Questo quadro morboso è la conseguenza di una rapida diminuzione della pressione atmosferica, condizione che si verifica frequentemente nei piloti dei moderni velivoli dotati di notevole velocità ascensionale.

Disbarismo o decompression sickness

Questo quadro morboso è la conseguenza di una rapida diminuzione della pressione atmosferica, condizione che si verifica frequentemente nei piloti dei moderni velivoli dotati di notevole velocità ascensionale.

Il pilota che, privo di respiratori di ossigeno, raggiunge alte quote in maniera rapida, lamenta dolori e disturbi a carico dei vari apparati (circolatorio, polmonare, cerebrale). Sono avvertiti dolori articolari (bends), soprattutto a livello di quelle articolazioni utilizzate nella guida del velivolo (caviglie, polsi, ginocchia), dolori toracici con difficoltà di respiro, tosse e ancora sono possibili sensazioni cutanee di prurito, di freddo, formicolii, ecc....

La causa di questa sintomatologia, cosi polimorfa, è stata individuata nella costituzione di bolle gassose a livello delle articolazioni, della pelle, dei polmoni, ecc...
L’espressione clinica di questa malattia è direttamente proporzionale alla grandezza delle bolle, cioè a dire che più sono voluminose queste bolle, e più fastidiosi, per non dire gravi, sono i disturbi che esse comportano non soltanto a livello polmonare e cutaneo, ma anche a livello cardiaco, visivo (scotomi) e a livello cerebrale (paresi o paralisi degli arti, disturbo del linguaggio); l’occlusione dei vasi arteriosi nelle varie sedi dell’organismo, da parte di queste bolle, rappresenta in altri termini la traduzione clinica di tutto il corteo sintomatologico che ne segue.

 

Ora ci si chiede, perché si formano queste bolle? Di che natura sono?

Occorre innanzi tutto rilevare che alla pressione atmosferica di 760 mmHg., un volume di azoto, pari a quasi 1000 cc., è disciolto nei liquidi e nei tessuti dell’organismo, (l’azoto è disciolto soprattutto nel tessuto adiposo, poiché nei grassi la solubilità dell’azoto è sei volte superiore che nell’acqua).

Ogniqualvolta ci si eleva in quota, assieme alla diminuzione della pressione atmosferica, si avrà una diminuzione della pressione parziale di azoto, contenuto negli alveoli polmonari; tale azoto, disciolto nei liquidi e nei grassi organici, raggiunge il sangue e, tramite questo, i polmoni ove si diffonde, attraverso la parete alveolo—capillare, per essere eliminato all’esterno.

La progressiva eliminazione di azoto si realizza senza danni per l‘organismo solo nel caso che l’ascensione avvenga moderatamente. Se invece la pressione barometrica diminuisce rapidamente e altrettanto rapida è la diminuzione della pressione parziale di azoto negli alveoli, l’azoto disciolto, sia nei liquidi che nei tessuti organici, non fa in tempo a liberarsi totalmente all’esterno e ne consegue la formazione di bolle, che trasportate dal sangue vanno a fermarsi nelle articolazioni, nei piccoli vasi della pelle, dei polmoni, dando luogo a una vera e propria pioggia embolica.

La sintomatologia dell’aeroembolismo compare nell’uomo alla quota di 5000-6000 m.
I sintomi dipendono dalla sede e dalla grandezza dei vasi occlusi dalle bolle.

Sintomi cutanei
Formicolii, prurito, sensazione di caldo e di freddo.

Sintomi a carico delle articolazioni
Sono i più frequenti, circa il 75%; consistono in dolori non ben localizzati che aumentano gradatamente sino a diventare insopportabili. Le articolazioni più colpite sono: polsi, caviglie, spalle. Ricordiamo che tali bolle sono state messe in evidenza anche radiologicamente nelle cavità articolari e attorno alle articolazioni.

Sintomi toracici e cardiaci
Gli emboli a carico dei vasi polmonari e delle coronarie comportano una tipica sintomatologia che va dall’intenso dolore retrosternale alla sensazione di una pugnalata al petto, alla difficoltà respiratoria con tosse stizzosa fino all’infarto del muscolo cardiaco e all’edema polmonare acuto.

Sintomi muscolari e a carico degli organi di senso
Dolori nevritici, scotomi, paresi o emiparesi, difficoltà di parola, paralisi vere e proprie, disturbi vestibolari.

 

I sintomi ora descritti a carico dei vari organi non compaiono necessariamente nell’ascensione veloce, ma possono manifestarsi una volta raggiunta l’alta quota, oppure appena tornati a livello del mare. In quest’ultimo caso si parlerà di shock post-decompressvo, poiché prevalgono i fenomeni cardiocircolatori tipici di uno stato di shock.

Il pilota, una volta sceso a terra, comincia ad avvertire malessere generale, suda, gli oggetti cominciano a girargli attorno (vertigine oggettiva), diventa cianotico e la pressione arteriosa si abbassa.

Per fortuna tale situazione è del tutto eccezionale: lo prova il fatto che sono molto pochi i casi ad esito letale finora descritti. Una respirazione di ossigeno puro, prima di andare in volo, rappresenta una buona profilassi per eliminare l’azoto disciolto nell’organismo; unico inconveniente è che tale metodica, definita deazotazione, abbisogna di tempo (ore), soprattutto se si vuole asportare il gas contenuto nei tessuti meno vascolarizzati, quah ossa, articolazioni, grasso.

Un tempo, si praticavano prove di selezione alla ricerca di quei soggetti più adatti al volo ad alta quota; venivano scelti i soggetti che, per esempio, nella cemera a decompressione avessero disturbi meno precoci e meno gravi, oppure quei soggetti che avessero eliminato più rapidamente un gas inerte (argon radiattivo).

Oggi, grazie alla pressurizzazione delle cabine, il problema è risolto o meglio si pone di nuovo soltanto limitatamente all’ accidentalità.
La terapia dell’aeroembolismo si attua attràverso una rapida ricompressione a livello del mare.