L'importanza del nome e del cognome. L'esperienza spagnola

Dr.ssa Valentina SciubbaData pubblicazione: 03 luglio 2012Ultimo aggiornamento: 02 novembre 2016

Forse alcuni o molti di noi si sono chiesti se l’avere un altro cognome, quello materno al posto di quello paterno, o avere ambedue i cognomi dei genitori avrebbe cambiato significativamente qualcosa nella loro vita o nelle loro caratteristiche di personalità. 
La domanda non è così peregrina e infondata come si potrebbe pensare. Gli antichi Romani dicevano “nomen omen”, cioè “nome - presagio”, in grado perciò in qualche modo di predire e quasi facilitare il verificarsi di determinati eventi, con un meccanismo che potremmo accostare a quello della “profezia che si autoavvera” ben accertato dalla psicologia sperimentale.
Questo “effetto” del nome e più generalmente la sua importanza e influenza nella vita dell’individuo sono probabilmente più spiccati per il nome piuttosto che per il cognome perché la scelta del primo è discrezionale e come tale può essere intessuta di molti significati che potrebbero interferire anche negativamente nelle relazioni parentali e nello sviluppo di chi lo porta. E’ bene perciò che i genitori compiano questa scelta delicata in autonomia di modo che il nome sia ben accetto in primis ai genitori stessi. Il nome infatti, al pari del cognome è come una nostra seconda pelle, qualcosa che ci identifica e che ci portiamo sempre addosso.
Le implicazioni relative all’identità personale, anche se più sfumate per il cognome, potrebbero comunque essere rilevanti; si pensi ai risvolti di significato che la società e l’individuo attribuiscono al discendere da una certa famiglia. Il cognome inoltre, soprattutto nei secoli addietro, si è legato spesso alla trasmissione ereditaria della proprietà e di attività produttive, nel senso che c’è stata o c’è da parte di vari imprenditori il desiderio che un’attività legata al cognome si trasferisca a discendenti che lo portano e ciò ha condizionato non poco spesso i rapporti parentali.
In vari paesi europei la scelta del cognome da dare ai figli non è rigida come in Italia, ma si può dare il cognome materno invece di quello paterno o tutti e due. Si trova un resoconto della situazione al link: http://documenti.camera.it/leg16/dossier/testi/NIS16010.htm
Anche in Italia da vari anni vengono presentate proposte di legge che permettano la trasmissione del cognome materno o di tutti e due i cognomi e recentemente ha risollevato il problema la scrittrice Dacia Maraini con un articolo sul Corriere della Sera al link http://www.corriere.it/cultura/12_marzo_27/maraini-cognome-paterno-precedenza_99eb9dc2-77f6-11e1-978e-bf07217c4d25.
 Alcune voci maschili si sono levate contro queste proposte di legge: verrebbe esclusa simbolicamente la compartecipazione, con i conseguenti diritti, dell’uomo alla procreazione, negandogli la possibilità di suggellarla con l’apposizione del proprio cognome e in certo modo controbilanciare il ruolo già prevalente della donna nella generazione e nell’allevamento della prole. Il ruolo della donna verrebbe ulteriormente amplificato con il rischio di svalutare e minare quello dell’altro genitore.
A fini legali inoltre sembra funzionale che i fratelli abbiano lo stesso cognome.
Può essere interessante sapere come avviene la trasmissione ereditaria del patrimonio genetico dai genitori ai figli. Ogni figlio possiede nelle sue cellule 46 cromosomi: 23 di origine paterna e 23 di origine materna: in ciò la natura è estremamente egualitaria. E’ pur vero però che i figli di sesso maschile ereditano il cromosoma Y unicamente dal padre e perciò c’è una parte del patrimonio genetico che si trasmette solo per via paterna e che in una trasposizione simbolica può giustificare l’attribuzione del cognome paterno.
D’altra parte anche la madre trasmette un DNA tipico che non ha un analogo nel corredo genetico trasmesso dal padre: il DNA mitocondriale cioè il DNA degli organuli cellulari deputati alla produzione di energia per il funzionamento delle cellule stesse. La madre trasmette questo DNA ad entrambi i figli, ma solo le figlie femmine potranno a loro volta trasmetterlo alla prole.
Ci sono quindi dei marcatori genetici sia maschili che femminili in grado di documentare l’origine di popolazioni e degli individui indipendentemente dai cognomi.
Ho sorvolato su tutti i casi di cognomi buffi, ridicoli ecc che invece sono sicuramente i più rilevanti nella pratica e alla base delle richieste di cambiamento di cognome.
Che dire? La materia sembra delicata, ma alla luce delle esperienze vigenti in altri paesi europei non sembra che il poter attribuire alla prole un doppio cognome come accade in Spagna, o il cognome materno al posto di quello paterno dovrebbe comportare eccessive complicazioni nel primo caso o squilibri nelle relazioni familiari e nello sviluppo del figlio nel secondo.
 Bisogna anche considerare che non solo per la religione cristiana, ma anche per la psicologia la coppia è più della somma delle parti, cioè dei singoli. La coppia è un “unicum” in cui i partner sono strettamente e reciprocamente legati per cui nel caso di attribuzione di doppio cognome, il poter scegliere da parte dei figli, una volta raggiunta la maggiore età, l’uno o l’altro dei due cognomi da dare a loro volta ai propri figli dovrebbe avere affettivamente un’importanza molto relativa.
In effetti questo problema o desiderio di poter attribuire il cognome materno è più sentito dalle donne in quei casi di figli nati al di fuori di una coppia sentimentalmente o giuridicamente legata, soprattutto quando il padre, pur avendo trasmesso il cognome, si disinteressa moralmente e/o economicamente del figlio. Anche in questi casi tuttavia occorre tener presente l’interesse del minore ed escludere, anche se solo simbolicamente eliminandone il cognome, la figura paterna non mi sembra corretto. Il doppio cognome andrebbe incontro anche a questi casi controversi.
Concludendo, sono del parere che il doppio cognome tuteli maggiormente i figli che possono ritrovare così rispecchiata meglio e in misura più completa la loro identità per cui in prospettiva non può che derivarne ad essi maggiore equilibrio e serenità; inoltre mette al riparo da distorsioni e tensioni familiari derivanti appunto dal desiderio pressante di uno o ambedue i genitori che un determinato cognome venga trasmesso e perpetuato. Esso appare più rispettoso delle leggi biologiche.
Se mi sembra giusto che i figli maschi possiedano comunque il cognome paterno assieme a quello materno (e a quel punto anche le femmine per criteri di omogeneità) mi sembra altrettanto giusto che le figlie femmine possano trasmettere alla loro prole il cognome materno.

Autore

valentinasciubba
Dr.ssa Valentina Sciubba Psicologo, Psicoterapeuta

Laureata in Psicologia nel 1996 presso Univ. La Sapienza - Roma.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Lazio tesserino n° 7144.

5 commenti

#1
Dr. Fernando Bellizzi
Dr. Fernando Bellizzi

C'è da cosniderare anche che in Italia il doppio cognome è associato ad una condizione di nobiltà, anche se credo che rifletta la trasmissione paterna. Penso a Luca Cordero di Montezomolo, Tronchetti Provera.
Il doppio cognome inoltre permette la trasmissione dello stesso nome del padre, dato che salvo situazioni di omonimia o in comunità piccole, difficilmente ci sarebbero omonimie. Certo, questo alterebbe la tradizione di dare il nome dei nonni ai figli.

#2
Dr. Manlio Converti
Dr. Manlio Converti

Nelle culture in cui il cognome della madre, o la parentela zio-nipote sono state scelte come prevalenti, le disparità sociali di genere non sono meno forti ed anche in Spagna il maschilismo non è inferiore che da noi, come ci spiega molto bene l'esperienza di Miguel Bosè !
Il contenitore simbolico del maschio imperante non perde il suo potere in alcun modo, nonostante gli sforzi delle democrazie moderne ,e permarrà sempre l'orgoglio del nonno di fronte ad un nipote maschio ed alla propria virilità preservata, contro ogni logica genetica (le donne danno il 51% dei geni grazie alla piccola quota trasmessa dai mitocondri dell'ovulo).
Gli strumenti burocratici che si propongono per aumentare l'inclusione e ridurre le lotte del "genere" a volte sono pletorici o forse solo troppo costosi.
Siccome oggi siamo definiti più dal nostro numero di cellulare o dal codice fiscale che dal nostro "buon nome" non potremmo pensare invece di eliminare tutta codesta inutile burocrazia??

#3
Dr.ssa Valentina Sciubba
Dr.ssa Valentina Sciubba

Anche in Spagna comunque, se non sbaglio, il cognome materno si trasmette solo ai figli; la successiva generazione avrà i cognomi paterni di entrambi i genitori, perciò il cognome materno si perde. Io propongo invece che la figlia possa trasmettere alla successiva generazione il proprio cognome materno e così via.
E' poi ovvio che è un formalismo e che questo "tentativo di uguaglianza" può non corrispondere alla realtà; tuttavia penso che la "rappresentazione" di tutti e due i genitori nel proprio cognome dovrebbe comunque essere una cosa positiva.

#4
Specialista deceduto
Dr. Giovanni Migliaccio

Mi son sempre chiesto, nel caso del doppio cognome (uno paterno e l'altro materno) quanti cognomi,alla fine, avranno i figli dei figli, dei figli ecc.

#5
Dr. Manlio Converti
Dr. Manlio Converti

La soluzione migliore sarebbe mischiare di volta in volta i cognomi, scegliendo l'iniziale maschile o femminile (magari sulla base del genere del figlio/a), che meraviglia, ci pensate? Una generazione darwiniana di cognomi, distruggerebbe il paternalismo insito comunque nel doppio cognome (sono appunto quello dei nonni) e rispetterebbe l'unicità della persona....

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