Perseo, Medusa e la fobia sociale
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze
Un famoso racconto greco narra, per farla breve, dell'eroe Perseo, che parte in missione per uccidere il mostro Medusa e portarne con sé indietro la testa a dimostrazione della vittoria. Il mostro, a parte l'aspetto orribile, aveva il potere di trasformare in pietra chiunque incrociasse il suo sguardo.
Il trucco che usa Perseo è un trucco illogico: applica all'interno dello scudo uno specchio, in maniera da poter procedere in avanti con la spada e combattere evitando di guardare in faccia il mostro, perché riesce a vederlo nello specchio. L'immagine vista nello specchio non pietrifica perché non è reale, anche se fisicamente è equivalente, è una proiezione così come lo è quella vista normalmente. Eppure questo elimina il potere pietrificante dello sguardo di Medusa. Perseo quindi combatte e la sconfigge, in fondo il mostro privo di quel potere non era poi così temibile.
Nella fobia sociale la persona è a disagio con gli altri perché ne prova paura, timore, soggezione. E' come se si sentisse inferiore, alla fine può arrivare davvero a sentircisi o pensare di esserlo, più perché non può fare a meno di impaurirsi o agitarsi nel confronto con gli altri, che perché pensi di valer di meno. La paura degli altri in questo disturbo è essenziale, non c'è un perché, si ha paura anche di persone che non si stimano, che sono familiari, e specialmente quando non ci si può misurare su un terreno favorevole, in cui si sa di essere bravi, o speciali, o i migliori.
Quello che terrorizza di più nella fobia sociale, ancora di più che il poter sbagliare o il rifiuto, è che gli altri si accorgano della paura. Chi arrossisce, o suda, o trema, o parla a voce spezzata, ha paura di questo perché è il segno rivelatore del suo disagio. Persone che hanno timore, rossore o quant'altro ma per altri motivi dimostrano invece poco imbarazzo, anzi, ci si abituano e non ci fanno caso. La paura di essere riconosciuti come impauriti è quindi il centro, e spesso la persona si sente "scoperta" proprio con lo sguardo, pensa che gli altri possano, incrociando lo sguardo e vedendo la sua espressione, intuire che è a disagio. In parte questo è istintivo, anche se c'è da dire che spesso l'atteggiamento "teso" è scambiato per altezzosità, distacco, disinteresse e asocialità. Ovvero l'esatto contrario, ma chi ha la fobia sociale spesso preferisce che gli altri lo credano antipatico piuttosto che spiegare che è imbarazzato.
Nel mito di Perseo lo specchio corrisponde a ciò che la persona con fobia sociale sogna, ovvero poter interagire con gli altri ma senza che gli facciano paura, come se potesse guardarli senza che loro lo guardino, perché in uno specchio sembra così, non sembra una comunicazione reale, ma "filtrata". Dire i propri sentimenti in uno specchio, o esprimersi in libertà, crea una dimensione "irreale" in cui la fobia è smorzata.
Uno degli specchi naturali può essere ad esempio un'abilità personale: chi si intende di una materia può parlare di quella in maniera sicura e senza timore, ma magari ad una tavolata non riesce a esprimere i propri gusti in fatto di cinema, sport e quant'altro, e non riesce a dir la sua o a fare i complimenti a qualcuno come gli verrebbe. Nel semplice la persona, che non ha niente di particolare da dire in virtù di sue conoscenze o abilità, si sente "osservata" e automaticamente "giudicata" perché sullo stesso piano degli altri.
Comuni adattamenti "patologici" alla fobia sociale sono l'usare maschere al posto degli specchi, per cercare di proporsi in maniera diversa dal vero, oppure usare lo specchio per vedere sé, senza avere più un metro reale di misura degli altri. In questo modo si cerca di studiarsi e di controllarsi senza che questo abbia più senso sociale, solitamente finendo per isolarsi ancor di più.
Le cure per la fobia sociale creano barriere/specchi che ripristinano il funzionamento desiderabile del rapporto con gli altri, e aiutano a sostituire alle maschere e agli specchi "problematici" quelli funzionali.
In fondo il mito di Perseo può essere letto semplicemente in questo modo: la paura spaventa chi la affronta spaventato, e se non è possibile superare lo spavento, lo spavento può essere "ingannato" con l'astuzia psicoterapica dello specchio.
Il trucco che usa Perseo è un trucco illogico: applica all'interno dello scudo uno specchio, in maniera da poter procedere in avanti con la spada e combattere evitando di guardare in faccia il mostro, perché riesce a vederlo nello specchio. L'immagine vista nello specchio non pietrifica perché non è reale, anche se fisicamente è equivalente, è una proiezione così come lo è quella vista normalmente. Eppure questo elimina il potere pietrificante dello sguardo di Medusa. Perseo quindi combatte e la sconfigge, in fondo il mostro privo di quel potere non era poi così temibile.
Nella fobia sociale la persona è a disagio con gli altri perché ne prova paura, timore, soggezione. E' come se si sentisse inferiore, alla fine può arrivare davvero a sentircisi o pensare di esserlo, più perché non può fare a meno di impaurirsi o agitarsi nel confronto con gli altri, che perché pensi di valer di meno. La paura degli altri in questo disturbo è essenziale, non c'è un perché, si ha paura anche di persone che non si stimano, che sono familiari, e specialmente quando non ci si può misurare su un terreno favorevole, in cui si sa di essere bravi, o speciali, o i migliori.
Quello che terrorizza di più nella fobia sociale, ancora di più che il poter sbagliare o il rifiuto, è che gli altri si accorgano della paura. Chi arrossisce, o suda, o trema, o parla a voce spezzata, ha paura di questo perché è il segno rivelatore del suo disagio. Persone che hanno timore, rossore o quant'altro ma per altri motivi dimostrano invece poco imbarazzo, anzi, ci si abituano e non ci fanno caso. La paura di essere riconosciuti come impauriti è quindi il centro, e spesso la persona si sente "scoperta" proprio con lo sguardo, pensa che gli altri possano, incrociando lo sguardo e vedendo la sua espressione, intuire che è a disagio. In parte questo è istintivo, anche se c'è da dire che spesso l'atteggiamento "teso" è scambiato per altezzosità, distacco, disinteresse e asocialità. Ovvero l'esatto contrario, ma chi ha la fobia sociale spesso preferisce che gli altri lo credano antipatico piuttosto che spiegare che è imbarazzato.
Nel mito di Perseo lo specchio corrisponde a ciò che la persona con fobia sociale sogna, ovvero poter interagire con gli altri ma senza che gli facciano paura, come se potesse guardarli senza che loro lo guardino, perché in uno specchio sembra così, non sembra una comunicazione reale, ma "filtrata". Dire i propri sentimenti in uno specchio, o esprimersi in libertà, crea una dimensione "irreale" in cui la fobia è smorzata.
Uno degli specchi naturali può essere ad esempio un'abilità personale: chi si intende di una materia può parlare di quella in maniera sicura e senza timore, ma magari ad una tavolata non riesce a esprimere i propri gusti in fatto di cinema, sport e quant'altro, e non riesce a dir la sua o a fare i complimenti a qualcuno come gli verrebbe. Nel semplice la persona, che non ha niente di particolare da dire in virtù di sue conoscenze o abilità, si sente "osservata" e automaticamente "giudicata" perché sullo stesso piano degli altri.
Comuni adattamenti "patologici" alla fobia sociale sono l'usare maschere al posto degli specchi, per cercare di proporsi in maniera diversa dal vero, oppure usare lo specchio per vedere sé, senza avere più un metro reale di misura degli altri. In questo modo si cerca di studiarsi e di controllarsi senza che questo abbia più senso sociale, solitamente finendo per isolarsi ancor di più.
Le cure per la fobia sociale creano barriere/specchi che ripristinano il funzionamento desiderabile del rapporto con gli altri, e aiutano a sostituire alle maschere e agli specchi "problematici" quelli funzionali.
In fondo il mito di Perseo può essere letto semplicemente in questo modo: la paura spaventa chi la affronta spaventato, e se non è possibile superare lo spavento, lo spavento può essere "ingannato" con l'astuzia psicoterapica dello specchio.