Capire la psichiatria - Corso Cibo e Mente

matteopacini
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze
Cibo e Mente
Quando il cervello fa ingrassare



Il problema del peso e del disagio per la propria forma fisica sono crescenti nel mondo moderno. Da una parte i classici disturbi della condotta alimentare, quali la bulimia e l’anoressia, dall’altra le forme più sfumate, o irregolari, che però condizionano la vita di chi ne soffre peggiorandone la qualità. Infine, situazioni di autentico legame continuo con il pensiero del cibo e con il pensiero di dover dimagrire, in cui si stenta a capire se il problema risieda realmente in un eccesso di appetito o anche in una continua sollecitazione culturale nel senso contrario alla soddisfazione dell’appetito.
Studi recenti hanno permesso di appurare che il funzionamento del nostro cervello quando è preso da un appetito che non sa trattenere, è simile al rapporto che si stabilisce con alcune droghe. Si parla infatti anche di “dipendenza da cibo” in molti casi associati al sovrappeso, non necessariamente estremo.
Anche i sentimenti di infelicità, di inutilità e vergogna, di rabbia e insoddisfazione sono presenti in alto grado nei disturbi alimentari, con un circolo vizioso tra umore depresso e ricorso al cibo in maniera vorace e priva di controllo.
Il controllo delle sindromi ansiose, depressive o impulsive associate all’alimentazione è spesso una chiave per ristrutturare il rapporto con il cibo, che peggiora invece con i soli tentativi di restrizione.
Inoltre, i disturbi del comportamento alimentare spesso inducono chi ne soffre a cercare una soluzione sul cibo e sul peso in maniera “diretta”, senza considerare che il cervello, che “mette in comunicazione” peso e cibo, è invece il primo obiettivo del trattamento.

Programma dell'incontro

-Fame e appetito: biologia e manifestazioni nel rapporto quotidiano con il cibo
-I problemi legati al peso: obesità
-Anoressia e bulimia
-Peso e appetito: come le diete, l'esercizio e il cervello influenzano il rapporto con la propria alimentazione

Docente responsabile: Dr. Matteo Pacini ( Medico Psichiatra)
(curriculum visionabile su www.psichiatriaedipendenze.it)

Cibo e Mente
Quando il cervello fa ingrassare



Il problema del peso e del disagio per la propria forma fisica sono crescenti nel mondo moderno. Da una parte i classici disturbi della condotta alimentare, quali la bulimia e l’anoressia, dall’altra le forme più sfumate, o irregolari, che però condizionano la vita di chi ne soffre peggiorandone la qualità. Infine, situazioni di autentico legame continuo con il pensiero del cibo e con il pensiero di dover dimagrire, in cui si stenta a capire se il problema risieda realmente in un eccesso di appetito o anche in una continua sollecitazione culturale nel senso contrario alla soddisfazione dell’appetito.
Studi recenti hanno permesso di appurare che il funzionamento del nostro cervello quando è preso da un appetito che non sa trattenere, è simile al rapporto che si stabilisce con alcune droghe. Si parla infatti anche di “dipendenza da cibo” in molti casi associati al sovrappeso, non necessariamente estremo.
Anche i sentimenti di infelicità, di inutilità e vergogna, di rabbia e insoddisfazione sono presenti in alto grado nei disturbi alimentari, con un circolo vizioso tra umore depresso e ricorso al cibo in maniera vorace e priva di controllo.
Il controllo delle sindromi ansiose, depressive o impulsive associate all’alimentazione è spesso una chiave per ristrutturare il rapporto con il cibo, che peggiora invece con i soli tentativi di restrizione.
Inoltre, i disturbi del comportamento alimentare spesso inducono chi ne soffre a cercare una soluzione sul cibo e sul peso in maniera “diretta”, senza considerare che il cervello, che “mette in comunicazione” peso e cibo, è invece il primo obiettivo del trattamento.

Programma dell'incontro

- Fame e appetito: biologia e manifestazioni nel rapporto quotidiano con il cibo
- I problemi legati al peso: obesità
- Anoressia e bulimia
- Peso e appetito: come le diete, l'esercizio e il cervello influenzano il rapporto con la propria alimentazione

Docente responsabile: Dr. Matteo Pacini ( Medico Psichiatra)
(curriculum visionabile su www.psichiatriaedipendenze.it)

Sede:
Pisa / Sabato mattina
Milano / Martedì mattina
Roma / Venerdì Pomeriggio

Costo: il corso ha un costo di Euro 150,00 per persona singola o nucleo familiare (2 persone).

Modalità di iscrizione
Inviare una mail a paciland@virgilio.it, o un sms a 3297931577 o fax a 050564387
Data pubblicazione: 01 gennaio 2011

Autore

matteopacini
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1999 presso Università di Pisa.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Pisa tesserino n° 4355.

Specialista con oltre 25 anni di esperienza clinica e di ricerca in psichiatria, focalizzato su dipendenze da oppiacei, doppia diagnosi e terapia farmacologica. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche internazionali e docente universitario, ha ricoperto ruoli di rilievo in società scientifiche e comitati editoriali. Riconosciuto per contributi innovativi nella gestione integrata delle dipendenze e nella farmacoterapia personalizzata.

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16 commenti

#1
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Salve Dr.Pacini trovo che il suo articolo sia molto bello e dica delle cose reali che purtroppo però in pochi capiscono realmente.Troppo spesso mi sono sentita dire,da dottori e no,che devo dimagrire,devo mangiare di meno ma nessuno fino adesso ha capito che il mio problema non parte dallo stomaco ma parte dal cervello...se non si cura prima quello non si va da nessuna parte.Io parlo per me ma credo che questa cosa riguardi gran parte delle persone con problemi alimentari...ha ragione il cibo è una droga per me,penso in continuazione a mangiare...mangiare..mangiare...ed è il rifugio per molte situazioni di insoddisfazione!!!

#2
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Dr. Matteo Pacini

Su questo ho scritto anche un libro, si chiama "Dipendenza da cibo", trova le recensioni in rete.
L'ho scritto proprio per unire la conoscenza in tema di piacere, dipendenza e psichiatria con questo ambito, su cui esistono posizioni chiare degli endocrinologi e degli studiosi di obesità, ma che invece è spesso trattato con il solito equivoco di pretendere che il paziente "contrasti" i suoi stessi sintomi, ne faccia a meno, li "getti via" o si moderi.

#3
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Ex utente

Gentilissimo Dottore sicuramente leggerò il suo libro non si sa mai che mi possa aiutare!!Purtroppo quello che dice è vero,non basta dire "non mangiare quello,mangia così" perché spesso non sono le calorie che togli a una persona ma tutte le sue sicurezze... questi problemi vengono affrontati singolarmente da un solo dottore che solitamente è il dietologo o il nutrizionista,ma che invece dovrebbero essere trattati sotto molti aspetti!!Se posso poi permettermi di dirlo,visto che sono molto obesa,mi è capitato spesso in una visita qualsiasi,anche dall'otorino,che mi venisse puntualizzato che devo dimagrire...come se non lo sapessi già da me!!!Mica sono scema...ma il pensiero degli altri è sempre quello...."deve mangiare di meno"!!

#4
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Dr. Matteo Pacini

E' lo stesso che spesso si sentono dire i tossicodipendenti, "cerca di resistere", "ti vuoi distruggere ?", "non capisci che ti fai del male ?" e così via. Ovvero, si dice che è una malattia (e i ricercatori lo dicono chiaramente, con immagini del cervello che mostrano chiaramente ciò che avviene), ma poi culturalmente non si è propensi a trattare gli ammalati come tali. Oltretutto, questo fa sì che le poche e utili cure siano riservate come "ultima spiaggia", dopo che nelle prime spiagge sono proposti, in maniera insistita, metodi che non hanno impatto alcuno, o comunque non definitivo sulla condizione. Addirittura, psicologicamente questo susseguirsi di insuccessi rischia di rendere un malato semplice un malato che odia se stesso poiché si ritiene causa del suo male.

#5
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Ex utente

Già purtroppo,non in prima persona fortunatamente,ma ho avuto a che fare anche con la droga e so benissimo cosa questa provoca a chi ne fa uso e alle persone che stanno intorno....insomma o sei un drogato o sei un ciccione...non esiste una malattia per queste due cose...forse perchè a differenza degli altri malati noi siamo la "causa del nostro male"...purtroppo è così!!!Togliere la droga ad un tossicodipendente è come togliere un cibo ad un obeso e il vino ad un alcolista....

#6
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Dr. Matteo Pacini

Non esattamente, nella cura non che si toglie l'oggetto, si modifica il desiderio, oppure si tolgono almeno le conseguenze se non si può intervenire sul desiderio. Il fatto è che chiedere ad una persona di controllare un comportamento che si è appena definito incontrollabile secondo la diagnosi, è un non-senso. Così come pretendere che la persona cerchi di "Non ricadere" quando nella diagnosi (anche di obesità "essenziale") c'è un andamento spontaneo recidivante. E' meglio puntare sulle tecniche utili che investire le persone malate di responsabilità non sostenibili sul controllo dei propri sintomi.

#7
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Certamente sono tre percorsi ben distinti l'uno dall'altro sotto l'aspetto curativo perché ovviamente nel tossicodipendente e nell'alcolista la cura sta comunque nel togliere l'oggetto della dipendenza,mentre in una persona dipendente dal cibo sicuramente non si può togliere l'oggetto della dipendenza che è il cibo....ma la cura principale consiste nel rieducare la persona ad un rapporto corretto col cibo...cosa non facile...è una sfida...se la persona non capisce i propri problemi,le proprie incertezze,le proprie debolezze.Molti dicono che manca la forza di volontà,ma secondo me la volontà non centra un bel niente quando hai in testa un martello pneumatico che ti picchia in continuazione la stessa parola:cibo cibo cibo....resto comunque del parere che tutti possono dimagrire...devono solo capire che sono loro a comandare il cervello e non il cervello a comandare loro...io per un periodo ci sono riuscita ma sul più bello mi sono tirata la zappa sui piedi!!!

#8
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Dr. Matteo Pacini

"la cura sta comunque nel togliere l'oggetto della dipendenza"

No, assolutamente. La cura sta nel ripristinare il controllo. L'oggetto della dipendenza, per toglierlo, bisogna non desiderarlo, o desiderarlo abbastanza di meno da evitare che questo significhi automaticamente impegnarsi per consumarlo.

"ma la cura principale consiste nel rieducare la persona ad un rapporto corretto col cibo"

Neanche. Il rapporto non è scorretto, è un problema di condizionamento cerebrale, tramite il cibo. L'obeso mangia in maniera "non sana" semplicemente perché è inevitabile, ma non è questo il nucleo della sua malattia, questa è una delle conseguenze.

Infatti lo dice lei: il martello pneumatico, che c'è e spinge verso il cibo, "togliere il cibo" è il contrario del sintomo, che è "volerlo", quindi sarebbe come dire alla persona di non avere la febbre. La terapia toglie la voglia, il cibo si toglie perché non si cerca. Poi, il cibo non può essere "abolito" come una droga, perché è un rapporto necessario anche se non fosse più desiderato (per assurdo). Delicato è l'equilibrio della gratificazione, poiché comunque il rapporto con un oggetto del desiderio si accompagna ad una carenza di gratificazione (come consequenza di sicuro, perché il sistema si "rompe"), a volte anche in partenza.

Nessuno comanda i proprio organi, il cervello non è un organo particolare in questo senso. Le cure funzionano in automatico, così come nelle dipendenze, nessuno comanda niente, le persone riacquistano il controllo che tanto volevano, e decidono di distaccarsi perché riescono a star lontani, ovviamente il tutto è sostenuto dalla cura, non spontaneo.

#9
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Ex utente

Assolutamente si quando io dico che la cura sta nel togliere l'oggetto della dipendenza voglio solo dire che un tossicodipendente quando è guarito non si droga più e quindi l'oggetto della dipendenza gli è stato tolto,non ce l'ha più,mentre un obeso non è guarito quando non mangia più,perché il cibo non si può togliere a nessuno e ci sei a contatto tutto il giorno...non so se riesco a spiegarmi!!Mio fratello è stato in comunità e,per quanto possa ricordare perché è passato molto tempo,per disintossicarlo la droga gliel'hanno tolta detto così in poche parole perché il percorso è lungo.Mentre con me che sono obesa per disintossicarmi dal cibo non me lo puoi togliere perché bisogna mangiare per forza e bisogna venirci a contatto per forza:per cucinare,fare la spesa...mentre io magari devo mangiare l'insalatina per gli altri devo preparare un bel piatto di lasagne e non è lo stomaco che ti dice voglio le lasagne ma è il cervello...non è che io lo comando ma lo devo zittire!!Certo che non posso comandare gli organi,non posso decidere io quando andare in bagno...è il mio corpo che lo decide però certi impulsi dobbiamo comandarli noi.

#10
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Dr. Matteo Pacini

Quando un tossicodipendente curato non si droga più gli è stata tolta la voglia, l'oggetto potrebbe essere lì quando vuole, ma non lo vuole più. La differenza sta se mai che l'obiettivo nella dipendenza da cibo è un rapporto controllato, in quella da eroina un non-rapporto (o meglio può essere abolita totalmente, il cibo no). Venire a contatto non importa granché, sarebbe un contatto normale se non esistesse uno squilibrio. L'ex-tossicodipendente che si cura scende per strada e incontra le stesse persone, alla fine non è lui che le evita, sono loro che lo evitano perché non è più "uno di loro". Noi non comandiamo gli impulsi, sono fatti per non essere comandati, è soltanto che di solito non sono così forti o costanti da "bucare" le barriere che ci sono, razionali o non. Il controllo è un'illusione, gli studi mostrano che l'obeso ha un controllo superiore al normale, perché lo esercita continuamente, ma purtroppo non gli basta perché il suo desiderio è più elevato e più continuo. Questa per esempio è una delle conoscenze sull'obesità che ribalta completamente quella dell'obeso "privo di volontà", che si lascia andare, che potrebbe ma non lo fa perché in realtà si adagia sul cibo etc.

#11
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Beh io non sono un medico per cui questi sono solo pensieri frutto delle mie esperienze e non frutto delle mie conoscenze,che non ho!!Ma comunque sono daccordissimo con lei in tutto quello che ha scritto ma secondo lei...Preciso che non voglio un consulto ma è in argomento col suo articolo....io sono una persona obesa come ha capito che mangia in modo schifoso(tanto che il mio medico sostiene che ho una bulimia nervosa),a tutte le ore,di tutto e di più...l'anno scorso mi è partito qualcosa dal cervello e ho deciso di dimagrire..sono andata da un dietologo che non mi ha dato una dieta ma mi ha solo spiegato cosa dovevo mangiare e cosa no.Non ho avuto l'aiuto di nessuno(psicologo o psichiatra),di nessuna medicina ma solo di me stessa e della palestra..nessuno mi avrebbe dato una lira ma io sono riuscita da 125 Kg a 92 kg nel giro di 4 mesi...non riesco ancora a capire cosa è successo perché per me il cibo è tutto..cosa scatta nel cervello per fare queste cose?

#12
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Il problema è che, a quanto ne sappiamo, nei disturbi alimentari i risultati non tendono ad essere stabili, non è che siano impossibili. E' come la disintossicazione in una tossicodipendenza: non cambia la tossicodipendenza, ne annulla parte degli effetti temporaneamente. La bulimia nervosa va trattata come tale, il dimagrimento può essere utile se c'è una cura che previene la ricaduta. Altrimenti chiunque può decidere di dimagrire e riuscirci, ma quello che la persona con problemi alimentari vuole non è "solo" il dimagrimento, ma l'equilibrio senza dover preoccuparsi del proprio appetito (che mangi o che si astenga).
Questo è quanto. I dimagrimenti rapidi non consentono di dare un giudizio di stabilità, proprio perché rapidi. Anzi, il criterio della ricerca del metodo rapido è più un modo per dire che uno ha un problema, altrimenti perché non un dimagrimento lento ? E' caratteristico di chi non può avere un controllo che ritorna indietro piano piano, ma chi può esercitare un controllo o totale, ma temporaneo, o nullo. Oltretutto questo nei disturbi alimentari è da tenere sotto controllo, perché a volte lo sbilanciamento conduce a degli episodi anoressici (è più vero il contrario però, che la bulimia si sviluppa in persone con passato di anoressia).

#13
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Si infatti ha ragione non è durato molto purtroppo perché di fronte a una situazione di "stress" o comunque una situazione difficile ci sono ricaduta dentro peggio di prima e non riesco più a darmi uno stop.Sono perfettamente consapevole che ho bisogno di aiuto perché potrò dimagrire da sola ancora un miliardo di volte ma poi mi lascerò andare il doppio delle volte.Comunque è tutto molto strano...c'è chi che per un dispiacere si abbuffa e chi invece per un dispiacere gli si "chiude lo stomaco"...sono tanti gli obesi ma sono altrettanto molti gli anoressici....sono due opposti ma il problema è sempre quello!!

#14
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Dr. Matteo Pacini

In ogni caso quel che risulta è che lo squilibrio è "dopo", e non ritorna indietro da solo, altrimenti sarebbe fatta con una dieta.
Siamo biologicamente diversi, infatti le depressioni con abbuffate sono una categoria distinta, e ricordano molto le depressioni di chi usa alcol e droghe, in cui l'umore va giù e l'uso di droghe degenera.

#15
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Perché dice "depressioni con abbuffate"?Cioè chi si abbuffa in fondo nasconde una depressione?Che ci sia un problema è chiaro ma la depressione è un gran problema...cioè è possibile ma non penso che dietro tutte le abbuffate si nasconda la depressione...credo...

#16
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Dr. Matteo Pacini

No, perché ci sono depressioni con dimagrimento e inappetenza e depressioni con aumento dell'appetito. Questo secondo tipo è proprio un tipo diverso di "malattia", in cui al calare dell'umore si attiva un meccanismo di ricerca della gratificazione orientato verso oggetti vicini e autogestibili, tipo il cibo.
L'iperalimentazione non inizia per forza con un'alterazione dell'umore, anche se dopo è frequente che ci sia.

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