La nevrosi come non-progetto di vita

Dr. Alessandro DragoData pubblicazione: 12 agosto 2014

L'interrogativo da cui parto è: "Come posso trasformare la mia nevrosi?". Bella domanda, di certo un primo modo è "farsi aiutare" nel senso di avere l'umiltà, la dignità, la consapevolezza che "tutto da soli" non si può fare, tanto meno entrare dentro il proprio disagio personale, ergo farsi aiutare da un valido professionista della Relazione d'Aiuto è già un bel primo passo. Ma cos'è questa nevrosi di cui si parla tanto? Innanzitutto va vista non attraverso una dicotomia io sano/ tu malato. Tutti noi siamo fin dalla nascita "mediamente nevrotici" dunque dobbiamo abituarci all'idea, anche se questo è un colpo forte alla cosiddetta autostima, che i nostri genitori e noi genitori stessi non possiamo che non fare "figli nevrotici" da qui alla "fine del mondo". Cosa intendo con questo assunto di base? Intendo che il proprio progetto di vita personale, come ci insegna J.P. Sartre, può nascere solo ed esclusivamente attraverso una assunzione di responsabilità personale ben precisa: "Smettere di essere e di fare ciò che hanno deciso che io sia e che io faccia nel mondo".

Cosa si intende con questa affermazione a dir poco complicata? Semplice, separarsi definitivamente da quel progetto esistenziale per cui, i genitori o chi per loro, hanno inteso "buttarci" nel mondo fin dalla nascita, con convinzioni, opinioni, credenze, miti, illusioni, ecc, che ci sono state offerte come verità oggettive da cui nutrirci senza proferire parola. Sia chiaro questo è imprescindibile per tutti quanti noi, in quanto un genitore deve in qualche modo pensare, sentire ed immaginare per occuparsi di quel figlio o quella figlia in un certo qual modo, come dire fare figli nevrotici è quasi un evento fisiologico. Il problema però è uno ed uno soltanto che ci attanaglia da sempre in tutta questa vicenda che ci riguarda nostro malgrado dopo che diventiamo adulti: quel progetto non necessariamente è il nostro progetto esistenziale!. Come dire, tutte quelle aspettative, fantasie, immagini, proiezioni, ecc. non sono quello che tu sei qui ed ora nel presente, come persona unica ed irripetibile, ma sono qualcosa che ti è stato dato comunque dall'esterno. Capisco che siano stati i genitori, ma pur sempre "esterno" è!.

Questa separazione fondamentale tra passato, quello che è stato immaginato "buono" e nutriente per te, e presente, per "essere quello che sei in realtà" in modo autentico senza condizionamenti esterni, è a dir poco faticosa. Bisogna deludersi dalle illusioni genitoriali, bisogna riconoscere che i genitori da una parte sono stati "buoni" dall'altra "cattivi", bisogna smettere di lamentarsi del passato, ecc. Insomma il lavoro di crescita personale in questa differenza tra passato da bambini e presente da adulti è enorme; questa fatica "costa" pure e si paga: si chiama Psicoterapia.

Esistono difatti due tipi di persone, coloro che intendono durante l'esistenza essere il progetto di qualcun altro, coloro che intendono essere il progetto di vita di sé stessi. Senza nessun tipo di giudizio: fate vobis.

Autore

alessandrodrago
Dr. Alessandro Drago Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 2002 presso Università degli Studi di Firenze.
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Toscana tesserino n° 3961.

0 commenti

Commenti degli utenti: aperti!
Commenti dei professionisti: aperti!

Per aggiungere il tuo commento esegui il login

Non hai un account? Registrati ora gratuitamente!

Vuoi ricevere aggiornamenti in Psicologia?

Inserisci nome, email e iscriviti:

* Autorizzo il trattamento dei miei dati da parte di Medicitalia s.r.l. per finalità di marketing telefonico e/o a mezzo posta elettronica o ordinaria, compresi l'invio di materiale pubblicitario, la vendita diretta e lo svolgimento di indagini di mercato.

Cliccando su iscriviti acconsento al trattamento dei dati personali come da privacy policy del sito.

Ansia: sai riconoscerla? Scoprilo con il nostro test