Obesi ma felici: un nuovo gene ci spiega perché

Dr. Vassilis MartiadisData pubblicazione: 02 dicembre 2012

Uno studio pubblicato dai ricercatori della McMaster University (Hamilton, Canada) sulla celebre rivista scientifica Molecular Psychiatry, rivela che il gene FTO, uno dei geni noti che maggiormente contribuisce al rischio di sviluppare obesità, è anche uno dei cosiddetti “geni della felicità”.

La scoperta degli studiosi cambia il comune modo di percepire il rapporto tra obesità e depressione: finora si era abituati a pensare che i soggetti obesi abbiano la tendenza a diventare depressi a causa del loro aspetto fisico e della conseguente discriminazione sociale, mentre i soggetti depressi acquisiscano uno stile di vita e un comportamento alimentare favorente l’obesità. Ebbene tutto questo non è più vero, alla luce del fatto che la stessa variante del gene FTO che è associata al maggiore rischio di obesità, conferisce un minore rischio di sviluppare depressione, quantificabile nella misura dell’8%.

I risultati dello studio derivano dall’analisi del DNA di 17.200 persone arruolate in 21 paesi diversi all’interno dello studio EpiDREAM. La portata dell’effetto protettivo non è tale da configurare variazioni nel modo di trattare pazienti depressi e obesi, tuttavia fissa un nuovo tassello nella comprensione dei meccanismi genetici alla base della depressione.

 

Fonte:

Z Samaan, S Anand, X Zhang, D Desai, M Rivera, G Pare, L Thabane, C Xie, H Gerstein, J C Engert, I Craig, S Cohen-Woods, V Mohan, R Diaz, X Wang, L Liu, T Corre, M Preisig, Z Kutalik, S Bergmann, P Vollenweider, G Waeber, S Yusuf, D Meyre. The protective effect of the obesity-associated rs9939609 A variant in fat mass- and obesity-associated gene on depression. Molecular Psychiatry, 2012; DOI: 10.1038/mp.2012.160 - https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23164817

 

Autore

v.martiadis
Dr. Vassilis Martiadis Psichiatra, Psicoterapeuta

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 2000 presso Università di Napoli SUN.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 39851.

8 commenti

#1
Dr. Massimo Lai
Dr. Massimo Lai

Questo studio va in controtendenza rispetto a quanto comunemente percepito dalla comunità scientifica e dalla gente comune, vedi ad esempio questo articolo che associa obesità a depressione: maggiore è il BMI maggiore è la percentuale di donne depresse.

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0163834307001843

Tuttavia mi trova d'accordo per delle osservazioni personali: quando lavoravo in un ambulatorio per obesi avevo notato diverse tipologie di pazienti obesi, quelli tristi e quelli allegri. Avevo cominciato a raccogliere dati sul profilo temperamentale di questi soggetti ma poi i dati sono andati persi.

#2
Dr. Vassilis Martiadis
Dr. Vassilis Martiadis

Il tuo commento é molto interessante e entrambe gli studi, al di la delle conclusioni divergenti, dimostrano che depressione e obesità, oltre ad essere legate per aspetti clinici e/o biologici, sono patologie complesse in cui é estremamente difficile isolare e pesare le diverse componenti eziopatogenetiche.
Peccato per i dati persi, sarebbero potute emergere considerazioni interessanti.

#7
Dr. Rosamaria Bruni
Dr. Rosamaria Bruni

salve profess martiadis,
sono una neuropischiatra infantile specialiszzata nel SUN di napoli nel 2000.ma da allora lavoro e vivo all estero .

Evidentemente il mio interesse e' la prevenzione infantile e adolescenziale.

c'e una crescente tendenza nelle preadolescenza dell alterazione delle condotte alimentarie , che in genere quando cronicizza si incista con il profilo bordeline e alterazione del ritmo del sonno.
Il sonno e le sue alterazioni e` per me un vaso di pandora da esplorare.

E' altresi interessante la relazione di anoressi e il recettore del colesterolo sempre alto nelle anoressiche

sicuramente ha ragioen masimo, nel dire che il profilo umorale dei pazienti con alterazione dei disturbo alimentare gode di una certa varaibilita', cosi ho visto anche io anoressiche, ipomaniacali e depressive e altrettanto nelle bulimiche.

c'e un gene ?

Sicuramente avra'sentito parlare di bio-deprogrammazione cosa ne pensa'
altra osservazioen che mi intriga da anni e' come le funzioni esecutive possa fungere da catalizzatore nelle anoressiche dispsrandosi ,al contrario nelle bulimiche non c'e questo fenomeno.

Ci sara' un meccanismo inibitorio tra la corteccia frontale, la corteccia occipitale del gratiolet attezione visuale e il sistema ipotalmico , con il sistema ricompensa?



#8
Dr. Vassilis Martiadis
Dr. Vassilis Martiadis

Gentile Collega,
Se con il termine di bio-de programmazione ti riferisci alle teorie proprie della cosiddetta psico genealogia o psicologia trans generazionale, personalmente non ritengo ci siano evidenze a supporto delle stesse. Pertanto sospendo il giudizio. Riguardo invece alle caratteristiche neuropsicologiche e al funzionamento dei meccanismi di ricompensa nei pazienti affetti da disturbi del comportamento alimentare esiste un ampia letteratura.
Ti ringrazio per lo stimolante intervento e ti auguro buon lavoro.

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