Non è vero che il pedofilo è un mostro orribile, dall’aspetto spaventoso, né soprattutto facilmente riconoscibile. Neppure è una persona che frequenta ambienti perversi.
Il pedofilo infatti è solitamente una persona adulta, più spesso di sesso maschile, che si avvicina al bambino, scegliendolo accuratamente.

Il pedofilo spesso si nasconde e vive in prossimità delle sue vittime e quasi sempre se ne assicura l’amicizia e la fiducia attraverso un sottile, quanto strategico e pianificato gioco di conquista che ha nel ricatto psicologico e affettivo, ma anche nei regali e nella seduzione, le sue armi vincenti. Appare molto gentile; molto spesso ha una sua famiglia e una vita sessuale “normale” parallela.

Quasi tutti i pedofili negano le proprie azioni, oppure le minimizzano. “In fondo al bambino non è successo niente”, oppure “E’ stato il bambino a provocarmi, è colpa sua”.
Altre volte il pedofilo è davvero convinto che il proprio interesse sessuale per il bambino sia una dimostrazione di affetto e di amore che un adulto possa esprimere verso un bimbo.

In realtà le cose non stanno proprio così, perché sappiamo l’abuso determina reali conseguenze per il bambino, sebbene ogni storia di abuso sia a sé e ogni bambino presenti caratteristiche individuali per cui sono estremamente variabili le conseguenze che l’abuso lascia nella vita delle giovani vittime.

Però l’autoconvincimento del pedofilo spesso lo porta a ripetere l’abuso, in quanto non comprende la reale natura di ciò che sta commettendo.

Pertanto è impossibile riconoscere un pedofilo per come si presenta, mentre è decisamente più semplice aiutare i bambini ed insegnar loro a riconoscere e ad allontanarsi da situazioni rischiose.

Infatti le strategie che il pedofilo utilizza per avvicinarsi ad un bambino sono sempre le stesse. Gli abusanti seducono le vittime e le fanno cadere nella propria rete.

 

I trucchi più utilizzati dall’abusante sono:

“Ti faccio un regalo”. Al bambino viene offerto un regalo che desidera molto: un giocattolo, un gelato, soldi, altro. Oppure può sottrarre al bimbo un oggetto cui tiene molto, promettendogli di riportarlo solo a condizione di assecondare le proprie richieste di natura sessuale o di non rivelare a nessuno il segreto, se l’abuso è già avvenuto.

“Sei un bambino veramente cattivo”. Il pedofilo accusa il bimbo di aver fatto qualcosa di molto grave e di sbagliato e promette di non dirlo ai suoi genitori solo a patto di essere accondiscendente con le richieste dell’adulto.

“Aprimi la porta che ti devo dare una cosa”. Se il pedofilo sa che il bambino è a casa da solo, cerca di farsi aprire la porta con diversi pretesti.

“Nessuno ti crederà”. Il pedofilo mette in trappola il bambino dicendogli che, qualora volesse parlarne con qualcuno e rivelare il segreto, nessuno gli crederà e, peggio ancora, i genitori si arrabbieranno moltissimo.

“Ti voglio fare delle foto”. Sempre più spesso il bambino o ragazzino viene invitato a posare per delle foto o per le riprese di un video. E’ possibile promettere al minore di farli diventare famosi, di farli partecipare a trasmissioni televisive. Oggi questa è una modalità con cui sempre più spesso avvengono gli abusi sugli adolescenti.

- “Mi puoi aiutare, per favore? Chiedere aiuto ad un bambino fa sì che il bambino, già propenso per sua natura ad aiutare anche chi non conosce, possa sentirsi importante e di valore.

“Perché non vieni a casa mia a giocare con me?” La richiesta in sé appare sospetta, per diverse ragioni: un bimbo dovrebbe giocare con i suoi pari e, così formulata, nasconde spesso l’idea di coinvolgere il bimbo in attività sessuali.

 

Che cosa accade nella mente del pedofilo?

Come già spiegato in precedenza, il pedofilo è convinto che il proprio interesse sessuale verso il bambino sia amore. Soprattutto, in termini metacognitivi (cioè la capacità acquisita di lettura dello stato mentale altrui, in questo caso il minore), il pedofilo non sa leggere nè comprende il disorientamento, la paralisi della paura e i sentimenti ambivalenti che può provare il bambino.

 

L’abusante non sente le emozioni delle proprie vittime.

"Russel George, pedofilo imprigionato, ha riferito in sede processuale come l’incapacità degli adulti di rapportarsi con il suo comportamento di abusante costituisse per lui la migliore opportunità per andare avanti ad abusare dei bambini presenti all’interno della sua famiglia allargata. Una volta, durante una festa di famiglia natalizia, egli condusse la nipotina di 6 anni in una stanza da letto, le abbassò le mutande e cominciò a toccarla. Il padre della bambina li sorprese proprio sul fatto e senza dire una parola prese la sua bambina in braccio e dopo aver chiamato la moglie, lasciò la festa senza dire una parola. Tutti i presenti si stupirono di quel comportamento, ma nessuno disse una parola. George assicurò la propria moglie che quel papà si era fatto un’idea strana assolutamente non corrispondente al vero. Poiché nessuno, però, lo ha mai confrontato, egli ha continuato a molestare le bambine della propria famiglia ogni volta che c’era una riunione famigliare. George comprese molto presto che non era facile per le persone provare a sporgere accuse, per paura soprattutto di esporre alla vergogna sociale e allo stigma la giovane vittima."

Tony Parker (1969), The hidden world of sex offenders, Bobbs Merrill, New York

 

Infine, vorrei suggerire al lettore, sullo stesso tema, la visione del film “The woodsman”, in cui il protagonista, interpretato da Kevin Bacon, alla fine riprende la consapevolezza delle proprie emozioni e del vissuto delle sue vittime. È un film unico nel suo genere e costruito molto bene da un punto di vista psicologico in quanto lo spettatore per la prima volta riesce a mettersi nei panni e dalla parte dell’abusante.

 

Bibliografia:

  • Finkhelor D., Child Sexual Abuse in Maxcy-Roseneau-Last Public Health&Preventive Medicine, 13^ edizione, Prentice-Hall International Inc., Usa 1992.
  • G. Ryan, "Childhood Sexuality: A decade of Study. Part I: Research and Curriculum Development", Child Abuse and Neglect, 24-33-48, 2000
  • Pellai, A. “Un’ombra sul cuore. L'abuso sessuale: un'epidemia silenziosa”, 2004, Franco Angeli
  • Pellai, A. Un bambino è come un re”, 2001, Franco Angeli