Uno studio di coorte appena pubblicato da autori svedesi su Cancer Epidemiology ha studiato la relazione tra assunzione a lungo termine di inibitori di pompa protonica e comparsa di cancro esofageo.

Sono stati considerati 796492 pazienti in terapia dal 2005 al 2014 per diverse patologie confrontati con un uguale numero di soggetti con caratteristiche sovrapponibili non in terapia per lo stesso intervallo di tempo.

Il rapporto di incidenza standardizzato complessivo di adenocarcinoma esofageo è risutato essere del 3.93% e quello del carcinoma squamoso del 2.77 nei pazienti in terapia con l' inibitore di pompa rispetto al gruppo di controllo.

Un'analisi comparativa è stata fatta su 20177 pazienti in terapia con H2 antagonisti (cimetidina e derivati) e non ha dimostrato la stessa associazione positiva con il cancro, suggerendo quindi una specificita' dell' associazione con uno specifico gruppo di farmaci rispetto alla semplice presenza di patologie che potrebbero essere positivamente associate alla neoplasia indipendentemente dal farmaco assunto.

Gli autori sottolineano che il dato è unico e la significativita' andra' confermata da ulteriori studi, tuttavia confermano l' indicazione, condivisa da numerosi commentatori,ad utilizzare il farmaco in modo appropriato secondo le linee guida scoraggiandone un abuso al di fuori delle indicazioni corrette: in Svezia ad esempio ben in 10.7% della popolazione adulta risulta attualmente essere in terapia a lungo termine con gli inibitori di pompa.

 

https://doi.org/10.1016/j.canep.2018.02.004