Un'ipotesi sulla genesi del mancinismo

Dr.ssa Valentina SciubbaData pubblicazione: 29 maggio 2021

Penso che alcuni contesteranno questo mio articolo; li invito a portarmi degli esempi di campioni olimpici mancini (medaglia d’oro) in discipline quali il lancio del peso o del giavellotto, di modo che possa cambiare le mie idee su quella che comunque, come dice il titolo, è un’ipotesi.

Storia e preistoria

L’ipotesi parte da lontano, forse da alcuni passi della Bibbia relativi alla storia di Beniamino, secondo figlio di Rachele, e della sua discendenza.

E’ utile anzitutto ricordare che diversi studi su scheletri o utensili del periodo preistorico hanno evidenziato come i mancini fossero già presenti ed in percentuale minore rispetto ai destrimani.

Il parto di Beniamino fu molto difficile e sua madre morì in conseguenza di esso. Beniamino si trovò così orfano appena nato e per di più con una congerie di parenti, eccetto il padre Giacobbe e suo fratello maggiore Giuseppe, quasi sicuramente mal disposti nei suoi confronti. Giacobbe infatti aveva due mogli tra loro sorelle, Lia la maggiore e Rachele, ma in realtà avrebbe voluto sposare solo la seconda. Il matrimonio con la prima fu frutto di un inganno perpetrato nei suoi confronti dal padre delle due donne e Lia, nonostante gli avesse dato diversi figli, soffriva di non essere pienamente accettata e desiderata dal marito.
Tale situazione deve essersi pesantemente ripercossa sui due figli di Rachele, preferiti dal padre, tanto è vero che Giuseppe rischiò di essere ucciso dai fratellastri i quali, poi ravvedutosi, lo vendettero a dei mercanti facendo credere al padre che fosse morto. Ovviamente Beniamino, non avendo la madre a proteggerlo, ebbe probabilmente a soffrire maggiormente del clima di ostilità e soprattutto ciò avvenne già dalla nascita e quindi per tutto il periodo in cui si consolidano i fenomeni di imprinting. (Gn, 29-44)

Ricordo che l’imprinting è quel fenomeno studiato negli animali per cui ciò che il nuovo nato apprende in un breve periodo critico generalmente molto precoce dopo la nascita, in relazione a determinate stimolazioni, “si stampa” con impronta pressoché indelebile nella sua costituzione psichica, andando a ripercuotersi pesantemente sui suoi comportamenti sociali, ma anche alimentari o di altro genere della sua vita adulta.
Nell’uomo il periodo suscettibile di imprinting sarebbe molto più lungo, arrivando anche a 5 anni per alcune abilità, come ad esempio quella musicale.

Beniamino si è trovato a fronteggiare varie situazioni passibili di esporlo ad un pericolo di vita già alla nascita: il parto difficile, la morte della madre e l’ostilità della famiglia allargata.
Il padre cercò sicuramente di compensare quest’ultimo fattore, tanto è vero che da allora “beniamino” è sinonimo di “preferito”, ma dubito che ciò sia stato sufficiente ad impedire nel nuovo nato emozioni negative che con ogni probabilità si sono estese ben oltre il periodo perinatale. Il padre infatti, non poteva prendersi cura del neonato in misura prevalente rispetto a balie o altre figure femminili.

Apprendiamo sempre dalla Bibbia, nel libro dei Giudici, che nella tribù di Beniamino c’erano diversi mancini, tra l’altro enormemente precisi nell’usare la fionda.
Poiché è noto che il mancinismo riconosce fattori ereditari (che pure da soli non spiegano l’insorgenza del fenomeno) è lecito supporre che Beniamino fosse mancino e avesse trasmesso tale caratteristica ai suoi discendenti.

Studi di neurologia

L’ipotesi che Beniamino fosse mancino è in accordo con diversi studi che hanno scoperto un eccesso di mancini tra i neonati con peso molto basso alla nascita, possibile fonte di danno o interruzione dello sviluppo a livello cerebrale, e con altri studi che hanno ugualmente notato un eccesso di mancini in neonati con trauma e conseguente ipossia da parto, anche se questi ultimi studi non hanno trovato conferma in altri.

Inoltre, diversi studi hanno mostrato come emozioni negative come tristezza, paura, rabbia accompagnata da senso di impotenza, si accompagnano ad un aumento di attività della corteccia prefrontale destra, mentre emozioni positive come zelo, vigore, entusiasmo, buonumore, rabbia accompagnata da perseveranza, attivano la corteccia prefrontale sinistra ed anche alcune zone motorie.

Appare ovvio che le tre condizioni sopra evidenziate in grado di mettere in pericolo la vita di Beniamino hanno sicuramente suscitato in lui emozioni negative.

Dietro ed in vicinanza della corteccia prefrontale si situano diverse aree della corteccia motoria e, come noto, le vie nervose motorie si incrociano, per cui la proiezione cerebrale di esse corrisponde all’innervazione dei muscoli controlaterali del corpo.

Ipotizzo pertanto che emozioni negative conseguenti ad eventi che mettono in pericolo la vita del neonato attivino la corteccia prefrontale destra, trascinando con sé anche un’ attivazione della corteccia motoria dello stesso emisfero e facilitando connessioni neuronali che porteranno allo sviluppo del mancinismo.

Tali connessioni neuronali, avvenendo in un periodo suscettibile di fenomeni di “imprinting” avrebbero poi caratteristiche di fissità.

Tale ipotesi si accorda con studi che hanno messo il mancinismo in relazione con un’instabilità dello sviluppo o che hanno suggerito sia la manifestazione comportamentale di uno stress abbastanza lieve alla nascita o derivante da un atipico ambiente intrauterino, tale da causare anomalie minori nello sviluppo neurologico. Mi sembra possibile che una maggiore attivazione della corteccia destra possa avvenire già nella vita intrauterina e mi domando se uno stress possa implicare un’azione del testosterone in questo periodo invocata in alcuni studi.

Ambiente e sopravvivenza

Perché mai in assenza di eventi o situazioni, anche solo relazionali, in grado di mettere in pericolo la vita del bambino nei primi 3-4 anni di vita e che sono presumibilmente meno frequenti statisticamente di altre più confortevoli, le connessioni neuronali che favoriscono il movimento si sviluppano invece nella corteccia motoria sinistra, dando luogo a persone destrimani? In altre parole perché la grande maggioranza degli individui è destra?

Tale sviluppo è il più frequente ed evidentemente quindi il più vantaggioso. Esso privilegia l’uso dei muscoli della parte destra del corpo ed ipotizzo che ciò possa essere messo in relazione al movimento del sole o meglio della terra. L’uomo, come le piante e gli animali, si volgerebbe verso la luce del sole e, poiché esso sorge ad oriente e tramonta ad occidente, l’uomo nella sua evoluzione, sarebbe stato portato ad usare in misura prevalente la mano “più illuminata” dal sole, la destra, quella più ad ovest, con il sole di fronte.

Ipotizzo anche che tale sviluppo abbia condizionato la disposizione di organi interni quali cuore, fegato e milza ed in particolare del primo.

Benché i muscoli della cassa toracica si trovino ad un livello più superficiale, mi sembra indubitabile che il cuore possa risentire di stimoli meccanici o elettrici e d’altra parte invito chi voglia contestare queste mie ipotesi a dimostrarmi che i mancini possiedano mediamente nel braccio dominante (escludendone la coordinazione con gli altri muscoli del corpo omolaterali) la stessa forza dei destri ed a spiegarmi per quale motivo il cuore non occupa una posizione perfettamente centrale, ma si proietta notevolmente a sinistra. Mi sembra plausibile che l’uso della mano destra abbia comportato questa proiezione e di conseguenza l’allocazione di fegato e milza.

L’uso della mano e del braccio destri avrebbe portato ad una loro maggiore forza ed abilità ed è ovvio che la forza fisica favorisce la sopravvivenza. Sarebbe pertanto abbastanza logico che forze evoluzionistiche abbiano operato nel “fissare” con fenomeni di imprinting l’uso della destra, in quanto facilitante la sopravvivenza dell’individuo. Vari studi hanno mostrato una riduzione di longevità nei mancini, anche se esistono alcune prove contrastanti.

Non sempre gli eventi seguono un corso che potremmo chiamare “naturale”o “senza complicazioni” per usare una terminologia di stampo medico. Pericoli di vita percepiti dal neonato porterebbero alle conseguenze esposte precedentemente, fatti salvi ovviamente fattori genetici, ereditari od ormonali individuati dalla letteratura.

Mi sembra plausibile comunque che i mancini trovino degli adattamenti psico-fisici atti a contrastare questo gap ai fini della sopravvivenza e, poiché l’imprinting è un fenomeno difficile o impossibile da modificare, una correzione del mancinismo potrebbe esitare in fenomeni di inibizione controproducenti.

A tutto ciò è da aggiungere che l’abilità della mano è un “continuum”. Esistono mancini di sola mano, di solo occhio e mancini più completamente lateralizzati. Il fatto che comunque la lateralizzazione non sia un fenomeno rigidamente determinato induce a riflettere sui possibili vantaggi di questa indeterminatezza.

L’ipotesi spiegherebbe anche quella che sembra una maggiore incidenza di mancini rispetto al passato, che potrebbe essere dovuta non solo a minori fenomeni di pressione sociale, in particolare per la scrittura, ma anche ai miglioramenti della medicina che ha comportato una maggiore sopravvivenza di bambini colpiti da insulti o malattie.

L’ipotesi ha ripercussioni su altri comportamenti ed attitudini finalizzati alla sopravvivenza, in tal caso della specie, che anch’essi potrebbero essere soggetti a fenomeni di imprinting e che, secondo Freud, riconoscono nei primi anni dello sviluppo differenti meccanismi psicologici in relazione alle figure di accudimento primarie.

Vantaggi dei mancini

I mancini potrebbero essere più creativi per un uso presumibilmente maggiore o più plastico di entrambi gli emisferi rispetto ai destri.
Probabilmente per lo stesso motivo possono essere più abili nella coordinazione delle due mani, avere riflessi più veloci o una buona memoria.
Potrebbero essere più precisi poiché la forza comunque va a scapito della precisione e meno portati per i lavori manuali, in particolare faticosi, il che spiegherebbe perché in una ricerca si è trovato che gli uomini mancini guadagnano mediamente più dei destri.
Forse i mancini sono più capaci di “vedere” con l’intelletto ciò che è meno evidente, in quanto la mano sinistra, giocoforza, opera con minore luce?

Il mancino probabilmente più famoso al mondo, Leonardo da Vinci, figlio illegittimo di una popolana e di un rampollo di famiglia facoltosa, potrebbe aver “perso” la madre in tenera età, poiché andata presto sposa ad un altro uomo. Il piccolo fu affidato alla famiglia del padre che poteva assicurargli un’educazione più adeguata.

 

Bibliografia

  1. V. Llaurens,1,*M. Raymond,1and C. Faurie1,2Philos Trans R Soc Lond B Biol Sci. 2009 Apr 12; 364(1519): 881–894.
  2. Dalai Lama, Daniel Goleman. Emozioni distruttive, 2003, Mondadori ed. Milano
  3. E. Comerio Il Cervello Sociale: valutazione dell’empatia e dell’assertività in pazienti con trauma cranico. Centro Italiano Studi in Neurosociologia, Corsico http://www.neurosociologia.it/il%20cervello%20sociale%20empatia%20e%20assertivit%C3%A0%20prima%20parte.html
  4. Canestrari Psicologia generale e dello sviluppo Editrice Clueb Bologna 1984

Autore

valentinasciubba
Dr.ssa Valentina Sciubba Psicologo, Psicoterapeuta

Laureata in Psicologia nel 1996 presso Univ. La Sapienza - Roma.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Lazio tesserino n° 7144.

9 commenti

#1
Dr. Giuseppe Santonocito
Dr. Giuseppe Santonocito

Interessante l'ipotesi delle emozioni negative/positive. Inoltre il mancinismo si ritrova anche in molte specie animali e con percentuali pressappoco uguali a quelle dell'uomo.

Rimane tuttavia aperta la questione dell'ambidestria.

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