A partire dagli anni ’90 la terapia elettroconvulsivante (TEC) è stata oggetto di numerosi studi che ne hanno confermato l’efficacia in diversi disturbi mentali come la depressione maggiore, il disturbo bipolare e la catatonia.

Cosa abbiamo imparato sulla terapia elettroconvulsivante (TEC) e la sua importanza nella pratica psichiatrica

In una recente revisione della letteratura, lo psichiatra belga Pascal Sienaert, parla delle nuove scoperte sulla terapia elettroconvulsivante e dell’importanza di questa terapia nella cura delle malattie mentali.

A partire dagli anni ’90 la TEC è stata oggetto di numerosi studi che ne hanno confermato l’efficacia in diversi disturbi mentali come la depressione maggiore e il disturbo bipolare.

Nonostante questo, l’efficacia della TEC non appare negli algoritmi delle linee guida se non come ultima risorsa.

In realtà vi sono delle caratteristiche cliniche come la presenza di sintomi psicotici, idee suicidarie e catatonia che dovrebbero far pensare alla TEC come prima risorsa rispetto a tutti gli altri trattamenti.

 

Per chi è indicata la terapia elettroconvulsivante

Nella maggior parte dei paesi la TEC è utilizzata per la cura della depressione. La superiorità della TEC rispetto agli antidepressivi è stata confermata da numerosi studi e meta-analisi con un tasso di guarigione più elevato rispetto agli antidepressivi.

Nella popolazione anziana (pazienti oltre i 65 anni) la terapia è ancora più rapida e efficace.

Sintomi melancolici, segni vegetativi, pensieri deliranti, ritardo e arresto o agitazione psicomotorie sono tutti fattori pronostici positivi di buona riuscita della cura con TEC.

Anche la depressione bipolare che non risponde alle terapie può rispondere alla TEC.

La risposta della mania, pura e mista, alla TEC riporta tassi di riuscita simili alla depressione.

La schizofrenia è ancora curata con questa tecnica nei paesi asiatici e dell’Est Europa, mentre nei paesi occidentali si utilizza meno. Nove studi tuttavia mostrano un rapido miglioramento della schizofrenia, seppur di breve durata, con la TEC.

La catatonia è la patologia che meglio risponde alla TEC con miglioramenti spettacolari. La catatonia deve essere presa in considerazione in ogni paziente con gravi alterazioni motorie, della coscienza e dell’umore. Questa condizione è frequente in pazienti con psicosi cronica, ritardo mentale, ma anche nei disturbi dell’umore.

La TEC non è indicata per i disturbi di personalità, tuttavia l’insorgenza di un episodio depressivo maggiore, depressione resistente, idee suicidarie in presenza di un disturbo di personalità, non escludono l’utilità della TEC.

 

In quali situazioni la terapia elettroconvulsivante può essere la terapia di prima scelta

Vi sono alcune condizioni cliniche gravi che mettono il paziente in pericolo di vita e per le quail la TEC può essere considerate come terapia di prima scelta con un elevato tasso di esito positivo:

- Ideazione suicidaria acuta

- Disturbo depressivo maggiore con sintomi psicotici

- Depressione resistente ai farmaci

- Condizioni con rapido deterioramento fisico

- Catatonia

- Precedente risposta positiva alla TEC

- Gravidanza

- Scelta del paziente

 

Effetti collaterali

Dalla sua introduzione nel 1938 la TEC ha avuto notevoli migliorie e attualmente la tecnica è sicura e quasi priva di effetti collaterali.

L’utilizzo della tecnica in anestesia generale e con farmaci rilassanti muscolari ha eliminato le gravi complicazioni che si avevano in origine come fratture o strappi muscolari.

L’utilizzo di impulsi di breve durata e l’ossigenazione continua hanno drasticamente ridotto anche il rischio di disturbi prolungati della memoria.

I disturbi della memoria restano l’effetto secondario più sgradevole a medio e breve termine. Dopo il trattamento si può presentare difficoltà a acquisire e ricordare nuove informazioni, ma quest’effetto si risolve in meno di un mese.

Amnesia retrograda, l’abilità cioè di richiamare alla memoria ricordi del passato, è stata riscontrata soprattutto con la tecnica bilaterale, ma misure della memoria mostrano che nell’arco di 6 mesi questi ricordi vengono recuperati.

Nausea e mal di testa sono i più comuni e immediate effete collaterali, ma possono essere prevenuti con trattamenti profilattici con i comuni analgesici e antiemetici.

Cosa fare dopo la TEC

Come in molte altre terapie psichiatriche, la sospensione delle cure comporta la ricaduta.

I tassi di ricaduta sono elevati, tra il 64 e l’84% e una terapia di mantenimento con farmacoterapia o farmaci più TEC o TEC di mantenimento, sono indicati per evitare le ricadute.

L’utilizzo della TEC come terapia di mantenimento è stata studiata, ma i follow-up non sono molto lunghi e non c’è consenso unanime tra gli studiosi. Tuttavia può essere utile in pazienti gravemente malati e refrattari ai farmaci.

Per questo motivo non esiste un numero massimo di TEC da fare e non ha senso definirlo a priori.

Le ricadute durante la terapia di mantenimento rispondono altreattanto bene alla stessa TEC.

 

Riferimenti

Sienaert P. What we have learned about electroconvulsive therapy and its relevance for the practising psychiatrist. Can J Psychiatry, 2011; 56 (1): 5-12.