Utente 220XXX
Salve.
Per una serie di sintomi che mi "perseguitano" da circa 19 mesi mi sono sottoposto ad una serie di esami strumentali. Tra questi ho effettuato, nel novembre 2011, una ecografia tiroidea.
Nel referto medico è riportato:
Tiroide di volume nella norma:
Lobo destro DT 13 mm; DAP 17 mm; DL 42 mm
Lobo sinistro DT 12 mm; DAP 16 mm; DL 47 mm
Istmo non ispessito.
L'ecostruttura ghiandolare appare finemente disomogenea, ma senza evidenza di formazioni nodulari.
Trachea in asse.
Non evidenti significative linfoadenopatie in sede laterocervicale in entrambi i lati.

La dottoressa mi consigliò, senza allarmismi, di effettuare anche il dosaggio dei principali ormoni tiroidei. Parlò di leggera infiammazione.
Nelle analisi del sangue, precedenti all'ecografia (maggio 2011), i risultati furono:
TSH 2,130 mIU/L (Valori di riferimento 0,40 - 4,00)
FT3 4,32 pg/ml (Valori di riferimento 1,80 - 5,20)
FT4 9,89 pg/ml (Valori di riferimento 8,9 - 17,6)

Il mese scorso mi sono sottoposto ad altri esami del sangue presso un altro laboratorio di analisi e ad un orario diverso.
I risultati sono stati:
TSH 2,69 mIU/L (Valori di riferimento 0,35 - 4,94)
FT3 3,98 pg/ml (Valori di riferimento 1,71 - 3,71) *
FT4 1,17 ng/DL (Valori di riferimento 0,70 - 1,48)
Anti-perossidasi 0,06 UI/mL (Valori di riferimento 0 - 6)
Anti-tireoglubulina 0,5 UI/mL (Valori di riferimento 0 - 4,5)

Come si può notare l'FT3 è minore delle precedente analisi ma, nel secondo laboratorio, risulta leggermente fuori il range di riferimento.
L'unica cosa da aggiungere è che sia nelle analisi effettuate a maggio 2011 che in quelle dello scorso mese è evidente un leggero aumento dei linfociti e una leggera diminuzione dei neutrofili.
Maggio 2011:
Neutrofili 37,0% (Valori di riferimento 40 - 74)
Linfociti 51,1% (Valori di riferimento 19 - 48)

Novembre 2012:
Neutrofili 35,5 % (Valori di riferimento 45 - 70)
Linfociti 53,4 % (Valori di riferimento 20 - 45,5)

Questi valori posso essere collegati all'infiammazione della tiroide?
Da cosa può dipendere questa infiammazione?
E' opportuno dosare anche la tireoglobulina o marcatori virologici?

Grazie anticipatamente
Cordialità


[#1] dopo  
Dr. Chiara Lestuzzi

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Gentile utente,

lei continua a fare esami su esami di tutti i tipi per una sintomatologia vaga (vertigini, palpitazioni, affaticabilità) che la affligge da tempo. Come le ho già scritto quando ha chiesto un parere per il riscontro di "congestione ilare" a una radiografia del torace, gli esami vanno fatti per un sospetto clinico preciso orientato dai sintomi.

Altrimenti il rischio è che si trovino piccole alterazioni di nessun significato che però mettono in allarme.
Lo avevo scritto il 15 dicembre, lo ribadisco adesso.

Il dosaggio degli ormoni tiroidei è condizionato da fattori tecnici per cui il risultato varia da laboratorio a laboratorio (infatti ogni laboratorio ha il suo range di normalità); gli ultimi esami sono compatibili con una lieve iperfunzione della tiroide (FT3 lievemente aumentato e TSH leggermente ridotto), ma questo non giustifica assolutamente i sintomi (che peraltro aveva già prima, con ormoni tiroidei nella norma). Né è una cosa preoccupante. Ripeta gli esami eventualmente tra 6 mesi ( ma pensi: un anno fa erano normali. se non li avesse ripetuti avrebbe un problema in meno).

Come le ho già scritto in un precedente consulto, questo continuo fare esami e chiedere spiegazioni su internet a diversi specialisti -nessuno dei quali ha mai avuto l'opportunità di visitarla di persona e di considerare il suo caso nella sua GLOBALITA'- non la porterà mai da nessuna parte.

Per di più, a richieste specifiche di chiarimento da parte di alcuni miei colleghi, non ha risposto.

La mia impressione è decisamente che lei sia una persona ansiosa, con un' attenzione eccessiva al proprio corpo e una forma di ipocondria. Ha chiesto 2 consulti alla settimana nell' ultimo anno.

Lei dovrebbe decidersi a:

A) chiedere UNA E UNA SOLA visita personale, diretta, da un bravo internista che possa esaminare tutta la marea di esami già eseguiti, fare un ESAME OBIETTIVO DIRETTO (senza il quale qualsiasi ipotesi sull' origine di una sindrome vertiginosa lascia il tempo che trova), e poi fare SOLO gli esami aggiuntivi che lui potrà eventualmente indicare (sempre che non bastino e avanzino quelli già fatti).

B) affrontare il suo problema psicologico nei confronti della paura di essere malato. Dice di essere in cura da uno psichiatra o da uno psicoterapeuta. RIBADISCO QUELLO CHE CHE LE HO SCRITTO 10 GIORNI FA: NE PARLI CON LUI. E' L'UNICO CHE LA PUO' AIUTARE.

C) Smettere di girare come una trottola da uno specialista all'altro, non rispondendo a chi le fa delle domande precise per inquadrare il problema, non ascoltando quelli che la rassicurano ma riproponendo le STESSE domande più volte a medici diversi.

A meno che lei non stia cercando qualcuno che finalmente le dica: "Hai una malattia gravissima e incurabile". Sarebbe soddisfatto così?

Lei è un SOGGETTO AD ALTISSIMO RISCHIO:

A) di finire nelle grinfie di un medico poco scrupoloso o di un "santone" che alimenterà le sue manie prescrivendole esami inutili e costosi e magari visite priovate periodiche e terapie costosissime a base dei più strani intrugli

B) di passare la sua vita vivendo da ammalato senza esserlo, ingigantendo ogni piccolo sintomo che avverte.

Mi scusi la brutalità, ma vedo che la mia risposta conciliante e ragionevole di qualche giorno fa non ha sortito alcun effetto. Forse le serve uno scossone.
Dr. Chiara Lestuzzi
Cardiologia, Centro di Riferimento Oncologico (CRO), IRCCS, Aviano (PN)

[#2] dopo  
Utente 220XXX

Gentile Dr. Lestuzzi ,
la mia continua richiesta di consulti non sfocia dalla mia ipocondria o dalla mia autosuggestione ma bensì da una certa leggerezza riscontrata nei medici che ho consultato di persona.
Purtroppo molti suoi colleghi (credo non sia il suo caso) quando si trovano a visitare un ragazzo giovane e sportivo prendono, da subito, i sintomi lamentati come di origine psicosomatica.
Spessissimo mi sono ritrovato a consultare medici, a pagare anche 300,00 euro, solo per sentirmi dire (dopo aver semplicemete misurato la pressione) che ho bisogno dello psicoterapeuta.
Io non cerco il medico che mi dica "lei forse ha un tumore", cerco (come tutti i pazienti) un medico che ha il tempo di ascoltare, che legge almeno gli esami e che abbia lo scrupolo di indagare prima di uscirsene con la "storia" dello stress!...E qui, non me ne vogliate, non vedo tanta differenza da un "santone".
Ormai anche il dentista e l'ortopedico fanno diagnosi di stress o di ansia. E' corretto secondo lei?
Si fiderebbe di uno gnatologo che le dice che i problemi mandibolari possono provocare attacchi di panico?
Io no! Non mi sono fidato!
Ecco perchè da questo tipo di esperienze ho trascorso parte del mio tempo libero a consultare voi, a leggere di medicina (pur facendo tutt'altro nella vita) e a sottopormi a costosissimi esami strumentali.
Io sono una persona che preferisce ragionare in maniera razionale e scientifica piuttosto che credere, da subito, che le somatizzazioni possano comportare i sintomi che accuso.
Questo mio girovagare da un medico all'altro viene, appunto, dai miei limiti culturali rispetto alla medicina. Non sono medico nè voglio sostituirmi ad esso attraverso qualche lettura presa dal Web.
Voglio semplicemente essere sicuro al 100% che la cura per i dap che porto avanti da un anno non sia stato solo tempo sprecato.
Non voglio, un giorno, scoprire che un anno di Entact abbia solo peggiorato i miei sintomi piuttosto che risolverli.


Auguri
Cordialità

[#3] dopo  
Dr. Chiara Lestuzzi

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Gentile signore,

lei mi ha scritto testualmente: "In effetti la pro-BNT.NT è bassa ma è anche vero che sono stato io, di mia iniziativa, ad andare in laboratorio e chiedere insistentemente questo marcatore per ciò che avevo letto e per ciò che, di conseguenza, volevo escludere.
Purtroppo (e qui le do ragione) la mia paura è spesso infondata ma poi accade, come in questo caso, che un esame strumentale esca stranamente alterato e come è di logica vada in confusione totale e non so più se credere al mio instinto, alla percezione del mio malessere o a ciò che mi diagnosticano i medici. "

e io l'avevo già avvisata del rischio di fare esami a pioggia, per il rischio di scoprire piccole "anomalie" che possono essere varianti del normale, o errori di laboratorio e che alimentano il circolo vizioso dubbio-esame-dubbio.

Le racconterò un piccolo aneddoto. Una ragazza perfettamente sana decide di diventare donatrice di sangue. Tra gli esami di routine c'è l' ECG, che mostra un blocco di branca destra (è una variante non necessariamente legata a patologia), ma il medico del trasfusionale chiede una visita cardiologica. Visito la ragazza e sento un soffio cardiaco (che veramente sembra un "soffio innocente", cioè senza patologia) ma per maggior tranquillità faccio subito un ecocardiogramma. L'ecocardiogramma -come previsto- è del tutto normale, ma vedo casualmente una zona anecogena all'interno del fegato (da uno degli approcci per l'ecocardio si vede anche parte del fegato). A questo punto chiedo al collega ecografista internista di avere pietà di questa povera ragazza entrata in ospedale PERFETTAMENTE SANA che è entrata in una girandola di esami, e di farle un'ecogarfia epatica completa... e infatti si trattava di una semplice cisti! Se questa ragazza non avesse fatto l'ECG avrebbe continuato a vivere felice e contenta.

Ora: sono d'accordo che molti colleghi appena vedono una persona ansiosa non si pongono neanche il problema di visitarla e superficialmente decidono che i disturbi sono psicosomatici. Ma nel suo caso mi pare che comunque ha già fatto tantissimi esami che hanno escluso i problemi che sospettava e lei li ripete lo stesso. A questo punto possiamo dire che il problema è psicologico.

Forse deve discutere con chi la segue per gli attacchi di panico per rivalutare la terapia (farmacologica e psicoterapica) che sta facendo. Forse è arrivato il momento di cambiare strategia?

Tra i consulenti di MI non ne ha trovato nessuno che le ispiri fiducia e che lavori dalle sue parti, in modo da poter andare in visita con tutti gli esami e fare una volta per tutte il punto della situazione? Perché poche indagini valutate insieme e in modo integrato (confrontamdole) spesso dicono molto più di una montagna di informazioni esaminate singolarmente, in modo frammentario.
Dr. Chiara Lestuzzi
Cardiologia, Centro di Riferimento Oncologico (CRO), IRCCS, Aviano (PN)

[#4] dopo  
Utente 220XXX

Salve,
purtroppo non conosco medici internisti o meglio quelli da cui sono stato visitato erano tutti degli specialisti. Esistono medici che, privatamente, possono esaminare tutti gli esami a cui mi sono sottoposto? Cosa si intende per internisti?

Naturalmente il mio ragionamento circa la superficialià adottata da molti medici non è rivolta a tutti quelli che ho incontrato ma, sicuramente, ad un folto numero di essi. C'è anche da aggiungere che avendo come medico di famiglia mio Zio ho trovato ancor più difficoltà in merito.
Avere un parente medico influisce, purtroppo, molto negativamente sul rapporto medico-paziente.

Grazie ancora

[#5] dopo  
Dr. Chiara Lestuzzi

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Per internista si intende un medico specializzato in medicina interna; non è un ultraspecialista ma uno che ha studiato un po' tutte le specialità mediche (cardiologia, neurologia, endocrinologia ecc. ecc.) e quindi dovrebbe essere in grado di valutare TUTTI gli esami in modo integrato.
E di fare una diagnosi differenziale partendo da sintomi che potrebbero essere causati da patologie di organi diversi.
Ogni singolo specialista verifica se la patologia è di sua competenza; se non lo è non va oltre.
Le faccio un esempio: un paziente ha mancanza di respiro e va dallo pneumologo, che lo visita, gli fa la spirometria e dice "Spirometria normale: non è di mia competenza", allora va dal cardiologo che fa ECG, un ecocardiogramma e dice "non è un problema di cuore". Magari il medico internista cerca di capire da dove viene il problema, se non è dei polmoni né del cuore e chiede degli esami del sangue e scopre che la causa è una grave anemia...

In questo sito c'è la categoria Medicina Interna e anche Medicina generale.
Purtroppo non conosco nessuno dalle sue parti. Se riesco ad avere qualche "dritta" da qualche collega le farò sapere.
Dr. Chiara Lestuzzi
Cardiologia, Centro di Riferimento Oncologico (CRO), IRCCS, Aviano (PN)

[#6] dopo  
Utente 220XXX

Grazie ancora per la gentilezza e la disponibilità mostratami.
Avevo intuito bene.
Io ho "giocato", in questi mesi, a fare il medico (internista) di me stesso.
Ieri sera mi sono messo alla ricerca di un medico internista che potesse visitarmi, privatamente, nella provincia in cui risiedo.
L'unico recapito che sono riuscito a trovare è quello del responsabile del reparto di medicina interna dell'ospedale pubblico della mia città.
Per quanto ho capito, però, lui ha una specializzazione in Reumatologia.
Gli altri del suo staff, purtroppo, non visitano privatamente.

Secondo il suo parere professionale tra gli esami che ho effettuato (aggiungo che, in questi giorni, mi sono sottoposto anche all'ecg sotto sforzo) ho tralasciato qualcosa?
Glielo chiedo anche perchè tutti i medici che mi hanno visitato non mi hanno mai asciato andare, a visita conclusa, dicendomi "non è il mio campo, non è la mia specializzazione" ma mi hanno sempre detto "non hai nulla".
Ma, come le dicevo ieri, i miei sintomi sono purtroppo sopportabili ma cronici. La mia non è nè paura nè preoccupazione per l'avvenire è piuttosto "arrabbiatura". Non è giusto vivere a 31 anni in questa situazione. Lo so, c'è di peggio! ...Ma anche di meglio, aggiungo.

Grazie
Cordialità