Utente 286XXX
Buongiorno, da circa 3 anni a mio padre è stata diagnosticata una glomerulonefrite membranosa istologicamente accertata caratterizzata da una marcata proteinuria, senza vi fosse ipertensione e senza causa apparente, che in seguito ad un ciclo 'Ponticelli' (corticosteroide e ciclofosfamide) ed attuale assunzione di deltacortene 5 mg e micofenolato sembra essere in parziale remissione, o comunque controllata, con una perdita di proteine attorno a 2g/die e creatinina attorno a 1.5. Attualmente la terapia prevede oltre a tali farmaci l'utilizzo di ramipril 2,5 mg, ASA 100 mg, lasix e lasitone in dosaggi variabili (purtroppo avendo la pressione arteriosa 'normale', in determinati periodi dell'anno deve variare i dosaggi altrimenti tende ad avere mancamenti da ipotensione), colecalciferolo, folina, eskim e lescol per il controllo della ipercolesterolemia (conseguenza della malattia, ora sotto controllo), pritor 20 mg, limpidex, e da circa 3 mesi esegue delle iniezioni di simil-epo per stimolare la produzione di globuli rossi (anemia eritrocitaria e basso ematocrito, in miglioramento).
Il problema è giunto circa un mese e mezzo fa, con il primo attacco di gotta, un dolore acutissimo, insopportabile e al limite del malore, che in questo periodo lo fa davvero soffrire, spostandosi dalle ginocchia, alle caviglie, poi ai piedi e via di nuovo, con tregua minima. L'uricemia era elevata, a causa probab. dell'uso di diuretici e mai trattata, ed è passata da 10 a 6-7 con l'uso nel frattempo di allopurinolo, ma il problema fondamentalmente rimane il dolore, e la preoccupazione relativamente ad un futuro ritorno ad una normale deambulazione: è anche sotto controllo ponderale, ed ultimamente non ha sottostato rigidamente alla dieta riprendendo circa 10 kg (da 80 a 90), il che può aver contribuito, ma amando lui camminare non può certo immaginare di poter perder peso senza muoversi, ed ora ha il terrore che ciò gli scateni un attacco di gotta come è avvenuto la prima volta. Il suo nefrologo inizialmente gli aveva prescritto colchicina, mal tollerata per gli effetti gastrointestinali, poi tachidol, assolutamente inefficace nel controllo del dolore. In seguito a consulto urgente durante una notte tormentata gli è stato somministrato del toradol dal medico di base, e ciò gli ha determinato sollievo, tanto che l'ha proseguito efficacemente per qualche giorno, salvo poi farselo sconsigliare dal nefrologo a favore dell'utilizzo di contramal (ma che non sembra risultare parimenti efficace). Tutto questo preambolo per chiedere cortesemente anche a voi un parere relativamente all'utilizzo di farmaci efficaci nel contrastare il dolore e risolvere questa crisi acuta infinita; sono davvero a lui totalmente preclusi gli antinfiammatori nonostante il danno renale sia limitato o è per eccesso di zelo? quali sono i rischi se assume solo al bisogno del toradol? l'indometacina è da considerarsi fuori discussione? Rispondetemi in franchezza, sono farmacista. Cordiali saluti e grazie

[#1] dopo  
Dr. Remo Luciani

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Egregio Utente,
la problematica dell'uso dei fans per il controllo del dolore in pazienti con problematica renale è uno dei nostri "tallone" di Achille;gli antiinfiammatori non steroidei come ben sapete agiscono sulle prostaglandine (potenti vasodilatatori) un loro uso nel pz con Insufficienza renale cronica può determinare un peggioramento degli indici di funzione renale oltre ad eventuale cattivo controllo pressorio.Il problema è che questi farmaci sono molto efficaci nel controllo del dolore!!!
Nello specifico credo che l'attacco di gotta sia stato determinato da tutti i fattori da Lei identificati e potrebbe ripetersi;nello specifico per evitare il ripetersi di esso consiglierei di garantire un'adeguata idratazione (comaptibile con la sindorme nefrosica ..) io direi 1.5 litri di liquidi al dì associata a stretta dieta iposodica e controllo stretto del peso corporeo;continuerei l'allopurinolo a dosaggio pieno per almeno tre mesi.In caso di attacco farei così: paracetamolo 1 grammo ogni 8 ore (max 3 al dì),aumenterei lo steroide per 3-4giorni a dosaggio alto (ad esempio prednisone 25 mg),aggiungerei impachi locali con gel/pomata antiinfiammatoria (diclofenac ad es solo per uso cutaneo).laddove suddetti presidi non sortissero effetti mi lascerei come ultima e ripeto ultmia ratio l'utilizzo di FANS per via parenterale (ev/IM).La intolleranza alla colchicina ci impedisce di utilizzare altra via del controllo della patologia.Ritengo che un adeguato stato idratazione associato alla non recidiva della gln membranosa vi eviterà spiacevoli recidive.
Cordiali saluti
Dr. Remo Luciani

[#2] dopo  
Utente 286XXX

La ringrazio Dottore per la cortese e celere risposta. In data odierna inizierà ad assumere deltacortene 25mg per 3 giorni e poi a scalare; impacchi di ghiaccio sembra diano un discreto sollievo. Concludo chiedendoLe se è a conoscenza dell'utilizzo di Artiglio del Diavolo per il trattamento ma soprattutto prevenzione nelle recidive di tali forme reumatiche, e ritenuto particolarmente efficace tanto che in Germania (Paese dove la tradizione erboristica risulta molto viva e strettamente legata alle prescrizioni allopatiche) risulta molto prescritto in tali situazioni. Le chiedo se è compatibile con le patologie renali di mio padre e nello specifico con la sua terapia o vi siano delle controindicazioni. Nelle mie ricerche non ne ho trovate, ma forse da specialista è a conoscenza delle interazioni nel caso specifico o conosce chi saprebbe rispondermi. RingraziandoLa ulteriormente, cordiali saluti.

[#3] dopo  
Dr. Remo Luciani

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Egregia Signora,
personalmente nella mia esperienza non mi è mai capitato di utilizzare suddetto preparato; sono a conoscenza delle virtù terapeutiche dell'artiglio del diavolo nelle patologie degenerative osteoarticolari.nello specifico non ritengo ci siano problemi nella sua assunzione all'interno dei dosaggi consigliati.
La saluto
Dr. Remo Luciani