Dinnanzi ai più svariati esempi di cultura sul coaching e altre dottrine veloci che hanno anche la presunzione di curare le debolezze delle persone, alcune riflessioni sui reali rischi e sulle serie alternative soprattutto al cospetto del disagio psicologico.

Dinnanzi ai più svariati esempi di programmazione e vendita di proposte formative di gruppo ed individuali, riguardo a tutte quelle nuove ed accattivanti pratiche filo americane, una su tutte il "famigerato coaching", spesso non ci si pone il dubbio che esista un rischio tangibile di cadere in un facile ed erroneo indottrinamento.

Tante persone infatti, inconsapevoli, cercano una cura al loro disagio individuale iscrivendosi a innumerevoli master o frequentando rapide e costose lezioni miracolose sulla motivazione personale.

In altre parole, sempre più spesso capita, nell'attività clinica privata e pubblica di incontrare persone che hanno riposto il loro problema nelle mani di sapienti istruttori, senza mai venirne a capo. Mi riferisco a tutte quelle dottrine veloci che hanno anche la presunzione di curare debolezze ormai patologiche.

 

Questo articolo si pone lo scopo di sollevare consone perplessità e costruttive riflessioni, sui reali rischi e sui concreti pericoli di una pseudo cura, abilmente disegnata, magistralmente cucita e venduta, dalla più modesta sartoria strategica.

 

"Il giusto momento per riuscire a fare qualsiasi cosa, sta nel giusto modo di pensare a quella determinata cosa pragmaticamente. Nessuna interferenza esterna imposta o forzata induzione, quale plagio o cattiva suggestione, condurrà ad un vero e puro compimento dell’obiettivo.”

 

Sfogliando i giornali o consultando i più aggiornati siti internet, sempre più frequentemente imbattiamo in innumerevoli tentativi da parte di nuove figure o personaggi che professano indispensabili insegnamenti su problem solving, coaching o Dio sa cos'altro. Con questo, non vorrei ora discutere sulle politiche di formazione di alcune aziende che operosamente istruiscono alla vendita giovani e aitanti manager o super seller, per il bene della produzione. Essi adottano semplicemente alcuni strumenti o tecniche per incrementare le possibilità di comunicazione e probabile vendita di un determinato prodotto.

 

Nulla è terapeutico. L’intento è quello di vendere di più e non la prospettiva di curare i loro utenti. Molti altri corsi e istruttori del caso, hanno invece l’obiettivo di vendere il corso stesso ad ogni costo e la presunzione di alleviare le sofferenze dei partecipanti inculcando il loro credo come cura assoluta di tutti i loro mali. Mi riferisco a tutti quelle lezioni e seminari dalle pseudo magiche argomentazioni motivazionali di super formatori, che a fior di quattrini si fanno ben desiderare e ascoltare, tanto da creare ed organizzare eventi scintillanti in mega pala-congressi e super conferenze instituite in lussuosissimi alberghi.

 

Inoltre, molto spesso, con tenacia e astuzia, costruiscono vere e proprie scuole di pensiero illuminato e accademie fatate delle risorse umane, creando e professando facili filosofie narcotizzanti e dottrine assolutamente ipnotizzanti.

Beh, innanzitutto complimenti... complimenti sinceri...non è facile inventarsi un lavoro... non è da tutti, in questo secolo di crisi permanente e collettiva, affilare gli artigli dell'intelletto e dell'ingegno per colpire un mercato così fragile come quello della salute mentale.Complimenti davvero per la creatività...

 

Per esempio, tutti sanno che, se ci duole il fianco destro e occorre necessariamente effettuare un’appendicectomia, non serve a nulla assumere un antinfiammatorio o un analgesico. La breve e temporanea illusione di assenza del dolore, non risolve affatto, il nostro problema. La zona infiammata deve essere asportata.

Spesso azioni strategiche di apprendimento, quali coaching, mentoring o altre forme sedative di formazione mentale, agiscono come quell'analgesico: anestetizzano il dolore provvisoriamente e allontanano le possibilità di una reale guarigione. L’appendice prima o dopo torna a far male o si acutizza rischiando una peritonite.

 

Al di là di ogni metafora, pensiero razionale o irrazionale che sia, lontano dal pregiudizio, oltre ogni volontà o resistenza, esiste un istante, una frazione di secondo, in cui tutti noi pensiamo il giusto. Ognuno di noi percepisce quel momento e gode di quel breve e immane fulmineo stato di etereo benessere. E' la più breve esperienza "endorfinica" vicina alla felicità che concretizza una sorta di onniscienza mentale e fisica. In poche parole è quando sentiamo giusta e unica una determinata cosa, azione o idea.

 

E' il tempo del mondo che scalza a pennello con il nostro.

 

E' l'emozione intelligente che si connette all'esperienza. A chi accade anche abbastanza spesso... a chi non accade quasi mai. Alcuni sono bravi a riconoscere quel momento... altri vengono paralizzati dalla netta sensazione di poter fare sul serio. Altri sono convinti di poterlo fare sempre. Altri ci provano e sbagliano e altri ancora pensano che sarebbe bello provarci, così passano il resto della vita di aspettando in compagnia di quella loro straordinaria incertezza.

 

L'agire di ogni persona è poi guidato da infinite e soggettive linee guida uniche ed irripetibili. Quindi nessun altro potrà individuare in te il momento giusto per fare una cosa.

Tu sei la persona giusta per fare bene e sentire come opportuno e tuo un determinato momento nel tempo.

Accade però, che nella violenta velocità di tutti i giorni, miriadi di pensieri, orde di impegni ed eventi pregnanti vadano ad offuscare un corretto e sincronico percepire. Occhi, orecchio e cuore sono tanto distratti dal rumore della vita, da non concedere la giusta attenzione dovuta. Neanche il cervello è in grado di immagazzinare e fare suo quell'attimo.

 

Tutto è ancora una volta lasciato nelle sorti del caso...nelle trame del dannato destino... ma pensate...da soli e solo per un attimo... come sarebbe bello saper di potere catturare quel momento e farlo davvero nostro.

Se poi, tutto questo non si potesse raggiungere, e l’obiettivo, per qualche presunto problema di natura psicologica, non andrebbe nemmeno ipotizzato o pensato, invito coloro che affrontano la nebbia più fitta di un disagio individuale insormontabile, a rivolgersi a professionisti o specialisti del settore, ricorrendo ad una consona terapia psicologica e non a rapidi e analgesici corsi per super uomini.

Tutto ciò è stato scritto in assoluto rispetto per qualsiasi forma di espressione mentale o arte intellettuale. Con la speranza che questa riflessione, possa servire da monito e avvertimento, per chi si trovasse a camminare nell’arido ed angusto giardino del disagio personale.

 

 

 

"Ci sono solo due giorni nell'anno in cui nulla può essere fatto. Uno si chiama ieri e l'altro si chiama domani. Pertanto oggi è il giorno sicuro per amare, credere, fare e principalmente vivere: non parliamo di karma, ma semplicemente di responsabilità verso il mondo intero. Ciascuno di noi deve imparare a lavorare non solo per sé, per la sua famiglia o la sua nazione, ma a favore di tutta l'umanità."

 

(Dalai Lama)