A partire dai suoi primi studi, Darwin comprese il potere dell’influenza culturale sul concetto della bellezza umana. Infatti, secondo il biologo britannico, l’influenza culturale condiziona le idee individuali e sociali sulla bellezza.

La teoria evolutiva è stata oggetto di attenzione e di discussione da parte di tantissimi studiosi appartenenti al campo della psicologia e dell’antropologia culturale. La principale controversia tra gli antropologi e gli studiosi delle scienze naturali riguarda le origini degli standard di bellezza. Da un lato vi sono i seguaci della teoria evoluzionista, per i quali l’attrazione fisica rappresenta un importante indicatore della salute e della qualità di riproduzione e che ritengono gli standard di bellezza universali ed elementari. Dall’altro lato vi sono i sociologi, per i quali gli standard sono inventati e discutibili.

Per comprendere meglio, si ritiene utile riportare l’esperienza di una studentessa universitaria Anne E. Becker che nel 1982 si recò all’estero per una ricerca sul campo dell’antropologia nell’isola delle Fiji, nel Sud Pacifico. In quegli anni, nelle Fiji l’elettricità era rara e la televisione dovette attendere almeno altri tredici anni per fare il suo ingresso nelle case della popolazione.

Eppure, Anne apprezzò la felicità del popolo, pur non avendo beni materiali: ella fu colpita soprattutto dall’importanza culturale del cibo.

Per i figiani, infatti, la famiglia e la vita sociale ruotavano attorno ai pasti. In una terra in un cui il cibo non era sempre disponibile, un buon pasto era sempre apprezzato. Le donne delle Fiji che potevano godere di un pasto abbondante erano prosperose, robuste, in carne ed erano apprezzate e considerate belle e sane.

Quando, verso la fine degli anni ‘90, Anne Becker fece ritorno nelle Fiji rimase scioccata nel vedere le influenze degli ideali di bellezza occidentali sulla cultura dell’isola. Durante il suo primo viaggio nessuna donna aveva mai avuto un disturbo alimentare diagnosticabile; nel 1998, in seguito all’avvento della televisione e delle soap opera e spot pubblicitari con modelli occidentali (Beverly Hills 90210, Melrose Place, e così via), la situazione fu ben diversa: l’11,3% delle ragazze riferì di aver cercato più di una volta di perdere peso. Nel corso di un’intervista, una ragazza figiana affermò “Voglio il loro corpo … Voglio la loro taglia”, riferendosi ai modelli occidentali.

Oggi Anne Becker è vicepresidente del Department of Global Health and Social Medicine alla Harvard Medical School e continua a ricercare le conseguenze dell’influenza televisiva sulle ragazze delle Fiji. Il suo ultimo studio, pubblicato nel gennaio del 2011, ha rilevato che, anche in mancanza di una televisione in casa, i soggetti osservati presentavano un aumento del rischio di disturbi alimentari.

In meno di trent’anni, le isole Fiji hanno subito un estremo cambiamento culturale. I figiani, in passato, apprezzavano i pasti abbondanti e le donne in carne; oggi le ragazze Figiane esprimono odio nei confronti dei loro corpi. Quasi la metà della popolazione femminile presenta sintomi di un disturbo alimentare e apprezza sempre di più i corpi magri e sottili delle attrici occidentali.

Gli standard di bellezza sono, dunque, in continua evoluzione. L’esposizione a nuove culture influenza notevolmente i modelli “da seguire” spesso a discapito della salute e del benessere individuale.

Tornando ai tempi contemporanei, il fenomeno – com’è noto – subisce notevole influenza e condizionamento dai social network, dai blogger e dagli opinionisti che con la diffusione di Internet e dei dispositivi mobili alimentano e formano l’evoluzione concettuale del “bello”.

In conclusione, viene alleggerita la “responsabilità” di assumere decisioni e scelte, favorendo (pre)concetti e convinzioni sociali che nell’uniformare le persone, secondo modelli stabiliti apriori, allontanano le incertezze e ci fanno sentire approvati.

Fonte: A.E. Becker, K.E. Fay, J. Agnew-Blais, A.N. Khan, R.H. Striegel-Moore, S.E. Gilman, Social network media exposure and adolescent eating pathology in Fiji, in The British Journal of Psychiatry, 198, (2011).