluzione della lipoplastica è utile per comprendere vantaggi e limiti di ciascuna diversa metodica oggi utilizzabile.

Introduzione

Lipoaspirazione, liposuzione e liposcultura sono da intendersi termini equivalenti per definire ogni intervento chirurgico che consenta di modificare il profilo corporeo mediante la rimozione degli eccessi del tessuto adiposo attraverso incisioni minime della cute.

La ricerca clinica e bio-tecnologica condotta negli ultimi vent’anni ha reso disponibili strumenti e metodiche che consentono di rimodellare i profili del corpo e del volto enfatizzando la qualità del risultato estetico, limitando i rischi ed abbreviando tempi di guarigione.

L’aspirazione meccanica del grasso non è più l’unica metodica per l’eliminazione degli eccessi adiposi. La possibilità di emulsificare gli adipociti con gli ultrasuoni o l’energia laser rende obsoleti e riduttivi i termini “lipoaspirazione” e “liposuzione”: essi dovrebbero essere sostituiti dal termine “lipoplastica”, che rappresenta una definizione più aggiornata in quanto comprensiva delle diverse metodiche oggi utilizzabili.

La conoscenza dell’evoluzione della lipoplastica è utile per la comprensione dei vantaggi e dei limiti propri di ciascuna diversa metodica oggi utilizzabile.

 

Le tappe evolutive

La lipoaspirazione meccanica manuale tradizionale – Suction Assisted Lipoplasty (S.A.L.)

Più di trent’anni fa, agli inizi degli anni ’80, venne diffusa la metodica della lipoaspirazione – oggi definita “tradizionale” - che utilizzava cannule collegate, attraverso un tubo, ad una pompa di aspirazione. In tal modo il movimento di “va e vieni” impresso alla cannula dalla mano del chirurgo, consentiva di rimuovere i lobuli di tessuto adiposo e quindi eliminarne i depositi localizzati. Nonostante tale procedura rappresentasse all’epoca una vera rivoluzione nel campo della chirurgia estetica, i suoi limiti erano rappresentati dal notevole diametro delle cannule, che variava dai 5 agli 8 mm. Tale evenienza rendeva sconveniente sia la rimozione dell’adipe più superficiale, sia il trattamento di soggetti che non presentassero cute di buon spessore ed elasticità. Di fatto, dunque, la S.A.L. era indicata solo per la rimozione di accumuli adiposi profondi in soggetti giovani. Oltre a ciò, il traumatismo dovuto all’aspirazione diretta del grasso con cannule di grande diametro provocava inevitabilmente un trauma diretto sui setti del tessuto adiposo con esito in dolori prolungati ed anemizzazione da perdite ematiche.

 

La lipoaspirazione superficiale

Agli inizi degli anni ’90 si diffuse l’utilizzo di cannule di minor diametro – 2-3 mm – con la possibilità di procedere anche alla rimozione del tessuto adiposo superficiale evitando esiti quali avvallamenti ed altre deformità della superficie cutanea che invece rappresentavano le possibili “complicanze estetiche” della lipoaspirazione tradizionale. Oltre a ciò la lipoaspirazione superficiale consentiva un miglior riadattamento elastico della cute in corrispondenza delle zone trattate e dunque migliori risultati estetici. La procedura divenne pertanto esperibile anche in soggetti con cute di spessore ed elasticità ridotti ed in zone tradizionalmente considerate “off limits” a causa della sottigliezza dei tegumenti, quali la faccia interna delle cosce o delle braccia.

 

La lipoplastica ultrasonica – Ultrasound Assisted Lipoplasty (U.A.L.)

Sempre negli anni ’90 fu introdotta una nuova metodica che consentì di ottenere l’emulsificazione del tessuto adiposo mediante l’utilizzo di una sonda ultrasonica. Il grasso emulsificato veniva quindi rimosso mediante aspirazione con sottili cannule. Il particolare vantaggio della U.A.L” consiste nel minor trauma tissutale, con conseguente ridotta anemizzazione ed il suo limite, in campo estetico, dal grosso diametro della sonda ultrasonica il cui utilizzo richiede incisioni cutanee della lunghezza di circa un centimetro. Tale evenienza la rende particolarmente vantaggiosa nel trattamento di soggetti con accumuli adiposi cospicui in vaste zone corporee, quali gli obesi refrattari ad altri trattamenti medici o chirurgici.

 

La Vibrolipoaspirazione – Power Assisted Lipoplasty (P.A.L.)

Alla fine degli anni ’90 vennero realizzati particolari manipoli – pneumatici o elettrici - che consentivano di imprimere automaticamente a sottili cannule aspirative rapidi movimenti combinati reciprocanti – di “va e vieni” – e di oscillazione. Tale metodica consente sia di ridurre il trauma tissutale, sia di aumentare l’efficienza dell’aspirazione, con diminuzione dei tempi operatori e della fatica dell’operatore, che può prestare maggior cura all’intervento anche nelle sue fasi finali. Oltre a ciò la P.A.L. consente di ottenere risultati brillanti nelle aspirazioni superficiali e quindi in sedi corporee dotate di cute di spessore ed elasticità ridotti.

 

La Laserlipolisi

Diffusa negli ultimi 2-3 anni, essa consiste nell’utilizzo di sottilissime fibre ottiche (diametro compreso fra 0,1 e 0,6 mm) che, sospinte nel tessuto adiposo sottocutaneo attraverso incisioni millimetriche, veicolano impulsi di luce laser che provocano l’emulsificazione del grasso sfruttando particolari lunghezze d’onda (1444 nm del Neodimio-Yag, 1470 del diodo). La selettività di tale energia per le cellule adipose e l’acqua evita danni termici ai tessuti limitrofi. Oltre alla lipolisi, le fibre ad impulso laser possono essere utilizzate per indurre un effetto “tensore” sulla pelle al fine di consentirne un adattamento ottimale ai nuovi volumi e per stimolare la sintesi di nuove fibre collagene.

I vantaggi della laserlipolisi si concretizzano nella riduzione dei tempi di convalescenza e dei disturbi postoperatori, nei risultati estetici resi ottimali dall’effetto tensore indotto sulla cute e nella possibilità di agire anche a livello del volto consentendone il rimodellamento.