Come mai alcune persone hanno successo mentre altre, intellettualmente non da meno, si rivelano inadatte nel loro lavoro, sono incapaci di costruire relazioni sociali significative, vanno spesso incontro a fallimenti di vario genere?

 

DIVERSI TIPI DI INTELLIGENZA

Già Gardner nel 1983 sosteneva che la sola intelligenza scolastica serve poco per determinare una buona riuscita nella vita. Non esiste un unico tipo di intelligenza, quella misurata dal Quoziente intellettivo, ma un’ampia gamma di “intelligenze multiple” che contribuiscono al successo nella vita di ciascuno. Esse comprendono, oltre alle classiche intelligenza verbale e logico-matematica, anche l’intelligenza spaziale, cinestetica, musicale, interpersonale e intrapsichica. Quindi non solo l’intelligenza scolastica che permette di prendere bei voti a scuola, ma un insieme di talenti che si riflettono anche nelle relazioni interpersonali. Anche la vita emotiva può essere gestita con più o meno abilità e chi è più competente sul piano emozionale si trova avvantaggiato in diversi campi della vita.

 

EDUCARE DA SUBITO ALL’INTELLIGENZA EMOTIVA

Dunque la competenza emotiva non è una dote naturale: si può apprendere attraverso il riconoscimento dei sentimenti e la costruzione di relazioni e legami. Se queste abilità emotive vengono via via affinate, si spalanca la possibilità di avere una vita piena, ricca di benessere e di successo.

A dire il vero, al momento attuale certi episodi di cronaca rivelano una sorta di analfabetismo emotivo crescente, nei nostri adolescenti e non solo. Gli agiti prendono il posto delle parole; l’azione prende il posto del pensiero e della riflessione. È proprio lo sviluppo dell’intelligenza emotiva che permette di prevenire il bullismo e ridurre l’aggressività. Il filosofo U. Galimberti sottolinea l’importanza di imparare le emozioni fin da piccoli: la famiglia non dovrebbe promuovere solo un’educazione di tipo intellettuale o fisico, ma anche un’educazione dei sentimenti, delle emozioni, delle paure; la scuola, oltre alla famiglia e sin dall’infanzia, non dovrebbe essere solo il luogo del “voto” ma anche della formazione di “menti pensanti”…. “Si parla di intelligenza emotiva. Educare significa educare la parte emotiva sentimentale e individuare le parti diverse dell’intelligenza, da quella matematica a quella musicale, a quella corporea, bisogna seguire questi ragazzi e capire il loro sviluppo”. (cit. Umberto Galimberti)

Ci si augura che, con la imminente ripresa delle attività scolastiche, i percorsi di crescita e di sviluppo pensati per i nostri ragazzi possano andare sempre più in questa direzione.

 

I 5 PILASTRI DELL’INTELLIGENZA EMOTIVA

Il celebre testo di D. Goleman illustra in modo chiaro i pilastri dell’Intelligenza Emotiva. I primi tre riguardano la consapevolezza di sé e gli altri due la consapevolezza degli altri.

  1. AUTOCONSAPEVOLEZZA - conoscenza delle proprie emozioni: essere consapevoli del nostro stato d’animo nel momento in cui lo stiamo provando.
  2. AUTOREGOLAZIONE - capacità di liberarsi di uno stato d’animo negativo: saper controllare e modulare le proprie emozioni intense/estreme. Ad esempio, non rimuginare quando si è in collera; mettere in discussione i pensieri negativi quando si è in ansia.
  3. PERSEVERANZA - motivazione di se stessi: saper incanalare le emozioni verso il raggiungimento di un obiettivo, nonostante gli eventuali insuccessi, controllando gli impulsi e rimandando la gratificazione. Efficaci fattori motivanti sono l’essere inclini all’ottimismo e alla speranza.
  4. EMPATIA - riconoscimento delle emozioni altrui: entrare in sintonia emozionale con l’altro, comprendere i sentimenti altrui. Tanto più siamo abili nel riconoscere le nostre emozioni (punto 1) tanto più saremo abili nel riconoscere le emozioni altrui. Avere attenzione per l’altro, ascoltarlo, sono gli elementi cardine di questo punto. Vediamo ciò quotidianamente proprio nella stanza d’analisi, dove il terapeuta rispecchia al paziente la comprensione del suo stato interiore, con pazienza, cura e senza giudizio. Questa è la via per far sentire una persona accolta, compresa, capita.
  5. COMPETENZE SOCIALI - gestione delle relazioni: saper gestire e regolare le emozioni altrui. Per questa competenza sono necessarie le abilità sociali di base come autocontrollo ed empatia. Alcune persone sono capaci di aiutare altre persone a placare i propri sentimenti, di trasmettere calma, di esprimersi in modo efficace, di entrare in sintonizzazione emotiva con chi si trovano davanti. Ciò permette di costruire relazioni intime con gli altri, mettendoli a proprio agio. Al contrario, lacune proprio in questo campo possono portare un individuo seppure intellettualmente brillante a fallire nelle relazioni.

 

 

CONCLUSIONE

Se sappiamo ascoltare noi stessi e gli altri, suggerisce Goleman, il nostro mondo si espande. Acquisire la consapevolezza di se stessi è il presupposto per capire gli altri e il mondo. Indubbiamente ci vogliono pazienza, cura e allenamento per fare ciò. Oggi Whatsapp, Instagram, Facebook ecc… favoriscono la quantità della relazione forse a scapito della qualità. I nostri adolescenti stanno crescendo così: sempre più vicini alle nuove tecnologie e sempre più lontani da quegli strumenti emotivi indispensabili per avviare l’autoconsapevolezza, l’autocontrollo, la capacità di collegare la mente al cuore e al proprio comportamento. Chi segue un percorso di psicoterapia sa cosa significa sentirsi capito e ascoltato da un Altro e, come in un circolo, impara a sua volta a capire e ascoltare se stesso per poi capire e ascoltare gli altri.

Ecco perché per avere un successo pieno non basta essere dotati intellettualmente ma è necessario anche conoscere se stessi e gli altri, entrare in sintonia con loro, mettendosi in ascolto.

 

Bibliografia

  1. GARDNER, (1983) Frames of mind, trad. it. Formae mentis, Feltrinelli
  2. GOLEMAN, (1995) Intelligenza emotiva, Rizzoli Libri Spa/Bur Rizzoli
Logo medicitalia.it