Utente 371XXX
Buongiorno,
scrivo per avere delucidazioni ulteriori sulla linea di condotta da adottare per la gestione del paziente affetto da demenza senile. La persona in questione è una donna (mia nonna) di 80 anni, alla quale è stata diagnosticata la demenza senile intorno ai 73 anni.
I sintomi si sono mantenuti più o meno stabili fino all'estate del 2015, dove si è aggiunta una rigidità diffusa e una compromissione del senso dell'equilibrio, dovuta sempre al peggiorare della situazione cerebrale.
Al momento risulta assistita dal marito che però non riesce più a garantirle gli adeguati standard di sicurezza, in quanto sono aumentati gli atteggiamenti a rischio cadute (al momento ha la fissazione di arrampicarsi sulle scale per pulire in alto, cosa che normalmente viene svolta con regolarità dalla collaboratrice domestica e che quindi non necessitano di un suo intervento). Da settembre 2015 è stata inserita una persona per assisterla solo per la mattina, ma lo scorso dicembre mio nonno ha avuto un infarto e quindi la presenza di una persona solo la mattina risulta insufficiente e c'è la necessità di assumere un operatore fisso, ma egli risulta reticente sia per paura di urtare la sensibilità della moglie, sia perchè la stessa ha iniziato ad avere atteggiamenti violenti nei confronti sia della signora sopracitata, sia nei confronti di noi familiari. Al momento sta assumendo oltre alla terapia prescritta dal neurologo, anche dei farmaci per stabilizzare l'umore, ma non so se a questo punto siano efficaci o se sia la patologia a vanificarne gli effetti.
Noi figli e nipoti come possiamo aiutare in questa situazione?
Ringrazio chiunque possa darmi dei chiarimenti.

[#1] dopo  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

nel frattempo che il Geriatra Le fornisca le risposte richieste, certamente a breve, qualche considerazione psicologica.
Come anche Voi avrete notato, accanto ad un lento e progressivo peggioramento avvengono cadute improvvise di lucidità che aggravano la situazione oltre le previsioni.

Come potete aiutare?

Si potrebbe ipotizzare un soggiorno diurno presso una struttura specifica per dementi, con rientro serale al domicilio. In queste strutture l'ambiente è "protesico", cioè funziona da protesi su misura per il tipo di patologia.

Se la cosa non è fattibile, il potenziamento dell'assistenza a domicilio è teorizzabile, ma occorre tener presente che è IMprobabile venga ben accolta, dato che spesso è vissuta come invasione della casa "propria".

Voi potete aiutare innanzi tutto studiandoVi la malattia, che è strana e per certi versi incomprensibile; ed abbisogna di comportamenti adeguati e competenti da parte di chi assiste al fine di evitare comportamenti aggressive da parte dell'ammalato;
e sostituendo Vostro nonno per alcune ore della giornata;
se in quel tempo lui esce di casa, ad es. va a fare una partita a carte, va a casa dell'altro figlio, ...., gli farà bene.





Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
Psicologa europea, Psicoterapeuta, perfez. in Sessuologia Clinica - Rovereto (TN)
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[#2] dopo  
Utente 371XXX

Gentile Dott.ssa

la ringrazio per la risposta. Purtroppo un soggiorno diurno presso struttura è inattuabile sia perchè non verrebbe accettato da mia nonna, sia perchè neanche mio nonno avallerebbe mai la cosa.
Purtroppo sapevamo che si sarebbe arrivati anche ad episodi di tipo violento, che spesso si innescano quando cerchiamo di evitare che mia nonna assuma comportamenti rischiosi: capisce bene che per quanto possiamo provare a distrarla facendo magari qualcos'altro, se lei ha deciso di arrampicarsi su una scala ed è irremovibile di certo non possiamo assecondarla, e nell'imporci lei manifesta la sua aggressività.
Abbiamo anche provato, come lei suggeriva, a proporre a mio nonno di sostituirci per qualche ora durante la giornata, ma lui è irremovibile: si è sempre occupato di mia nonna e non vuole delegare a nessuno il compito. Probabilmente questo dipende dal fatto che con l'età si acuiscono anche alcuni aspetti caratteriali delle persone e mio nonno è sempre stato una persona estremamente caparbia.
Ovviamente una situazione del genere avvilisce tutti quanti, in primis mio nonno che come caregiver più vicino sicuramente avverte tantissimo stress e tristezza per quanto accade alla sua compagna di una vita.

[#3] dopo  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile nipote,
la grandissima tristezza la comprendo.
E' correlata al senso di impotenza;
e al contempo al rispetto che ci si obbliga ad avere per le scelte non condivise (ad es. quella del nonno) ma rispettate sia pure con grande fatica.

E dove la mettiamo la fatica nell'assistere al decadimenti di chi magari è stato la nostra guida?
Ne parlo anche nel mio "I tempi dell'incontro" (Erickson 2015).

Qui mi fermo, in quanto sono "ospite" di Geriatria, io Psicologoa Psicoterapeuta; e dunque non vorrei approfittare dell'ospitalità.

Auguri sinceri, di cuore.



Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
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