Sharlene Newman ed altri Ricercatori del Bloomington College of Arts and Sciences’ Department of Psychological and Brain Sciences dell’Università dell’Indiana (USA) hanno di recente pubblicato sul Journal of Alcohol and Alcoholism i risultati della loro indagine sulle modifiche biochimiche che si verificano nel cervello quando si avverte il desiderio di assumere alcool.

Per la comprensione di questo articolo, è necessaria una breve premessa sulla fisiologia della trasmissione di un impulso fra i neuroni. Nella giunzione fra due neuroni o sinapsi avviene il rilascio di neurotrasmettitori, che possono essere di tipo eccitatorio o inibitorio. Il più importante neurotrasmettitore eccitatorio del cervello è rappresentato dal glutammato, che è un vero cavallo da tiro in quanto esplica oltre il 50% di tutte le attività sinaptiche. Oltre ad essere coinvolto in funzioni cognitive, quali l’apprendimento e la memoria, il glutammato è il principale neurotrasmettitore del circuito emozionale di motivazione-ricompensa che esplica un ruolo fondamentale nel meccanismo di dipendenza.

Questo studio ha ricalcato un precedente lavoro di Georg Rebec, Professore Emerito del medesimo Dipartimento, il quale aveva trovato variazioni nel livello di glutammato nel cervello dei ratti, resi in precedenza dipendenti dalla cocaina, non appena erano esposti alla vista ed al rumore della sostanza senza che questa venisse loro somministrata. Rebec ha definito “vista e rumore” come segnali (cues) in grado di promuovere il desiderio per la sostanza verso cui si era creata la dipendenza.

Sulla scorta di questa acquisizione, la Newman ha misurato mediante la Risonanza Magnetica Spettroscopica la concentrazione di glutammato nel cervello di 35 soggetti, di cui 17 etilisti abituali e 18 senza alcuna dipendenza dall’alcool, cui veniva dapprima mostrato un segnale (cue) associato al bere, come una foto di alcool in un bicchiere, e successivamente una foto di significato neutro. Nei soggetti etilisti il cue specifico era associato ad una diminuzione del livello del glutammato, mentre nei soggetti “non bevitori” il livello restava inalterato.

Per valutare il reale significato sociale di questa ricerca, occorre tener presente che il 90% dei tentativi di svezzamento dalla dipendenza dall’alcool falliscono e che la recidiva è in primo luogo scatenata dalla vista, dai rumori e dalle situazioni (cues) associati alla precedente esperienza del bere.

Considerando che la dipendenza da alcool negli Stati Uniti si verifica nel 30% della popolazione (nel nostro Paese, secondo i dati ISTAT di Aprile 2017, in circa il 21% e principalmente fra i giovanissimi al di sotto dei 24 anni), è auspicabile che il risultato di questo studio, che proietta una luce nuova sul ruolo del glutammato, possa costituire un possibile target di future strategie terapeutiche contro gli eccessi del bere.