La tendinite rotulea è una patologia da sovraccarico funzionale dell'apparato estensore del ginocchio che nel bambino si identifica con il morbo di Osgood Schlatter

La rotula è un osso sesamoide che entra a far parte dell’articolazione del ginocchio e si ritrova anatomicamente in sede anteriore. Un osso si dice sesamoide quando è “inglobato” nei tendini e la rotula infatti è inglobata nel tendine rotuleo.

E’ l’osso sesamoide più grande del corpo umano ma non è l’unico.

Anatomicamente il muscolo quadricipite femorale (cioè il muscolo anteriore della coscia) è costituito di 4 capi: IL RETTO FEMORALE, IL VASTO LATERALE, IL VASTO MEDIALE E IL VASTO INTERMEDIO.

I quattro muscoli mentre in alto originano da punti differenti, in basso convergono in un unico tendine che per questo si chiama tendine quadricipitale il quale ingloba la rotula (che quindi risulta essere un osso sesamoide) e prosegue fino alla tuberosità tibiale anteriore formando il TENDINE ROTULEO.

Il tendine rotuleo quindi è un “legamento” che congiunge 2 segmenti ossei e cioè la Tibia e la Rotula anche se istologicamente appartiene alla “classe” dei tendini, questo perché entra a far parte nel gruppo dei muscoli estensori del ginocchio in qualità di tendine inserzionale distale.

 

Cos'è la tendinite del tendine rotuleo o entesite rotulea?

La tendinite è una patologia infiammatoria caratterizzata da dolore e impotenza funzionale localizzata in genere al livello dell’inserzione ossea del tendine; mentre il termine “tendinosi” indica un processo patologico degenerativo.

Esiste poi il termine “tendinopatia” che sta ad indicare una condizione patologica del tendine che provoca dolore e impotenza funzionale.

Attualmente quindi si preferisce usare quest’ultimo termine per indicare tutti i processi infiammatori e/o degenerativi che coinvolgono una struttura tendinea.

L’entesite rotulea o tendinopatia rotulea è perciò una patologia "infiammatoria/degenerativa" del tendine rotuleo.

E’ causata molto spesso da sovraccarico funzionale dell’apparato estensore del ginocchio e colpisce abitualmente soggetti in età adulta.

Negli anni ’70 questa quadro patologico fu definita come “jumper’s knee” e attualmente spesso viene inquadrata come "Sinding-Larsen-Johansson sindrome" dagli autori che maggiormente descrissero questa patologia che coinvolge appunto sia il tendine quadricipitale che il tendine rotuleo all’inserzione della tuberosità tibiale.

I più colpiti sono gli sportivi saltatori come i giocatori di di basket, pallavolo, gli atleti di salto in alto ma anche calciatori.

In questi soggetti una richiesta eccessiva di lavoro dei muscoli estensori della coscia (quadricipite femorale) spesso sfocia in una “infiammazione” del tendine.

L’incidenza in questi atleti sarebbe del 20% con un rapporto di 2:1 tra maschi e femmine.

 

Il morbo di Osgood-Schlatter (malattia di Osgood-Schlatter, sindrome di Osgood-Schlatter) invece è più propriamente inquadrabile in un disordine o una condizione caratteristica degli individui in età di accrescimento osseo.

Questa condizione patologica fu descritta contemporaneamente da Osgood, autore anglosassone, e Schlatter, autore tedesco, nel 1903.

L’eziologia e il trattamento è ancora oggetto di discussione scientifica.

La sindrome comunque è il risultato del continuo e ripetitivo effetto di trazione del tendine rotuleo sulla cartilagine di accrescimento della tuberosità tibiale e deve essere adeguatamente distinta dalla sindrome di Sinding-Larsen-Johansson descritta precedentemente.

Il Morbo di Osgood-Schlatter è una causa molto frequente di dolore al ginocchio nei bambini di età compresa tra i 10 e i 15 anni e i piccoli pazienti riferiscono dolore nella porzione inferiore della rotula e all’inserzione del tendine rotuleo sulla tuberosità tibiale.

Molto spesso sono bambini che praticano sport ad alto impegno per l’apparato estensore del ginocchio come l'atletica leggera, il basket, il calcio.

Clinicamente si evidenzia dolore a carico dell’inserzione ossea tibiale del tendine rotuleo che si irradia al terzo inferiore del tendine e spesso si evidenza una prominenza ossea nella sede di inserzione tibiale del tendine rotuleo.

Il dolore viene accentuato dalla flesso-estensione del ginocchio contro resistenza.

 

Quali sono i sintomi?

Distinguiamo innanzitutto la patologia dell’adulto da quella del bambino in età di accrescimento osseo.

Nel caso di tendinopatia dell’adulto viene riferito un dolore in sede anteriore del ginocchio che spesso ha una insorgenza insidiosa e lenta e raramente vengono descritti traumi in questa sede.

Abitualmente il dolore viene riferito al polo inferiore della rotula ma qualche volta anche in sede sovrarotulea.

Qualche volta si associa anche una borsite pre-rotulea che comporta una tumefazione del ginocchio in sede extra articolare. Con il persistere della patologia si posso anche formare dei depositi calcifici intra tendinei che portano ad una riduzione progressiva della resistenza biomeccanica del tendine rotuleo.

Si assiste spesso, nel caso di prolungata sintomatologia, ad una ipotonotrofia dei muscoli della coscia.

In base alla durata dei sintomi si possono classificare 4 stadi della patologia:

- Stadio 1: dolore da sforzo senza impotenza funzionale.

- Stadio 2: dolore da sforzo ma spesso anche a riposo che però non compromette in modo importante l’attività sportiva.

- Stadio 3: dolore continuo anche a riposo che compromette la prestazione sportiva.

- Stadio 4: rottura del tendine. Se la patologia non viene trattata precocemente si instaura poi una ipotonia e ipotrofia dei muscoli della coscia.

La dignosi differenziale deve essere fatta con le seguenti patologie:

- Osteocondrite dissecante del ginocchio

- Patologie meniscali

Osgood-Schlatter

- Instabilità rotulea

- Sindrome dell’articolazione femoro-rotulea

- Traumi del quadricipite femorale

- Borsite della zampa d’oca.

 

Per quanto riguarda la malattia di Osgood–Schlatter la sintomatologia compare in modo molto graduale e il bambino riferisce il dolore localizzato nella tuberosità tibiale e/o al tendine rotuleo che compare dopo attività sportiva.

Un dolore improvviso sulla tuberosità tibiale senza sintomi precedenti dovrebbe comunque far pensare anche ad una possibile avulsione della tuberosità tibiale più che ad una malattia di Osgood-Schlatter.

In genere questo dolore si attenua con il riposo e tende a regredire con il processo di maturazione della cartilagine di accrescimento della tuberosità tibiale.

La storia naturale della patologia è autolimitantesi infatti in letteratura è descritto il 90% di scomparsa della sintomatologia con la terapia conservativa ad un anno dalla comparsa dei sintomi.

Qualche volta può persistere una prominenza eccessiva della tuberosità tibiale con spesso associata una borsite che può richiedere un trattamento chirurgico.

 

Come si fa la diagnosi?

La diagnosi è principalmente clinica e quindi una visita accurata da parte di uno specialista ortopedico in genere è sufficiente per fare una diagnosi corretta.

Spesso però è utile integrare la diagnosi con esami RADIOGRAFICI (specialmente nel caso in cui si sospetti il morbo di Osgood Schlatter), ECOGRAFICI E RISONANZA MAGNETICA al fine di valutare la gravità della patologia e quindi scegliere il trattamento più adeguato.

 

Terapia

Obiettivo della terapia e ridurre il dolore e ripristinare la normale funzione del ginocchio fino al recupero dell’attività sportiva precedentemente praticata.

Il trattamento della tendinopatia dell’adulto è il seguente:

  • Abbandono o riduzione di intensità dell’attività sportiva che ha provocato la sintomatologia. I tempi di astensione dall’attività sportiva sono poco prevedibili e comunque si consiglia fino alla scomparsa della sintomatologia.
  • La crioterapia è consigliabile nelle prime 24/48 ore.
  • La terapia antiinfiammatoria è raccomandata anche se non è chiarita in modo sufficiente quale sia l’effettiva azione dei farmaci localmente. Probabilmente l’effetto più importante è quello antidolorifico e quindi potrebbero essere usati positivamente anche antidolorifici.
  • L’uso di tutori può essere preso in considerazione per mantenere a riposo l’articolazione.
  • Esercizi di allungamento muscolare possono essere concessi quando la sintomatologia sia regredita in moto importante.
  • Terapia con ultrasuoni a bassa intensità normalmente vengono eseguiti anche se non esistono prove scientifiche della loro efficacia come campi elettromagnetici pulsati possono essere utilizzati sempre con valutazioni simili.
  • Infiltrazioni con Lidocaina/Corticosteroidi può essere presa in considerazione se la terapia conservativa non ha portato risultati. L’efficacia della terapia locale con corticosteroidi è comunque dibattuta. L’efficacia sembra essere a breve termine ma non a lungo termine. Inoltre non è consigliabile eseguire infiltrazioni ripetute e soprattutto evitare di infiltrare direttamente il tendine. Queste procedure aumentano notevolmente il rischio di rottura tendinea.

 

Per quanto riguarda il m. di Osgood Schlatter la terapia si fonda sul riposo articolare associato alla eventuale crioterapia locale. Possono essere usati farmaci antidolorifici ma si deve tener presente che la patologia è autolimitantesi e che in genere porta a risoluzione del quadro clinico in 1 anno, inoltre il rischio di rottura del tendine è pressoché nullo.

Praticamente mai in questa patologia si ricorre al trattamento chirurgico che come detto precedentemente qualche volta viene riservato soltanto agli esiti.

In caso di rottura del tendine nell’adulto, invece, la terapia è esclusivamente chirurgica e consiste nella riparazione della rottura spesso associata a cerchiaggi metallici che servono da rinforzo alla riparazione effettuata.

In questo caso i tempi di recupero sono molto lunghi dai 3 ai 6 mesi e prevedono fisiochinesiterapia assistita molto accurata. Il ritorno all’attività sportiva non avviene quasi mai prima dei 6 mesi.

 

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