Le conseguenze a lungo termine del consumo di marijuana sulle funzioni e sulla struttura cerebrale

Dr. Massimiliano IacucciData pubblicazione: 17 novembre 2014

miacucci_marijuana

Uno studio recente condotto da un team di ricercatori guidato da Francesca M. Filbey, del 2014, ha rilevato che i consumatori abituali di marijuana sembrerebbero avere una aumentata connettività nel cervello, pur avendo una certa perdita di materia grigia nelle aree cerebrali connessi alla dipendenza. 

La ricerca, pubblicata negli  Atti della National Academy of Sciences , è il primo ad utilizzare più tecniche di scansione cerebrale per esaminare sia la struttura che la funzione cerebrale.

Lo studio ha coinvolto 48 adulti, consumatori di marijuana, che hanno consumato la sostanza, in media, tre volte al giorno (Filbey et al., 2014). Il gruppo sprimentale è stato confrontato con quello di controllo, formato da 62 adulti che non facevano consumo di marijuana.

I ricercatori hanno scoperto che i cambiamenti, sia di struttura che di connettività nelle aree cerebrali, dipendevano da quando e da quanto spesso era consumata la sostanza. 

Gli incrementi di connettività nelle aree cerebrali erano maggiori tanto più aumentava il consumo di marijuana.

Dr. Sina Aslan, uno degli autori dello studio, ha spiegato:

"Ciò che rende unico questo lavoro è che combina tre diverse tecniche di risonanza magnetica per valutare le diverse caratteristiche del cervello.

I risultati suggeriscono un aumento in termini di connettività, sia strutturali che funzionali che possono derivare come compensazione delle perdite di materia grigia.

A lungo termine, tuttavia, il consumo prolungato di marijuana determina una degradazione di queste aree cereberali" 

Nel corso del tempo, perciò, una zona del cervello chiamata corteccia orbitofrontale riduce le sue dimensioni. Questa zona ha un ruolo fondamentale nella presa di decisione e nei processi implicati nelle ricompense.

Questo studio può spiegare perché, nel lungo termine, i consumatori di marijuana non sembrano subire nessun danno: le perdite strutturali in un settore sono compensate da guadagni di connettività in altre aree cerebrali. E può, quindi, spiegare i diversi risultati ottenuti dagli studi sul consumo della marijuana sul cervello (alcuni affermano che non si producono danni, altri invece usano toni più allarmistici).

La Dr.ssa Francesca Filbey, che ha condotto lo studio, ha riferito:

"Ad oggi, gli studi esistenti sugli effetti a lungo termine della marijuana sulle strutture cerebrali sono stati in gran parte inconcludenti a causa delle limitazioni nelle metodologie.

Invece il nostro studio non intende valutare in modo conclusivo se uno o tutti i cambiamenti cerebrali sono una diretta conseguenza del consumo di marijuana, ma dimostra che tali effetti dipendono dalla età di inizio e dalla durata di utilizzo. "

Ancora non è chiaro, infatti, se gli effetti a lungo termine dell'uso di marijuana dipendano anche da un consumo occasionale della sostanza o se le modifiche nelle strutture cerebrali ritornino alla normalità al termine del suo consumo.

 

Fonte: http://www.pnas.org/content/early/2014/11/05/1415297111 

Autore

miacucci
Dr. Massimiliano Iacucci Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 2012 presso Sapienza - Università di Roma.
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Lazio tesserino n° 20523.

1 commenti

#1
Ex utente
Ex utente

Questo studio non sembra aver provato niente.
Purtroppo, secondo i criteri scientifici, prima di collegare due effetti, bisogna provarne la diretta derivazione.
Mi spiego per chi non capisse: anche se Socrate è greco ed ha i capelli rossi ciò non vuol dire che tutti i greci abbiano i capelli rossi.
Si è visto che in certi soggetti (su un ristrettissimo campionario di appena 110 persone, una percentuale risibile) se ne trova una difformità in alcune arre celebrali e se ne adduce, senza prova scientifica, che ciò è causato dalla marijuana.
La farmacologia, che dovrebbe dimostrare questo presunto danno rimane tuttavia silente non essendoci chimicamente una prova di questo tipo di danno.

Vengono ignorati inoltre, o proditoriamente taciuti, sempre considerando il limitatissimo campionario di individui presi in considerazione, ogni altro tipo di dati e caratteristiche dei soggetti: se sono bevitori, la condizione sociale e psicologica in cui versano e tutte questi dettagli che distinguono una ricerca scientifica realistica da una ricerca scientifica ideologica. Un bevitore subisce danni al cervello e, contrariamente alla marijuana, questo è scientificamente dimostrato ma non viene preso in considerazione; spesso è un ambiente stressante a portare al consumo di marijuana (o di altre sostanze) ma lo stress stesso è dannoso per il cervello ed anche questo è stato ampiamente dimostrato.

Cito infine testualmente: "Invece il nostro studio non intende valutare in modo conclusivo se uno o tutti i cambiamenti cerebrali sono una diretta conseguenza del consumo di marijuana, ma dimostra che tali effetti dipendono dalla età di inizio e dalla durata di utilizzo" cioè: "il nostro studio non dimostra che la marijuana causa danni ed infatti non vi è alcuna dimostrazione in tal senso ma, tuttavia e nonostante tutto, ne traiamo anche delle conclusioni".

Non è così che purtroppo si fa la scienza.
Troppo spesso il sensazionalismo fa perdere di credibilità al serio giornalismo scientifico.

Commenti degli utenti: aperti!
Commenti dei professionisti: aperti!

Per aggiungere il tuo commento esegui il login

Non hai un account? Registrati ora gratuitamente!

Guarda anche droghe 

Vuoi ricevere aggiornamenti in Psicologia?

Inserisci nome, email e iscriviti:

* Autorizzo il trattamento dei miei dati da parte di Medicitalia s.r.l. per finalità di marketing telefonico e/o a mezzo posta elettronica o ordinaria, compresi l'invio di materiale pubblicitario, la vendita diretta e lo svolgimento di indagini di mercato.

Cliccando su iscriviti acconsento al trattamento dei dati personali come da privacy policy del sito.

Sondaggio su Vaccino anti-Covid (6 mesi dopo) Partecipa

Contenuti correlati