Psicosi da cocaina: spunto da un recente caso di cronaca

Dr. Matteo PaciniData pubblicazione: 08 febbraio 2012Ultimo aggiornamento: 11 maggio 2017

Nella notte del 6 Febbraio, in provincia di Milano, un uomo di circa 40 anni è morto subito dopo l'intervento delle forze dell'ordine che lo avevano trovato in uno stato di agitazione, armato di coltello che si procurava tagli alle braccia e al capo. L'uomo aveva trascorso la sera a consumare cocaina e alcol, ed era presumibilmente in preda ad un delirio e ad allucinazioni, visto che gridava di liberarlo da qualcosa che sentiva o pensava di avere attaccato alla testa.

Il consumo di eccitanti come la cocaina produce spesso stati deliranti, specialmente in caso di consumo ripetuto durante un breve lasso di tempo, o di cocaina fumata (crack) o metamfetamina, quest'ultima ancora poco diffusa nel nostro territorio.

La forma più comune è quella di pensare di essere spiato, circondato e assediato da uomini, o anche "presenze" non meglio identificate, o spiato attraverso microfoni o telecamere. Tipico è l'atteggiamento di chi sotto cocaina abbassa le tapparelle e si barrica in casa per poi controllare dallo spioncino o dalle finestre se qualcuno è appostato fuori, o ascoltare i rumori provenienti dalle pareti nella convinzione che qualcuno si stia arrampicando sul tetto o lo stia controllando. Più rare sono le reazioni violente, in cui la persona spesso ha allucinazioni visive e reagisce armato credendo di dover contrattaccare. Un altro delirio possibile è quello di infestazione, cioè credere di avere qualcosa dentro il corpo, tipicamente sotto la pelle. Questo delirio è di solito sostenuto da una aumentata sensibilità della pelle stessa, con sensazioni di prurito o movimenti sottopelle che la persona interpreta come il segno di qualcosa che si muove o di corpi estranei (animali, di solito piccoli e quindi insetti o parassiti, o dispositivi elettronici che come microspie o tracciatori): la persona può tentare di asportare questi presunti corpi estranei dalle pelle con lame e procurarsi lesioni anche mortali, oltre che deturpanti.

Qualcuno ricorderà il fatto di cronaca che riguardò il ciclista Pantani, trovato morto in una camera d'albergo in cui si era ritirato per giorni a consumare cocaina, e in cui vi erano i segni di un delirio di controllo (barricate con mobili, bocchette di areazione e parte dell'arredamento smontati verosimilmente nel tentativo di individuare presunte telecamere e microspie).

I deliri da cocaina comprendono anche quello di gelosia, in cui la persona può convincersi da dettagli insignificanti o per una interpretazione gratuita di frasi o gesti che il partner stia "complottando" alle sue spalle nel senso di un tradimento.

Questi stati deliranti sono peggiorati dal contemporaneo consumo di alcol, per due ordini di motivi. In primo luogo perché il consumo di alcol ha l'effetto di mitigare alcuni sintomi da intossicazione di cocaina (ansia), facendo sì che la persona possa continuare a consumarne fino a produrre effetti gravi come il delirio. In secondo luogo perché l'alcol ha un effetto in parte simile a quello della cocaina, e può quindi contribuire a produrre agitazione e delirio. Molti ritengono che la combinazione di una sostanza eccitante con una ad azione anche sedativa, come l'alcol o i tranquillanti sia un modo per "parare" alcuni degli effetti tossici: in realtà questo può esser vero per l'ansia, tutto sommato innocua, mentre gli effetti comportamentali sono amplificati, così come le reazioni psicotiche, proprio perché il sedativo permette alla persona di esagerare con le dosi senza aver più freni.

Lo stato di intossicazione da cocaina è anche pericoloso per un'altra ragione, che rientra nella cosiddetta sindrome del delirio eccitatorio. L'individuo agitato, di solito con lesioni da taglio o da urto, la temperatura corporea aumentata e l'idratazione ridotta per un'aumentata sudorazione è in una condizione che favorisce la morte da insufficienza cardiaca, cardiorespiratoria o renale.

Non sempre è possibile intervenire in tempo su quadri avanzati di abuso di alcol e cocaina, e non sempre è fattibile un ricovero a lungo termine in ambiente protetto, in cui la persona possa assumere la cura. Tuttavia è consigliabile, anche con l'auto dei familiari, una terapia che riesca a breve termine, se non a far cessare subito l'abuso, almeno a ridurne la gravità, a ridurre il consumo di almeno una delle due sostanze e a prevenire le conseguenze comportamentali dopo fasi di intenso consumo. La terapia, anziché su aspetti collaterali quali la depressione e l'ansia, che comunque non sono in linea generale i motivi che giustificano l'abuso (se mai in alcuni casi l'uso controllato), dovrebbe appunto poggiare sul controllo dell'impulsività e della intensità del desiderio che sostiene l'uso di cocaina (craving).

Autore

matteopacini
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1999 presso Università di Pisa.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Pisa tesserino n° 4355.

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