Sconfiggere Ansia e Depressione non è una questione di “buona volontà”

Flavia MassaroChi soffre di sintomi ansiosi e/o depressivi deve evitare di pensare che la "buona volontà" risolverà tutto: la soluzione migliore è chiedere aiuto ad un professionista competente in materia
Articolo a cura di .  Pubblicato il 04/04/2011, cliccato 25877 volte.
 

Perchè è dannoso contare (solo) sulla "buona volontà"?

Quando una persona sviluppa sintomi ansiosi e/o depressivi può essere portata a pensare che il problema possa essere risolto “impegnandosi”, con la “buona volontà", come se non si trattasse di sintomi e disturbi veri e propri, ma solo di un generico malessere tranquillamente superabile solo sforzandosi di farlo.

Questo punto di vista comporta il rischio che il problema si aggravi, dal momento che lasciar passare del tempo prima di consultare uno specialista può condurre all’aggravamento del disturbo (cronicizzazione), non di rado accompagnato da tentativi di "autoterapia" mediante il ricorso autonomo a farmaci, a sostanze o a comportamenti francamente controproducenti motivati dal desiderio di non fronteggiare le situazioni che acuiscono il problema.

Ne è un esempio tipico la condotta di evitamento dell’ansioso, che inizia a restare lontano dai luoghi nei quali ha provato ansia e gradualmente esclude dalla propria quotidianità un numero sempre maggiore di luoghi e situazioni ansiogene, conducendo una vita sempre più ritirata, limitata e impoverita.

Contare solo sulla "buona volontà" non è quindi solo insufficiente, ma anche controproducente: i sintomi e disturbi psicologici meritano attenzione, approfondimento e trattamento adeguato se non si vuole che influenzino negativamente la qualità di vita di chi ne soffre.

 

Quali persone fanno troppo affidamento sugli "sforzi di volontà"?

Fra coloro che tendono a pensare che ansia e depressione si sconfiggano con la “buona volontà” si possono distinguere:

- le persone che vivono in famiglie che non comprendono il loro disagio e che tendono a colpevolizzarli, dicendo chiaramente o sottintendendo che la causa del problema sono loro stessi perchè mancano di "buona volontà" e dovrebbero solo impegnarsi un po’ di più per risolvere tutto;

- le persone che, pur nella consapevolezza della necessità di affidarsi ad uno psicologo, desiderano fortemente guarire senza un concreto aiuto specialistico. Queste persone tentano di ricondurre la soluzione alla propria "buona volontà", spinte da motivi di diversa natura come orgoglio, pregiudizio, vergogna.

 

Il pensiero che la “buona volontà” risolva tutto cela quindi situazioni molto diverse, tutte però orientate in maniera disfunzionale alla soluzione di un disagio che necessita di un intervento professionale.

 

La "buona volontà" del paziente ha un ruolo?

L’idea che il paziente debba fare uno “sforzo di volontà” non è in sé negativa, perché è sicuramente necessaria la sua collaborazione e non può aspettarsi che lo psicologo risolva magicamente i suoi problemi senza essere parte attiva del percorso di consulenza, sostegno o psicoterapia.

Occorre inoltre “buona volontà” per decidere di contattare uno psicologo per chiedergli aiuto, non è una scelta facile e a volte è osteggiata dall’ambiente circostanze o dalla persone che ne avrebbe bisogno.

E’ però importante che chi vive un disagio di natura ansiosa e/o depressiva non pensi che sia solo una questione di volontà: questa idea lo porterebbe implicitamente a ritenere che tutto dipenda da lui, e che quindi la “colpa” del problema sia sua, mentre in realtà nessuno si procura volontariamente disturbi o difficoltà psicologiche che sono presenti trasversalmente nella popolazione.

 

Cosa fare in presenza di sintomi ansiosi e depressivi?

L’atteggiamento più utile e costruttivo è quello di chi reagisce alla comparsa di sintomi ansiosi e depressivi senza attendere troppo prima di contattare un esperto, per non rischiare che il malessere si cronicizzi e peggiori.

Se i sintomi non passano da sè in breve tempo (nell'arco di alcuni giorni o settimane) è opportuno contattare uno psicologo per chiedere una valutazione diagnostica della situazione e discutere con lui di quali tipologie d’intervento possono essere utili per risolvere il problema.

 

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