Valutazione dell'abuso e dipendenza da tranquillanti

Dr. Matteo PaciniData pubblicazione: 06 dicembre 2012Ultimo aggiornamento: 12 dicembre 2012

Qui sotto sono riportati su quattro diverse colonne i tipi di segni di un problema legato all'uso di tranquillanti o sonniferi. In particolare sono indicativi di un rapporto alterato con questi medicinali le prime tre colonne, mentre l'ultima indica semplicemente i disturbi psichici in caso di sospensione brusca dell'assunzione. In ogni caso, anche la quarta colonna può indicare un problema nel senso che questi sintomi diventano importanti specialmente nel caso di sospensione di dosi elevate, che sono caratteristiche di chi sta abusando del farmaco anche per gli altri meccanismi elencati nelle prime tre colonne.

In sostanza, se prevalgono gli aspetti indicati nelle colonne 2 e 4 vi è più probabilmente una condizione in cui la persona è legata al farmaco in rapporto a sintomi ansiosi non controllati, oppure ad una situazione di legame fisico (tolleranza) in una persona che comuque soffre di sindromi ansiose o sintomi corporei, e che non riesce facilmente a sopportare astinenze anche lievi. Se prevalgono gli elementi delle colonne 1 e 3 probabilmente vi è una situazione di abuso o dipendenza, al di là dell'uso terapeutico, che può essere la manifestazione di una situazione di disagio mentale oppure essere un problema a se stante.

Uso problematico

 

Preoccupazione

 

Uso oltre i termini concordati

 

Astinenza

 

Ho pensato che sarebbe meglio per me smettere di usare questo farmaco

Prendo spesso una dose in più paura di poter star male

Prendo il farmaco in dosi maggiori di quelle prescritte dal medico

Irrequietezza

L'effetto del farmaco è molto minore di quello che sentivo all'inizio

Mi sento al sicuro quando ho il farmaco con me

Secondo me l'effetto svanisce troppo rapidamente

Depressione

Penso che l'uso di questo farmaco mi stia rovinando la vita

Mi innervosisco se non ho il farmaco a portata di mano

Vado a farmi prescrivere altre confezioni perché ho finito il farmaco prima del previsto

Stanchezza

L'uso di questo farmaco mi sta mettendo nei guai

Nel momento in cui devo prendere il farmaco, non riesco a pensare ad altro

Ne prendo grandi quantità in una volta sola

Irritabilità

 

Passo molto tempo a pensare a questioni che riguardano il farmaco

Falsifico la prescrizione per potermi far consegnare altre confezioni, o le prendo senza prescrizione, o le rubo

Brividi, tremori e scosse

 

Riferimenti: Singh AN (1983) A clinical picture of benzodiazepine dependence and guidelines for reducing dependence. In: Current observations on benzodiazepine therapy, Excerpta Medica, Amsterdam, pp. 14-18.

Autore

matteopacini
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1999 presso Università di Pisa.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Pisa tesserino n° 4355.

4 commenti

#1
Utente 282XXX
Utente 282XXX

Gentile Dr. Pacini,
ci sono dei testi che consiglierebbe ad un paziente psichiatrico per comprendere l'azione degli psicofarmaci?
Io ho attraversato alcune terapie farmacologiche - di supporto alla psicoterapia - sperimentando il Lyrica a bassi dosaggi, il Mutabon ansiolitico e la Fluoxetina in sostituzione alle benzodiadepine e in associazione al Depakin che continuo a prendere da più di un anno.
M'interesso sempre maggiormente di psichiatria e di psicoterapia e vorrei realmente conoscere l'azione degli SSRI, dei neurolettici e degli antipsicotici per comprenderne la necessità d'uso e i benefici terapeutici di questi farmaci.
La rete, internet, per quanto sia un meraviglioso strumento di conoscenza non può darmi risposte scientifiche e molte delle cose lette per studio non trovano approfondimenti.
Pensavo di prendere dei testi in uso nelle università per i corsi di laurea in psicologia.
Lei, mi aiuterebbe nella scelta giusta?
La ringrazio,
Ipermnestra

#2
Dr. Matteo Pacini
Dr. Matteo Pacini

Io le dò un consiglio diverso. La psicofarmacologia è materia inutile se separata dal resto, non è abbordabile per chi non ha studiato materie mediche/biologiche. Ha più senso leggere, guardare e riflettere su storie, biografie e raccolte. Per un paziente non è tanto importante conoscere termini tecnici, piuttosto sapere il senso delle sindromi, delle malattie, dopo di che la questione della cura è solo una questione tecnica.
Il limite è che i testi o i documentari in merito riguardano sottogruppi di sindromi psichiatriche. In TV ad esempio ci sono ottime interviste su casi di cronaca nera (Storie Maledette, Blu Notte, La Storia siamo noi, Un giorno in pretura etc) che permettono di sentire storia, personaggio e sua narrazione. Ci sono anche libri di persone che hanno vissuto in prima persona una malattia, con il limite che molte danno un'intepretazione fondamentalmente sbagliata dei meccanismi, anche se ne sono usciti e si sono curati. Ad esempio tutti i bipolari si presentano come depressi, i dipendenti si presentano come guariti etc.
Utili anche i testi artistici, come canzoni, narrazioni, poesie, attraverso cui gli stati d'animo, i meccanismi mentali sono spesso esemplificati in maniera chiara. Quello che cerco a volte di fare anche in questo blog.

#3
Utente 282XXX
Utente 282XXX

Mi permetta una domanda: è difficile "curare" chi è informato?
Cosa intende per "senso delle sindromi"?
Studiarsi non lo farei e soprattutto non lo consiglierei, attraverso la televisione.

#4
Dr. Matteo Pacini
Dr. Matteo Pacini

Curare chi è informato non sarebbe difficile, il problema è che la malattia filtra l'informazione, anche in chi ce l'ha o ce l'aveva.
Una delle cose più ardue è curare i medici, che sono informati ma poi diventano semplicemente pazienti con una informazione filtrata dalla malattia, esattamente come per tutti gli altri. Purtroppo, credono di poter entrare di più nel merito perché sono informati, e questo rende le cose più difficili.
In risposta alla sua domanda, informarsi è una delle cose più difficili, e al paziente non si chiede di essere informato della materia, ma se mai lo informa su alcuni aspetti della malattia e della cura, ma questo è nel rapporto medico-paziente che si realizza.

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