La frase “Io sono Qui-e-Ora”, come momento di contatto e di centratura con se stessi nel presente, di non dispersione nel passato e/o nel futuro, potrebbe contenere un inganno della mente che, paradossalmente, non ci fa stare nell'attimo presente. Come? Se pensiamo all'Io, come categoria a se stante, pre-determinata rispetto all'esperienza stessa, immaginiamo un 'Io' che, comunque, esiste a priori rispetto alla relazione stessa con il 'Qui-e-Ora'.

Questo tipo di pensiero, che ha anche una valenza costruttiva, ci fa capire quanto e come abbiamo 'lavorato su noi stessi', quanto siamo consapevoli, quanto siamo ben strutturati; in realtà potrebbe recare un grave errore: postulare che l'Io esista a prescindere, e che, appunto, vada separato aprioristicamente dal Qui-e-Ora.

Se, invece, proviamo ad enunciare la frase come “Io-sono-Qui-e-Ora”, questo ci fa partire dal presupposto che l'Io esiste, non come dato strutturale, ma solo ed esclusivamente esistente nella relazione orizzontale con il 'Qui'. Alcune lingue antiche, non distinguevano l'Io dal 'Qui' ma erano scritte nel medesimo modo: senza alcuna separazione lessicale.

La differenza è sottile ma questa ri-formulazione concettuale ci offre l'opportunità di sapere che 'esiste' l'Io solo nella relazione costante con il 'Qui-e-Ora', in nessun modo mai collegato al passato, in quanto atto stesso dell'esperienza esistente come processo fluido ed in divenire. La frase potrebbe, dunque, cambiare forma da “Io sono Qui-e-Ora” a “Io-sono-Qui-e-Ora”.

L'Io, dunque, esiste nel 'Qui', postulare che esista prima dell'esperienza, come dato ontologico, potrebbe essere un grave errore perpetuato nel tempo e nelle diverse epoche. Questa affermazione nei confronti di se stessi crea, immediatamente, pensieri, dubbi, paranoie, difficoltà, ecc, rispetto all'esperienza circostanziale che una persona va ad affrontare. Iniziano così i cosiddetti “meccanismi della mente” di fronte all'ambiente.

Di fatto separarci concettualmente da questo 'Io', come dato aprioristico rispetto all'esperienza stessa ma come esistente solo nella relazione con il 'Qui', offrirebbe la possibilità straordinaria di liberarci dalle istanze che governano l'Io stesso, come categoria ontologica a se stante. Sapendo che finchè 'non si tocca con mano', non sappiamo mai nulla di noi in modo così certo, in quanto processo fluido e plastico senza fine, avvolto dal mistero della relazione Io-Mondo.

Questa separazione concettuale potrebbe offrire la possibilità di essere consapevoli che l'Io non esiste ma che nel fatto esiste. Postulare, altresì, che l'Io esista a prescindere è una affermazione che 'spinge' fisiologicamente verso i meccanismi e gli inganni della mente, la cui base, sovente, è la paranoia (dal Greco "follia"). Forse proprio la follia di pensare ed immaginare che esistiamo senza la relazione costante con il mondo circostante, rinchiudendoci in un dato strutturale che definiamo 'Io', privo o quasi di capacità plastica e da cui siamo storicamente condizionati.

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