Ossessioni, compulsioni e manie: sconfiggere la tirannia dell'assurdo in tempi brevi
Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) rappresenta una delle forme di sofferenza psicologica più invalidanti. La sofferenza ossessiva non è un segno di follia, ma il risultato di una logica portata all'estremo. La soluzione risiede nel cambiare le lenti con cui percepisci la realtà e le azioni con cui si risponde ad essa.
Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è una delle forme di sofferenza psicologica più invalidanti, dove “La ragionevolezza si infrange sullo scoglio della tirannia dell’assurdo, che imprigiona la mente della persona”, come sostiene il prof. Giorgio Nardone, fondatore insieme a Paul Watzlawick del Centro di Terapia Strategica ad Arezzo.
Fino agli anni ’80 e primi anni 90 l’approccio al DOC era esclusivamente farmacologico o psichiatrico, a differenza di oggi dove si predilige un approccio integrato (farmaco + psicoterapia) nei casi medio-gravi.
La sofferenza ossessiva non è un segno di follia, ma il risultato di una logica portata all'estremo. La soluzione risiede nel cambiare le lenti con cui si percepisce la realtà e le azioni con cui si risponde ad essa. Attraverso la lente della Terapia Breve Strategica, si esplora come questa "prigione mentale" possa essere scardinata non attraverso la razionalità, ma tramite stratagemmi terapeutici mirati.
La trappola del controllo che fa perdere il controllo
Il cuore del problema non risiede in una presunta alterazione biologica o in un trauma del passato, ma in un meccanismo di strategie che il soggetto mette in atto per gestire la propria ansia o i propri dubbi.
Chi soffre di DOC cerca di rassicurarsi attraverso rituali (compulsioni) o pensieri ripetitivi. Tuttavia, proprio questo sforzo di controllo rigoroso produce l'effetto paradossale di alimentare l'ossessione stessa: il controllo che fa perdere il controllo.
La logica di funzionamento del disturbo ossessivo compulsivo basato sulla paura
Da una paura originaria che la persona cerca di sedare, mette in atto (volontariamente all’inizio) dei comportamenti a livello di azione o di pensiero, fino a perdere totalmente la volontarietà e diventa preda di quella tirannia dell’assurdo, per cui da comportamenti e pensieri logici, in breve tempo e senza che la persona se ne renda conto, si arriva all’illogico.
Il paziente che soffre di un disturbo ossessivo compulsivo si rende conto che è illogico mettere in atto tutta questa serie di rituali, ma non può farne a meno.
Si parla di disturbo ossessivo compulsivo quando i comportamenti messi in atto dalla persona sono:
- Inevitabili: nel senso che non posso rinunciarci, non posso non farli.
- Irrefrenabili: nel senso che devo farli immediatamente.
- Ritualizzati: il rituale ha la funzione calmante, in modo da ridurre l’ansia, la paura, la fobia, che è il generatore di tutto il meccanismo.
Le tre varianti del disturbo ossessivo
Il modello di terapia breve strategica identifica tre tipologie principali di rituali che mantengono la patologia:
- rituali preventivi: azioni messe in atto per evitare che accada qualcosa di temuto (es. lavarsi per non contagiarsi).
- rituali propiziatori: gesti eseguiti per far sì che avvenga qualcosa di desiderato o per "ingraziarsi la sorte".
- rituali riparatori: procedure eseguite per rimediare a un errore commesso o a una potenziale contaminazione già avvenuta.
Quali sono le strategie messe in atto di un paziente con DOC?
- L’evitamento di ciò che lo spaventa o di ciò con cui dovrebbe confrontarsi.
- La richiesta costante e compulsiva di rassicurazione (non presente in tutti i pazienti).
- I rituali in quanto senza di essi non possiamo parlare di disturbo ossessivo compulsivo.
Oltre la diagnosi tradizionale: la diagnosi operativa
Per approfondire:10 regole d'oro per sconfiggere le ossessioni
Il ruolo della Terapia Breve Strategica nel DOC
A differenza dei manuali psichiatrici classici, la Terapia Breve Strategica utilizza una diagnosi operativa. Non ci si limita a dare un nome al disturbo, ma si analizza come esso funziona nel "qui e ora".
Il terapeuta osserva la complessa rete di interazioni tra il soggetto e la sua realtà, focalizzandosi sulle modalità di persistenza del problema.
La domanda non è "perché è nato?", ma "come si mantiene?".
Poiché il DOC è un disturbo basato su una logica ferrea ma irrazionale, non può essere combattuto con la logica ordinaria. Spiegare a un paziente che le sue paure sono infondate non serve: lui lo sa già, ma non può farne a meno.
Il cambiamento avviene attraverso stratagemmi terapeutici che ricalcano la logica del problema:
- paradossare il paradosso: si prescrive il rituale in modo tale da distruggerne il potere (es. la manovra del "Se lo fai volontariamente, non è più un impulso incoercibile");
- piccoli perturbamenti: introdurre lievi variazioni nei rituali per rompere la rigidità del sistema.
Efficacia ed efficienza
I risultati della ricerca-intervento condotta dal Centro di Terapia Strategica di Arezzo mostrano che il DOC può essere risolto con percentuali di successo molto elevate (89% dei casi) e in tempi brevi (mediamente sotto le 10-15 sedute), senza ricorrere necessariamente a terapie farmacologiche prolungate, che spesso agiscono solo sul sintomo senza eradicare il meccanismo sottostante.
Sconfiggere le ossessioni è possibile se si accetta di abbandonare la logica del "ragionamento" per abbracciare quella dell'azione.
Come recita un antico adagio caro al modello strategico: "Se vuoi vedere, impara ad agire". Il superamento della patologia passa attraverso l'esperienza concreta di piccoli successi che ridonano al paziente la fiducia nella propria capacità di gestire la realtà.