Si può fare una diagnosi precoce del Parkinson?

Dr. Mauro ColangeloData pubblicazione: 21 febbraio 2018

La Malattia di Parkinson (PM), la Demenza a Corpi di Lewy (LBD) sono anche definite “sinucleinopatie” in quanto legate al deposito nei neuroni di inclusioni dette Corpi di Lewy (LB), formati dalla anomala aggregazione della α-synucleina (αSyn).

Si tratta di una proteina neuronale riccamente rappresentata nel cervello a livello dei terminali pre-sinaptici dei neuroni, principalmente nelle regioni dell’ippocampo e della substantia nigra, che non ha tendenza ad aggregare. Se l’alfa-sinucleina aggrega in oligomeri più grandi si formano fibrille insolubili che diventano la struttura portante dei Corpi di Lewy i quali costituiscono il contrassegno istopatologico patognomonico della PD e della LBD.

La diagnosi di queste due malattie è corretta al 100% solo se si identificano questi LB attraverso l’esame istologico post-mortem del cervello, mentre intra vitam l’accuratezza della diagnosi clinica non va oltre l’80%, a causa della sovrapposizione di sintomi comuni ad altre forme di parkinsonismo o di demenza. Per questa ragione, si è cercato di individuare biomarkers che rappresentino un sistema diagnostico rapido e preciso nelle prime fasi di queste malattie neurodegenerative.

Una recente ricerca (Rapid and ultra-sensitive quantitation of disease-associated α-synuclein seeds in brain and cerebrospinal fluid by αSyn RT-QuIC) svolta presso i National Institutes of Health (USA) e pubblicata il 9 Febbraio 2018 da Bradley R. Groveman et Al. su Acta Neuropathologica Communications [Neuroscience of Disease (2018, 6:7)], riporta il contributo diagnostico fornito dalla determinazione dell’α-synucleina associata alla malattia (αSynD), testata nel liquor cerebro-spinale nella sua forma di αSyn RT-QuIC.

Analizzando campioni di liquor in soggetti che presentavano segni iniziali di sospetta Malattia di Parkinson o di Demenza a Corpi di Lewy, i Ricercatori hanno rilevato la presenza di αSynD confermando la diagnosi in tempi assai ridotti (1-2 giorni rispetto ad analoghe precedenti tecniche che ne richiedevano 6-13). L’utilità diagnostica consiste nella possibilità di istituire una terapia appropriata in una fase molto precoce della malattia, quando sono ancora scarsi gli altri indici di malattia e prima che abbiano luogo ulteriori danni tessutali. Infatti, queste malattie neurodegenerative possono restare pauci-sintomatiche anche per anni, prima di divenire clinicamente evidenti.

Lo svantaggio è costituito dal fatto che l’esecuzione del test richieda una rachicentesi per la raccolta del liquor, ma il disagio legato a questa procedura è compensato dalla massima affidabilità del risultato dell’indagine. Procedono, intanto, altre ricerche di questo biomarcatore su altri liquidi biologici, quali la saliva, di più immediata e facile disponibilità che renderanno presto questa indagine semplice, pratica ed economica.

Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

6 commenti

#1
Specialista deceduto
Dr. Giovanni Migliaccio

Caro Mauro,
anche questo articolo è estremamente interessante, ma stimola qualche riflessione: la diagnosi precoce di m. di Parkinson come si potrebbe sfruttare terapeuticamente?
Somministrando i farmaci che attualmente si usano a malattia conclamata?
Chirurgicamente con la stimolazione cerebrale profonda (DBS) che, come sai, ancora è una metodica certo promettente, ma molto selettiva quindi non praticabile in tutti i pazienti con m. di P. ?

Ti ringrazio
Un caro saluto

#2
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Giovanni, grazie del tuo consueto commento pertinente e stimolante.
Noi sappiamo che i sintomi motori della malattia non sono evidenti fino a quando non si verifica una perdita neuronale pari al 60-70% delle cellule della sostanza nera (fase pre-motoria del Parkinson). D’altro canto, oltre che alleviare l’intensità dei sintomi della malattia per preservare l’autosufficienza del paziente, un altro target del trattamento farmacologico è quello di rallentarne o di fermarne il decorso. Ciò ha stimolato, a partire dagli anni 80, la ricerca di farmaci con proprietà neuroprotettive, cioè in grado di rallentare la progressione della malattia di Parkinson. Va citato, al riguardo, lo studio multicentrico TEMPO progettato per valutare l’efficacia e la possibile azione neuroprotettiva della Rasagilina nelle fasi iniziali di malattia.
L’indagine svolta nel 2006 presso il Medical Center di Rotterdam e pubblicata su Archives of Neurology (Arch. Neurol. 2006; 63: doi: 10.1001/archneur. 63.3. noc51312) evidenziò che in una coorte di 6038 soggetti sani e di età avanzata tenuti sotto osservazione, tra coloro che svilupparono la malattia di Parkinson il 71,8% si era lamentato anni prima di una vaga sintomatologia caratterizzata da sintomi blandi di tremori e rigidità. Ciò ha confermato il concetto che la malattia di Parkinson sia preceduta da una fase pre-clinica non completamente asintomatica ma che difficilmente viene diagnosticata.
E’ oramai nozione comune, suffragata da numerose meta-analisi, che il tempo medio che intercorre tra l’inizio dei sintomi motori e la diagnosi sia superiore all’anno. Pertanto è auspicabile che in un prossimo futuro, potendo disporre di metodiche che consentano una accurata diagnosi precoce, nell’ambito di una popolazione definita a rischio di malattia attraverso l’osservazione di sintomi non motori (disturbi del sonno, iposmia, disfunzione autonomica, ipotensione ortostatica, etc.) si possa procedere ad un trattamento precoce della malattia di Parkinson ed iniziare un trattamento neuro-protettivo già in questa fase.

#3
Specialista deceduto
Dr. Giovanni Migliaccio

Si Mauro sono pienamente d'accordo sull'importanza di tale studio, ma io mi chiedo cosa fare una volta fatta la diagnosi precoce di Parkinson.
Si può pensare alla chirurgia? Non lo credo!
Usare i farmaci attuali ? Quali in caso della malattia ancora non conclamata?

#4
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

La DBS da te citata è di certo la metodica più all'avanguardia nel trattamento del Parkinson, ma tu sai meglio di me che i pazienti eligibili a questo approccio non superano il 5-10% del totale. La terapia con le diverse famiglie di agenti anti-parkinsoniani è attuata secondo protocolli oramai ben standardizzati, con una tempistica finalizzata a ridurre al minimo le fluttuazioni e le discinesie. Secondo me, come ho detto sopra, l'importanza della diagnosi precoce è un ulteriore passo avanti che potrà auspicabilmente divenire realmente efficace se alla terapia del disturbo del movimento si potrà aggiungere anche una valida neuro-protezione che blocchi l'ulteriore progressione della degenerazione neuronale.
Grazie sempre della tua competente ed affettuosa considerazione per i miei articoli!

#5
Specialista deceduto
Dr. Giovanni Migliaccio

Certamente, ma non ho ben capito se, potendo fare oggi diagnosi precoce di MP, possiamo usare i farmaci attualmente in commercio.


N.B.: La considerazione è certamente affettuosa, ma soprattutto obiettiva.

#6
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Come tutti ben sappiamo, i rimedi terapeutici per il Parkinson sono solo sintomatici, tuttavia i farmaci dopamino-agonisti sembrerebbero avere proprietà neuro-protettive, in grado cioè di rallentare la progressione della neuro-degenerazione, pur non essendo in grado di rimuoverne le cause. In questo senso, prima viene posta la diagnosi qualcosa cosa in più si potrebbe ottenere.

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