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Potrebbe essere definita come una tra le ‘nuove dipendenze’, figlia del progresso e della continua innovazione tecnologica.

E’ la Mobile Addiction e si configura come una necessità costante nel tempo di mantenersi ‘connessi’ attraverso il proprio telefono cellulare o smartphone.  

Da un punto di vista psicologico si tratta di una condizione che  può manifestarsi con due tipologie di comportamenti: il controllo visivo, in maniera continuata ed eccessiva, del proprio cellulare, in termini di messaggi ricevuti, chiamate perse, notifiche, o semplicemente la qualità del segnale o la carica della batteria; inoltre, uno stato di ansia e di preoccupazione nel momento in cui, per varie ragioni, non si possa essere raggiungibili tramite il proprio apparecchio portatile.

Il telefono cellulare, essendo un mezzo volto a ‘tenere’ in comunicazione soggetti solitamente distanti, ha, infatti, determinato un forte cambiamento nelle abitudini relazionali degli individui, a cominciare dal fatto che da una condizione di “assenza/presenza” si passa ad uno stato di “continua reperibilità”.

Vivere un momento di ‘assenza’, per quanto possa sembrare uno stato di mancanza o di rinuncia (“non sono presente, quindi mi perdo qualcosa o la vicinanza di qualcuno”), in realtà rappresenta, per la nostra mente, una condizione di profonda riflessione e di “ricarica”. Essere “assente”, cioè, ci permette di raccogliere le nostre sensazioni, emozioni, sentimenti, al fine di valutarli correttamente ed immaginare le nostre azioni conseguenti.

Lo stato di “assenza” è un momento di “recupero energetico”, di “costruzione del benessere”, spesso necessario in periodi di forte stress lavorativo o relazionale. Il telefono cellulare, e ancora più lo smartphone, operando con una tempistica immediata in uno spazio ‘senza confini’, erode progressivamente questo spazio di ‘assenza’, non permettendo ai nostri pensieri di recuperare la propria forza.

Nei casi più gravi, la Mobile Addiction assume davvero le forme di un “sistema di fuga”, dove la ricerca incessante di connettività diventa un comportamento disfunzionale che “copre” la paura di confrontarsi con un momento di solitudine e di riflessione su di sé. In questo caso, il telefono cellulare rischia di diventare un oggetto che media, o al peggio sostituisce, le relazioni reali, creando un distacco profondo tra il nostro sé e le emozioni “vere” della vita.  

Una recente ricerca, denominata  "Net Children Go Mobile: Risks and opportunities", realizzata in sette paesi europei, ha, in particolare, analizzato la ‘relazione affettiva’ tra i giovani e lo smartphone, evidenziando che l'86% dei ragazzi italiani, connettendosi, si sentirebbe affettivamente “più vicino” agli amici ed alla famiglia. Essendo lo smartphone il mezzo attraverso il quale tale contatto si realizza, è facile che si possa sviluppare un legame di natura affettiva con lo strumento stesso. Significativo, dai dati emersi, il fatto per cui essere disconnessi sarebbe un'esperienza negativa così come la sensazione di dover essere sempre collegati.

A sostegno della dipendenza affettiva, leggendo i risultati dell’indagine, emerge il dato per cui il 52% dei ragazzi afferma di sentire spesso una pressante necessità di controllare il cellulare e il 43% prova uno stato di disagio quando non può usare il telefono se non c'è campo o se la batteria è scarica. Infine quasi l’80% dei giovani che fanno uso di uno smartphone afferma di sentirsi in “dovere” di essere sempre raggiungibile dagli amici e dalla famiglia.   Se, dunque, la ‘dipendenza da cellulare’ sembra ormai essere considerata come un vero e proprio malessere psicologico ed affettivo, in che modo è possibile contrastare una condizione di abuso dello strumento?   Intanto un primo passo potrebbe essere quello di fare una corretta analisi delle proprie abitudini.  

  • Quante volte controllo il cellulare in un’ora?
  • Quanto tempo riesco a resistere prima di sapere se qualcuno mi ha cercato?
  • Quali emozioni provo quando il telefono non ha segnale o è scarico?  

Se le risposte delineano uno stato di controllo eccessivo del mezzo, è utile immaginare un percorso ‘psicoeducativo’ sul suo uso, a partire da un programma di ‘disintossicazione’. In questa fase potrebbe essere utile sostituire almeno alcuni comportamenti di controllo del telefonino con altre azioni, come ascoltare una canzone o fare una passeggiata, diradando progressivamente i momenti in cui ci avviciniamo allo schermo dello smartphone.  

Un buon consiglio è anche quello di riservare alcuni frangenti della giornata in cui “rimaniamo con noi stessi”, silenziando il cellulare o, magari, spegnendolo. Questi momenti potrebbero essere costanti nel tempo e avvenire anche nello stesso orario (“in pausa pranzo stacco il cellulare..”, “ dopo cena lo spengo..”).

Questo non vuol dire rinunciare all’uso dello smartphone o perdere alcuna delle sue funzionalità, ma semplicemente calibrare il nostro comportamento con il mezzo, facendo in modo che il fluire delle nostre emozioni avvenga in maniera armoniosa, rispettosa dei nostri tempi ed anche dei momenti di ‘assenza’(immagine da FreeDigitalPhotos)

 

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