IL CASO

Circa 2 anni or sono il paziente C.M. si rivolgeva a un chirurgo vertebrale a causa di un'ernia voluminosa in L4-L5 e di protrusione L5-S1 dx con stenosi foraminale, insorta circa da più di 6 mesi e trascurata.

Giungeva all'osservazione del chirurgo con deficit della flesso-estensione del piede, per cui fu posta indicazione ad intervento urgente.

Fu operato mediante microdiscectomia L4-L5 e foraminotomia S1.

Il decorso post operatorio fu regolare, ma, seppur dopo due giorni, il deficit sembrava peggiorato.

Al fine di escludere complicanze immediate (per es. ematoma post chirurgico), il paziente fu sottoposto a TC lombare che repertava una immagine dubbia di corpo estraneo in sede chirurgica.

Fu quindi eseguito un radiogramma che non evidenziò nulla di radiopaco escludendo quindi la presenza di qualsiasi materiale estraneo.

Nei giorni successivi all'esame neurologico obiettivo si evidenziava un buon recupero della flessione, ma un po' meno della estensione.

Fu dimesso consigliando cicli di FKT.

A distanza di due anni, il C.M. manda al chirurgo la richiesta di risarcimento danni.


CONSIDERAZIONI

L'avvocato a tale richiesta acclude una relazione medico legale stilata da due medici legali che, pur di ricercare un danno iatrogeno, cercano di attribuire la mancata ripresa delle estensione (comunque migliorata rispetto al preintervento) alla ipotizzata presenza di materiale emostatico (spongostan o surgicel) nel campo operatorio, mai rilevato agli immediati controlli post operatori.

I medici legali, la cui competenza ed esperienza nel settore chirurgico della colonna vertebrale sono nulla, prospettano che il materiale emostatico abbia creato una massa tale da comprimere la radice L5. Seppur una ipotesi del genere è possibile e descritta in Letteratura in rari casi per esempio di difficoltà nell'emostasi, ai medici legali è sfuggito che nelle note operatorie fosse annotato campo chirurgico praticamente esangue, con ciò significando che, semmai fosse stato applicato il materiale emostatico, questo sarebbe stato un provvedimento preventivo per quando al risveglio dalla narcosi, per l'aumento pressorio, si sarebbe potuto verificare un sanguinamento.

Ai medici legali sfuggì anche che il chirurgo applicò un drenaggio dalla ferita chirurgica, deputato a drenare l'eventuale sanguinamento postoperatorio.

I medici legali attribuiscono al chirurgo la colpa di negligenza, imperizia e imprudenza per non aver rioperato immediatamente il paziente, senza saper spiegare quale fine avrebbe potuto avere una revisione chirurgica, in assenza di elementi oggettivi di una complicanza intra-post operatoria e in presenza di un miglioramento parziale del deficit.

Inoltre, come fu descritto nelle note operatorie, la radice L5, compressa da molto tempo si presentava alla visione chirurgica edematosa, iperemica e ipertrofica, segni questi di una grave compressione prolungata nel tempo.

 

CONCLUSIONI

La vicenda probabilmente finirà in tribunale dove si prospetterà la temerarietà della Lite.

In ogni caso non si può che concludere con amarezza nel constatare come avvocati di pochi scrupoli e medici legali incompetenti ma presuntuosi siano il focolaio maggiore che alimenta i cosiddetti casi di malasanità, in barba a leggi del tutto inefficaci a contrastare questi comportamenti che non si possono definire che con il termine di sciacallaggio.

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