Per rendere l’esperienza emotiva più eterogenea è possibile aiutare l’anziano facendogli svolgere determinati esercizi che lo attivino su aspetti emozionali specifici attraverso differenti modalità espressive

Il vissuto emozionale dell’anziano

anzianiNel vissuto di un uomo o di una donna che contano numerose primavere ci sono tante situazioni che, nel tempo, hanno suscitato differenti stati emotivi. Tutte le esperienze vissute, gioie, lutti, paure per citarne solo alcune, influenzano il carattere dell’individuo.

In effetti, il passare degli anni porta con sé tante circostanze diverse, ognuna legata ad un vissuto emozionale, che segnano in modo positivo o disagevole determinati momenti e ricordi. Questo bagaglio esperienziale rende più forte l’anziano che ora sa meglio come comportarsi in determinate situazioni e conosce bene le sue reazioni emotive alle diverse esperienze.

Per questo motivo, quando la persona arriva all’età della senescenza, al contrario di quanto si possa pensare, tende a contattare e a coordinare le emozioni in modo più spontaneo e diretto rispetto al giovane adulto perché riesce a gestire meglio gli stati emozionali e ad averne la giusta consapevolezza.

In alcuni casi, però, l’invecchiamento produce una certa rigidità caratteriale che influisce sulla capacità di provare empatia. Spesso, per difendersi, l’anziano assume atteggiamenti di distacco dagli eventi che lo coinvolgono troppo e/o in modo negativo e questo tipo di condotta può portare l’individuo anziano a isolarsi socialmente, sentendosi spesso incompreso e in disaccordo con gli altri. In queste persone, le emozioni tendono ad essere vissute in modo meno profondo e meno variegato per la difficoltà a stare su quelle tonalità emotive che risultano per loro ingestibili.

Può anche succedere che, con gli anni, l’anziano tenda a concentrarsi sempre più sui suoi bisogni assumendo un comportamento egocentrico (Psicologia dell’invecchiamento, Carocci Ed.).
Ciò lo rende meno comprensivo verso i vissuti psicologici delle persone che gli stanno intorno e ipersensibile verso le proprie necessità. Il suo interesse emotivo è focalizzato soprattutto su poche persone, quelle più vicine e, sovente, tale interesse è spesso associato alla paura di rimanere solo e/o di peggiorare la propria situazione personale (benessere psichico, fisico e condizione economica).

Per le situazioni che lo coinvolgono in prima persona l’anziano tende invece a vivere in modo amplificato il suo vissuto psicologico  con l’eventualità di soffermarsi soprattutto su un piano emotivo dominante dato dall’ansia, dalla tristezza o dalla irrequietezza, per fare alcuni esempi.

In altri casi, la presenza di una patologia come la demenza o la depressione, può alterare il normale vissuto emotivo sia nei propri confronti che verso gli altri. Anche in assenza di una malattia importante, la molteplicità dei diversi “acciacchi”, con le loro rispettive limitazioni sulla qualità della vita quotidiana, può comportare una modificazione importante del tono dell’umore e della spontaneità emotiva.

 

La stimolazione emozionale nell’anziano

Per migliorare l’esperienza emotiva portandola ad un livello più eterogeneo è possibile aiutare l’anziano stimolandolo in modo mirato, facendogli svolgere determinati esercizi (Una mente attiva, Ed. Erickson) che lo attivino su aspetti emozionali specifici attraverso differenti modalità espressive.

Il lavoro mirato sulle emozioni servirà a

  • Stimolare il contatto emotivo e la percezione di stati emotivi diversi nello stesso tempo.
  • Potenziare il ricordo e la conoscenza delle diverse emozioni.
  • Rinforzare la memoria e la produzione linguistica, importanti per l’espressione verbale delle emozioni provate.
  • Sollecitare la condivisione e il benessere.

 

Un esempio di esercizio che stimola il contatto e la consapevolezza emotiva è quello in cui si chiede all’anziano di colorare il nome di alcune emozioni e poi di spiegare a voce, o scrivendolo, il motivo di quell’abbinamento. Per esempio, spiegherà che ha colorato di rosso la parola imbarazzo perché quando ci si imbarazza si diventa rossi in viso.

Si potrà approfondire l’esercizio chiedendo di mettere in relazione un ricordo con ogni emozione colorata, bastano anche solo poche parole, l’importante è che l’anziano comprenda di che emozione si tratti e che la colleghi ad un determinato contesto. Per esempio, la felicità abbinata all’incontro col nipote; la paura collegata al momento del temporale, ecc.

Questa attività è tanto semplice quanto importante perché aiuta la persona anziana a collegare i colori alle emozioni e le emozioni ai significati personali. Inoltre, si amplia il ventaglio di ricordi emozionali rispetto a quello che solitamente esprime.

Di fatto, le persone in terza età tendono a rievocare quasi sempre gli stessi vissuti che a loro volta sono connessi ad un ristretto gruppo di emozioni. Sovente l’anziano esprime emozioni primarie di dolore, di gioia, di paura, di rabbia mediante il collegamento a determinate esperienze avute in passato; difficilmente egli parlerà degli eventi verbalizzando emozioni più complesse come quelle di imbarazzo, speranza, rassegnazione, offesa, delusione e se lo farà sarà in modo minore o senza neanche contattare appieno quella emozione tanto è preponderante l’altra.

Quanto appena espresso aiuta a comprendere che facilitare il contatto emotivo eterogeneo nell’anziano è parte integrante del lavoro di stimolazione delle abilità cognitive residue.

Nel lavoro di riabilitazione cognitiva (cioè di potenziamento delle abilità mentali come la memoria, il ragionamento, l’attenzione, il linguaggio)  si sollecitano sia direttamente che indirettamente diverse emozioni nell’anziano.

Si possono distinguere perciò due tipi di stimolazioni emozionali:

  • Stimolazione emotiva diretta: quando l’attività è focalizzata principalmente sul lavoro emotivo; un esempio è l’esercizio descritto precedentemente sul contatto e la consapevolezza emotiva.

  • Stimolazione emotiva indiretta: quando l’attività è centrata maggiormente su determinate abilità mentali e l’espressione emotiva ne è una reazione indiretta che sarà cura dell’operatore far riconoscere e verbalizzare alla persona anziana. Per esempio rimandandogli nel modo più opportuno la sua: contentezza nell’aver trovato subito le parole nell’esercizio di ragionamento; irritazione nel non capire immediatamente gli abbinamenti delle immagini nell’esercizio visuo-spaziale;  sorpresa quando si accorge di ricordare più di quanto pensava negli esercizi di memoria. Se l’anziano lavora assieme ad altre persone proverà anche emozioni sociali, associate alla presenza dell’altro, e avrà modo di condividere quelle personali.

Le emozioni colorano la vita e contattarle arricchisce la persona, attraverso un lavoro mirato si darà modo alla persona in terza età, a cui si sta alterando la consapevolezza emotiva, di sperimentare intensità diverse, di dare un nome a ciò che sta provando e di ampliare il proprio interesse verso gli altri.

 

Bibliografia

  • Cesa-Bianchi M. Psicologia dell’invecchiamento. Caratteristiche e problemi. Carocci editore 1987
  • Pedrinelli Carrara L.  Attività di animazione con gli anziani. Stimolare la abilità cognitive e socio-relazionali nella terza età. Ed. Erickson 2013
  • Pedrinelli Carrara L. Una mente attiva. Percorsi di stimolazione cognitiva nella terza età. Ed. Erickson 2015