Tutela dei minori: l’importanza della consulenza psicologica di parte
La Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) nelle cause minorili è uno strumento centrale per valutare le capacità genitoriali, ma resta un’indagine psicologico-clinica soggetta a interpretazione. In questo contesto, il Consulente Tecnico di Parte (CTP) svolge una funzione essenziale di garanzia:
- assicura il contraddittorio tecnico,
- verifica il rigore metodologico,
- contribuisce a un quadro valutativo più completo.
La sua presenza non è solo tutela del genitore, ma condizione necessaria per decisioni realmente orientate al superiore interesse del minore.
Indice
Quali sono i ruoli del CTU e del CTP?
Nel panorama delicato e spesso conflittuale delle separazioni coniugali, la nomina di un Consulente Tecnico d’Ufficio, ovvero C. T. U. da parte del Giudice raffigura una situazione di svolta. La CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio) è un’indagine psicologica e sociale richiesta dal Giudice quando vi è un grande conflitto fra i genitori inerente all'affidamento e al collocamento dei figli; la C. T. U. non è un percorso di terapia, ma è uno strumento di valutazione processuale.
Nonostante la C. T. U. nasca come strumento d'ausilio per il giudice nell’indagine sulle capacità genitoriali e sul benessere del minore, l’esperienza clinica e forense insegna che l'efficienza di un determinato accertamento non può prescindere dalla presenza di un Consulente Tecnico di Parte (C. T. P.).
Quali compiti svolge lo psicologo Consulente tecnico di parte?
La rilevanza del Consulente Tecnico di Parte non né in una sterile difesa "di ufficio" del proprio cliente, ma si configura come una funzione di garanzia epistemologica e metodologica all’interno del processo.
Sappiamo che la Consulenza Tecnica d'Ufficio non è una scienza esatta, ma un’indagine psicologico-clinica soggetta a delle interpretazioni. Con la mancanza di un contraddittorio tecnico, la narrazione del CTU rischia di divenire l'unica lente tramite la quale il Giudice esamina la dinamica familiare.
Il CTP interviene a questo scopo:
- per assicurare che la metodologia, utilizzata sia rigorosa e corretta, cioè verifica che i test somministrati siano validati e che i colloqui seguano protocolli scientificamente riconosciuti;
- traduce le istanze del genitore in un linguaggio tecnico-giuridico comprensibile agli attori del processo.
Inoltre il CTP ha un ruolo basilare nel sostegno emotivo e strategico del genitore.
Ovviamente la CTU è un evento altamente stressante, l’ansia di poter essere giudicati può modificare il comportamento dei genitori, portandoli a fornire un'immagine distorta di sé, sia per eccesso di difesa che per crollo emotivo.
Siamo portati ad immaginare che il CTP sia solo dalla parte del genitore, invece la maniera migliore per tutelare il minore è riuscire a garantire che la decisione del Giudice si fondi su un quadro clinico completo.
Egli può mettere in risalto degli elementi che possono essere stati messi da parte durante la consulenza, egli può evidenziare delle dinamiche relazionali che il CTU potrebbe non aver approfondito in maniera adeguata, può effettuare delle osservazioni circa il colloquio che il C. T. U. ha svolto con il minore, ricordiamo che il C. T. P. non presenzia alla seduta con il minore.
Ovviamente può suggerire delle soluzioni alternative, ovvero modalità di affidamento o calendari di visita più adeguati alla quotidianità del minore.
Perché non bisogna rinunciare al CTP?
È fondamentale evidenziare che la rinuncia della nomina di un proprio Consulente Tecnico di Parte in un contesto di consulenza tecnica di ufficio disposta dal giudice, equivale togliere uno strumento sostanziale di controllo tecnico.
In un ambito dove il confine tra valutazione clinica e giudizio morale può non essere rispettato, la partecipazione del C. T. P. è la sola strada per poter garantire che l'accertamento sia non solamente equo, ma effettivamente orientato al superiore interesse del minore.