Disturbo antisociale di personalita

Il disturbo Antisociale di Personalità

rosa.riccio
Dr.ssa Rosa Riccio Psicologo, Psicoterapeuta

Il disturbo antisociale di personalità in passato veniva chiamato con termini quali psicopatia e sociopatia. Gli individui che soffrono di questo disturbo sono noti per la loro rabbia impulsiva, la loro disonestà e la loro furbizia mirata alla violazione delle regole.

Quali sono le caratteristiche del disturbo antisociale?

Nell'ambito dei disturbi di personalità, quella antisociale può essere letta in un continuum dove all’estremità “sana” si colloca lo stile antisociale di personalità, mentre all’estremità opposta (patologica) si colloca il disturbo antisociale di personalità: normalmente gli standard e le regole sociali costituiscono la circostanza che, con maggiore probabilità, provocherà o attiverà le risposte tipiche del disturbo antisociale.

Lo stile comportamentale della personalità antisociale è caratterizzato da impulsività, irritabilità e aggressività. Difficilmente le persone che soffrono di disturbo antisociale rispettano gli impegni lavorativi e gli obblighi finanziari, tendono a essere individui energici spesso alla ricerca di situazioni pericolose ed eccitanti.

Il loro stile interpersonale del disturbo antisociale di personalità è caratterizzato da antagonismo e noncuranza dei bisogni e della sicurezza altrui. I soggetti con questo disturbo tendono a essere molto competitivi e sospettosi nei confronti degli altri, inoltre, non sanno perdere. Le loro relazioni possono apparire disinvolte oppure strettamente calcolate, spesso si tratta di legami superficiali che li coinvolge scarsamente sul piano emotivo e li rende insensibili al dolore e alla sofferenza altrui. Questi comportamenti possono essere caratteristici dei businessmen di successo, dei politici e dei professionisti, ma anche dei criminali.

Lo stile cognitivo della personalità antisociale è descritto come impulsivo e cognitivamente rigido, così come poco tendente all’introspezione. Tendono ad essere astutamente consapevoli dei segnali sociali e possono essere discretamente capaci di “leggere” le persone e le situazioni. Poiché disprezzano le autorità, le regole e le norme sociali, trovano sempre facilmente una facile giustificazione ai loro comportamenti trasgressivi. La loro impulsività, irritabilità e aggressività li predispone alle discussioni e alle azioni aggressive.

Lo stile affettivo della personalità antisociale è caratterizzato da frivolezza e superficialità. Questi soggetti evitano il calore e l’intimità perché li considerano segni di debolezza. Raramente sperimentano senso di colpa, vergogna o rimorso per le loro azioni devianti. Sono incapaci di tollerare la noia, la depressione o la frustrazione e per questo sono sempre alla ricerca di sensazioni forti.

Sono persone con una visione degli altri negativa, con una considerazione di sé in bilico tra il negativo e il positivo. Tendono a considerarsi speciali e meritevoli, ma sono anche consapevoli del loro bisogno degli altri i quali, tuttavia, sono potenzialmente in grado di ferirli. Conseguentemente, utilizzano le altre persone per soddisfare i propri bisogni, ma si mostrano diffidenti e distaccati nei loro confronti.

Recenti ricerche evidenziano significativi danni neuropsicologici nelle persone con diagnosi di Disturbo Antisociale di Personalità. In particolar modo, risulterebbero ridotte le funzioni di esecuzione di compiti come le abilità di pianificazione e di cambiamento di direzione.

Guarda il video: Quali sono i disturbi di personalità?

Come fare la diagnosi?

Ad oggi possiamo dire che la prevalenza di questo disturbo è del 3% per la popolazione maschile e dell’1% per quella femminile. Le stime della prevalenza in ambienti clinici variano dal 3 al 30%, dove le percentuali superiori sono associate con gli ambienti di trattamento per l’abuso di sostanze e in ambito carcerario o forense.

Secondo i criteri diagnostici per il disturbo antisociale di personalità, il soggetto deve avere un quadro pervasivo di inosservanza e di violazione dei diritti degli altri che compare dall’età di 15 anni, come indicato da almeno tre dei seguenti elementi:

  • Incapacità di adeguarsi alle norme sociali con comportamenti di rispetto della legge come evidenziato dalle ripetute azioni a rischio di arresto.
  • Irritabilità e aggressività, come indicato dai ripetuti scontri o assalti fisici.
  • Costante irresponsabilità, come indicato dai ripetuti fallimenti nel mantenere un coerente comportamento lavorativo o nell’onorare gli obblighi finanziari.
  • Impulsività o incapacità di pianificare il futuro.
  • Disonestà, come indicato dalle ripetute bugie, dall’uso di false identità e dai raggiri alle altre persone per un profitto o piacere personale.
  • Avventata noncuranza per la propria o l’altrui salvezza.
  • Mancanza di rimorso, come indicato dall’indifferenza o razionalizzazione dopo aver fatto del male, maltrattato e derubato gli altri.

Inoltre l’individuo deve avere almeno 18 anni e avere in anamnesi alcuni sintomi del disturbo della condotta comparsi già prima dell’età di 15 anni.

Il comportamento antisociale non deve manifestarsi esclusivamente durante il decorso della schizofrenia o di un episodio maniacale.

Data pubblicazione: 15 luglio 2011

Autore

rosa.riccio
Dr.ssa Rosa Riccio Psicologo, Psicoterapeuta

Laureata in Psicologia nel 2005 presso Università Cattolica del Sacro Cuore.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Lombardia tesserino n° 10365.

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