Lesione bianca considerata una precancerosa (la più comune delle precancerose orali) in quanto presenta un potenziale di trasformazione maligna più elevato rispetto alla mucosa normale.

Si tratta di una lesione bianca non eliminabile per sfregamento. Il colorito bianco è dovuto ad una abnorme cheratinizzazione (aumento dello strato di cheratina superficiale) dell’epitelio della mucosa orale.

E’ considerata una lesione precancerosa (la più comune delle precancerose orali) perché presenta un potenziale di trasformazione maligna più elevato rispetto alla mucosa normale.

Secondo la definizione dell’ OMS (organizzazione mondiale della sanità) si definisce Leucoplachia una placca bianca non inquadrabile dal punto di vista clinico nè istopatologico in nessun’altra patologia nota. Dunque la diagnosi di leucoplachia è una diagnosi di esclusione.

 

Epidemiologia

Più frequente nel sesso maschile, in soggetti di oltre 40 anni (picco di incidenza intorno ai 60 anni). Il potenziale preneoplastico è variabile e stimato a seconda dei vari autori che hanno studiato l’argomento tra il 4 e il 17%.

Fattori predisponenti lo sviluppo della lesione sono: fumo, abuso di alcolici, traumatismi cronici (derivanti ad esempio da protesi poco stabili, margini dentari taglienti ecc.). In alcune popolazioni lo sviluppo della lesione può essere legato ad abitudini voluttuarie quali masticazione di tabacco (centro-sud america) masticazione di noci di Betel (India e Pakistan). In molti casi non è possibile riconoscere un fattore causale.

Più frequente il riscontro di leucoplachie in soggetti che presentano patologie sistemiche quali l’anemia sideropenia, deficit nutrizionali (vit. B12, ac. Folico ecc.), epatopatie, diabete.

Le sedi più colpite sono la mucosa geniena (la parte interna delle guance), il pavimento orale (la mucosa coperta dalla lingua), i bordi laterali della lingua o la sua porzione ventrale (inferiore) la gengiva.

 

Clinica

Abbiamo detto che nelle lesioni predomina il colore bianco dovuto all’ipercheratinizzazione. Se ne distinguono tre forme cliniche principali:

  • leucoplachia omogenea: placca piana a superficie liscia.
  • leucoplachia verrucosa: presenta proiezioni bianche simili a verruche. Se una leucoplachia verruciforme si ingrandisce notevolmente si parla di iperplasia verruciforme.
  • leucoplachia disomogenea: la superficie è irregolare con aree bianche che si alternano ad aree rosse (eritro-leucoplachia)

leucoplachia verrucosa 



In generale, le leucoplachie omogenee sono benigne, il potenziale maligno è più elevato per le leucoplachie verrucose e ancora di più per quelle disomogenee.

Alcune caratteristiche cliniche possono essere considerate indicative di un maggior rischio di degenerazione:

  • leucoplachie su mucosa cheratinizzata (gengive, palato, dorso della lingua) in presenza di uno stimolo irritativo cronico presentano un rischio ridotto
  • leucoplachie su mucosa non cheratinizzata ( pavimento orale, superficie inferiore della lingua, palato molle) presentano un rischio più elevato di degenerazione.

 

Un’entità clinica a sè stante descritta la prima volta nel 1985 (Hansen) è la leucoplachia proliferativa verrucosa in cui sono presenti placche verrucose multiple che progressivamente si allargano. Sembra essere correlata alla presenza di papilloma virus di tipo 16 (HPV-16). Tende a progredire e a trasformarsi in un carcinoma.

Talvolta il termine leucoplachia è utilizzato erroneamente per indicare qualunque lesione bianca del cavo orale, questo crea una confusione terminologica di cui un tipico esempio è la leucoplachia capelluta ( Oral Hairy Leukoplakia) caratterizzata da proiezioni cheratiniche simili a capelli che è causata da una infezione virale (virus di Epstein-Barr) e si associa a stati di immunodepressione nel corso di malattie croniche o AIDS. La leucoplachia capelluta è una condizione benigna autolimitantesi, non presenta rischio di degenerazione.

E’ possibile la superinfezione di una lesione leucoplasica da parte della Candida albicans, è il caso della candidosi cronica iperplastica (o leucoplachia cronica iperplastica): tipica dei fumatori, si manifesta a livello della zona retro commissurale (la mucosa degli angoli della bocca). Il metabolismo della Candida porta alla produzione di nitrosamine che sono cancerogeni dunque è concreto il rischio di degenerazione delle lesioni.

 

Istopatologia

Senza scendere nei dettagli di quelli che sono gli aspetti istologici della leucoplachia (rilevabili da un osservazione al microscopio della lesione che è stata sottoposta a biopsia) basti sapere che, come già detto, è presente ipercheratosi e che alcune leucoplachie possono presentare dei difetti di maturazione cellulare noti come displasia, la displasia a sua volta può essere lieve (suscettibile di regressione) oppure moderata o grave (non regrediscono). Il concetto di displasia epiteliale implica una graduale trasformazione dell’epitelio che può evolvere nello sviluppo del cancro.

Nelle leucoplachie senza displasia è possibile mantenere la lesione sotto osservazione mentre se è presente displasia è indicato un trattamento di tipo chirurgico che mira all’eliminazione completa della lesione.

Solo la biopsia e il conseguente esame istologico consentiranno di riconoscere le leucoplachie in cui è presente displasia e dunque le leucoplachie nelle quali è opportuno intervenire chirurgicamente.

Un cenno merita la possibilità di impiegare come mezzo diagnostico aggiuntivo coloranti vitali quali il blu di toluidina che si fissa alle aree in cui è presente una attiva replicazione cellulare e dunque consente di identificare le aree a maggior rischio da sottoporre poi eventualmente ad esame bioptico.

Colorazione blu di toluidina

 

Trattamento della Leucoplachia

Il trattamento passa innanzitutto per l’eliminazione di quelli che sono i fattori causali eventualmente presenti: fumo abuso di alcolici, correzione delle disvitaminosi, rimozione dei traumatismi da cause odontoiatriche ecc. A questo punto le lesioni che non saranno regredite è opportuno sottoporle a biopsia per rilevare la presenza o meno di displasia e dunque indirizzare la successiva condotta terapeutica.

L’escissione può essere chirurgica tradizionale (con il bisturi a lama) o può avvenire mediante il laser con disagio minore per il paziente durante la fase di guarigione e minori esiti cicatriziali.

 

Bibliografia

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