Alcune persone hanno il dubbio di aver subito abusi nell’infanzia, ma non sono in grado di affermarlo con certezza: spesso realtà e fantasia si confondono nel tentativo di ricostruire un ipotetico abuso e non è possibile basarsi solo sulla memoria dei fatti per accertare la verità. Già Freud parlava delle fantasie di seduzione da pate di un adulto come di pensieri di origine inconscia che non trovano riscontro nella realtà e che possono generare false memorie traumatiche.

Come verificare se una persona ha subito o non ha subito un abuso nella propria infanzia? 
Finora questo non era considerato possibile a causa dell’inattendibilità della memoria e della possibile percezione di fantasie d’abuso come di una realtà oggettiva.
Le ultime scoperte in materia tuttavia aprono alla possibilità di stabilire la reale esperienza vissuta studiando il cervello del potenziale abusato: recenti studi effettuati mediante la risonanza magnetica (RMN) dimostrano che il cervello dei bambini abusati si sviluppa in maniera differente rispetto ai bambini non abusati e che quindi nell’adulto abusato da bambino sono riscontrabili differenze nell’architettura cerebrale rispetto agli adulti che non hanno subito abusi quando erano piccoli.
Queste differenze nell’architettura cerebrale non permetterebbero solo di individuare chi ha subito abusi e chi no, ma perfino di risalire alla tipologia di abuso subito in base a quale area corticale è interessata dall’assottigliamento.

I risultati sono pubblicati nell’ultimo numero dell’American Journal of Psychiatry e su PlosONE: nel primo studio sperimentale, condotto per indagare il substrato organico delle ormai assodate conseguenze psicopatologiche degli abusi subiti nell’infanzia (depressione, suicidio, anoressia, obesità, …), è stata dimostrata la presenza di effetti a lungo termine dell’abuso infantile, verificabili e misurabili nella corteccia cerebrale dell’adulto. Nel secondo studio sono state verificate le conseguenze sulla corteccia visiva della violenza domestica assistita.
Esaminando il cervello rispettivamente di 51 donne esposte da bambine a diverse forme di abuso e di 52 giovani adulti i ricercatori hanno riscontrato una corrispondenza fra il tipo di abuso subito e l’assottigliamento della corteccia cerebrale in aree specifiche, deputate alla percezione e al recepimento degli stimoli caratteristici di quella tipologia di abuso:

  • la corteccia somatosensoriale (porzione della corteccia cerebrale alla quale pervengono gli stimoli tattili) è più sottile nel punto in cui sono rappresentati i genitali nelle donne vittime di abuso sessuale
  • la corteccia visiva è più sottile in chi ha assistito alla violenza perpetrata nell’ambiente in cui è cresciuto (es.: un genitore che maltrattava l’altro)
  • specifici punti della corteccia legati all’auto-valutazione, all’auto-consapevolezza e alla regolazione delle emozioni sono assottigliati in chi ha subito violenza psicologica (svalutazione, abbandono, adultizzazione precoce, ...).

Perché la corteccia cerebrale si assottiglia?
L’ipotesi è che l'incompleto sviluppo delle regioni deputate alla percezione di una certa forma di violenza rappresenti un meccanismo di difesa con il quale il bambino fronteggia stimoli dannosi e inappropriati, limitando la propria capacità di recepirli. Nel corso della crescita questo mancato sviluppo della corteccia cerebrale contribuirebbe alla genesi dei disturbi mentali che si osservano nelle vittime di violenza sessuale o psicologica.

Secondo uno dei ricercatori: “I nostri dati indicano una precisa associazione tra plasticità neurale esperienza-dipendente e successivi problemi di salute mentale. (…) L’intensità dell’effetto dell’abuso e la specifica correlazione fra zona cerebrale e singolo tipo di abuso corrispondente sono notevoli”.

Fonti:

Heim et al. (2013): “Decreased Cortical Representation of Genital Somatosensory Field After Childhood Sexual Abuse”, American Journal of Psychiatry

Tomoda et al. (2012): “Reduced Visual Cortex Gray Matter Volume and Thickness in Young Adults Who Witnessed Domestic Violence during Childhood”, Plos ONE [leggi]

Wilbrecht et al. (2010): “Structural Plasticity Underlies Experience-Dependent Functional Plasticity of Cortical Circuits”, The Journal of Neuroscience [leggi]

Hofer et al. (2008): "Experience leaves a lasting structural race in cortical circuits", Nature