Depressione Bipolare: tutta colpa del paradiso

matteopacini
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze

"Tutta colpa del paradiso" è il titolo di un film con Francesco Nuti e Ornella Muti, di qualche tempo fa. Un uomo finisce di scontare una pena carceraria, ma quando esce scopre non potrà rivedere suo figlio, ormai affidato definitivamente dai Servizi Sociali ad una famiglia "per bene". Per quel poco che si accenna, il figlio sarebbe nato ad una storia intensa ma breve tra il protagonista e una ragazza straniera, che poi non se n'è occupata. Che c'entra il paradiso ? E perché è tutta colpa sua ?

Il nostro protagonista inizia da capo, dal fondo, dal niente. Gli altri invece, quelli che non hanno sbagliato, sembrano avere tutto. La nuova famiglia si suo figlio vive in un paese di alta montagna della Val D'Aosta, vita semplice e anche monotona, ma sicura e gradevole. Lassù è il Paradiso, il Paradiso delle montagne innevate e della natura incontaminata, simboleggiato da uno stambecco bianco, animale rarissimo che vive isolato e rifugge il contatto con l'uomo. E' l'ossessione del padre adottivo del bambino, naturalista, che si apposta a lungo per riuscire forse un giorno a vederlo e a fotografarlo. Ma il Paradiso, lo stambecco, si può vedere forse solo per un attimo, anche lassù in quel paesaggio che dona già tanta bellezza, è come una felicità che quando la pensi è già scappata, e ti lascia con un piacere imperfetto, incompleto.

Il nostro "Romeo", ex-galeotto, invece torna a casa ma scopre che il suo appartamento è stato svuotato e la sua roba e depositata in un garage sotterraneo. Scende sottoterra con un ascensore ad una profondità surreale, e là trova ammassati i suoi vecchi oggetti, mobili, il motorino, in un mondo di garage e scantinati dove vivono barboni punkeggianti che scandiscono il suo nome, come morti viventi sepolti in una vita che non andrà mai più in superficie.

Romeo deve ripartire da laggiù, dalla depressione. E risalire. La sua roba, i suoi migliori ricordi, non lo aspettano su, per fargli da base e da patrimonio da cui ricominciare. I suoi ricordi, il suo piccolo paradiso passato è sepolto nella depressione. Eppure Romeo ha una carta in più: per risalire, per tornare alla felicità dallo scantinato fino alla cima dei monti, non ha bisogno del suo passato, può cominciare da zero. Decide quindi di andare a riprendersi suo figlio, rintraccia l'indirizzo della famiglia adottiva e si presenta in paese come turista. In poco tempo stringe amicizia con i genitori adottivi di suo figlio e si fa accettare in casa come ospite temporaneo, un ospite misterioso con un passato oscuro ma gentile e affettuoso anche con il bambino.

Il riscatto dalla depressione potrebbe avvenire nella maniera più prevedibile: svelare la propria identità e riprendersi il bambino, con le buone o le cattive, e magari portarsi dietro la madre, con cui inizia una simpatia e qualcosa di più. Invece, Romeo riesce a trovare il giusto equilibrio tra il proprio Paradiso perduto (il figlio che non potrà crescere) e un Paradiso realistico da cui iniziare senza provocare sofferenza a nessuno. L'ideale, lo stambecco bianco che annullerebbe ogni dolore e ogni passato, resta un mito malinconico che si può solo vedere un momento, e forse vale più un sorriso che un'ossessione. Il sorriso va riservato al Paradiso vero, quello da vivere.

Spesso chi soffre di depressione, tipicamente se si tratta di una forma bipolare, si "fissa" sul rimpianto di ciò che ha perduto o rovinato. In questo però si inganna perché non si distacca ancora dal sogno che aveva caratterizzato la fase precedente, la mania o ipomania. Quel sogno finisce per frenare anziché spingere in avanti, perché inchioda ad un'idea di fallimento, di lutto, di insoddisfazione. Invece, è un sogno che va archiviato e riprogrammato, la fuoriuscita dalla dimensione della depressione bipolare prevede innanzitutto una "normalizzazione" degli obiettivi, che non possono rimanere quelli maniacali, quelli "altissimi", ma devono tornare semplicemente alti, reali. Soprattutto, mai essere riferiti al passato, perché rimpiagere e sentirsi condizionati dal fallimento di ciò che forse non sarebbe mai esistito, è un vicolo cieco.

Non a caso nella terapia della depressione bipolare la migliore prevenzione della depressione è prevenire la mania che viene prima. Per questo la "colpa" della depressione è, nella malattia, della fase maniacale. La mania si trascina al suo seguito la depressione, come debito. Per questo è "tutta colpa del paradiso". Se non ci fosse il paradiso "illusorio" o "virtuale" della mania, non ci sarebbe neanche la caduta e la profondità surreale della depressione. In fondo, il garage del film che realisticamente è un garage ad un piano interrato, sembra invece centinaia di metri sottoterra, quasi all'Inferno, e questo accade perché la caduta della felicità, vista dall'alto, sembra una caduta infinita. La parte positiva, che durante la cura si può lentamente intravedere, è che anche la cima della montagna non è poi così alta, e che lo stambecco, quando si è tornati a volare abbastanza alti, non sta su nessuna particolare cima. E' solo il simbolo di un sogno impossibile che strappa un sorriso. E da una realtà di un buon umore riconquistato, non è esistono più né altezze inarrivabili, né profondità oscure.

Data pubblicazione: 14 febbraio 2011

Autore

matteopacini
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1999 presso Università di Pisa.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Pisa tesserino n° 4355.

Specialista con oltre 25 anni di esperienza clinica e di ricerca in psichiatria, focalizzato su dipendenze da oppiacei, doppia diagnosi e terapia farmacologica. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche internazionali e docente universitario, ha ricoperto ruoli di rilievo in società scientifiche e comitati editoriali. Riconosciuto per contributi innovativi nella gestione integrata delle dipendenze e nella farmacoterapia personalizzata.

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