E’ quanto emerge da una recente ricerca pubblicata sul The Journal of Pediatrics, nel quale gli Autori concludono che “there is no association between receiving “too many vaccines too soon” and autism”, ovvero che non esiste nessuna correlazione tra il rischio di sviluppare un Disturbo dello Spettro Autistico e la somministrazione di molti vaccini in bimbi molto piccoli.

A dire il vero, precedenti ricerche avevano già sottolineato l’assenza di una correlazione tra autismo e vaccini, ma nonostante ciò oltre un terzo dei genitori manifesta intense preoccupazioni al riguardo, e un genitore su 10 negli USA (non conosco il dato italiano) tende ad evitare oppure ritardare la somministrazione di vaccini ai propri figli. La principale preoccupazione di questi genitori (a mio avviso della maggior parte dei genitori, anche di quelli che non la manifestano apertamente) è legata al numero di vaccini somministrati in una singola sessione al proprio bimbo nei primi due anni di vita.

I ricercatori, guidati dal Dottor Frank De Stefano, hanno analizzato i dati raccolti su un campione di 256 bambini con diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico (DSA) e 752 bambini senza diagnosi di DSA, tutti nati tra il 1994 ed il 1999. In questa ricerca sono stati valutati:

1)      Il numero totale di antigeni che i bambini hanno ricevuto attraverso le vaccinazioni nei primi due anni di vita

2)      Il numero massimo di antigeni che ogni bambino ha ricevuto nella singola vaccinazione

I risultati mostrano che il numero totale di antigeni ricevuti è uguale nei due gruppi di bambini (con o senza diagnosi di DSA). I ricercatori concludono che “in base alle attuali conoscenze neurobiologiche sui Disturbi dello Spettro Autistico, il presente studio conferma che non è possibile stabilire una correlazione tra DSA e stimolazione immunologica da vaccino nei primi due anni di vita del bambino”.

Come Psicologo, ritengo che questa sia davvero una buona notizia:  ragionare su dati evidence-based è sempre la strada migliore per arginare le normali ansie quotidiane che proviamo rispetto alla salute nostra e delle persone a cui vogliamo bene.

Come genitore mi pongo invece alcune domande: perché una notizia del genere datata 29 marzo 2013 non filtra in modo chiaro attraverso i nostri media?

Ricordo la volta che abbiamo portato nostra figlia a fare la prima vaccinazione: siamo entrati all’ASL col sorriso dei neo-genitori che affrontano una nuova avventura relativa al percorso di crescita della loro bimba (un po’ come il primo dentino, la prima parola, e perché no, il primo vaccino). La pediatra ci aveva rassicurato: “fate tutte le vaccinazioni, mi raccomando”, per cui eravamo tranquilli.

Una volta entrati, il Medico dell’ASL ci ha fulminati: “Siete sicuri di fare tutte queste vaccinazioni? Vi siete informati bene sui rischi?”.

Da quel giorno, ogni volta che dobbiamo fare una vaccinazione confesso che in me prevale l’ansia del genitore e non la consapevolezza evidence-based del Professionista.

 

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