Claudicatio gambe post incidente con frattura vertebre non curata

Su 76 enne (mio padre) con 2 ernie discali, successivamente a incidente stradale frattura 2 vertebre lombari non riconosciuta subito e non trattata, inizio dolori alle gambe e formicolio che ne impediscono il movimento (brevi percorsi poi necessita di sedersi).
Non sente dolore alla zona lombare e se sta seduto o sdraiato non ha sintomi.
Ha eseguito due trattamenti antalgici a distanza di un mese senza benefici significativi ora si prospetta intervento di decompressione lombare.
Un consulto richiede laminectomia o intervento simile mentre un altro specialista richiederebbe artrodesi lombare posteriore.
Dalle RX dinamiche non risulterebbe instabilità della colonna.
Come orientarsi?
Un ritardato intervento di laminectomia può avere effetti negativi sulla patologia?
Invece intervento di artedodesi quando non indicato cosa comporterebbe?
Grazie
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo 6.9k 368
Gentile Utente,
da quanto descrive, il quadro clinico di suo padre appare compatibile con una claudicatio neurogena da stenosi lombare, cioè una sofferenza delle strutture nervose che si manifesta tipicamente durante la deambulazione con dolore/formicolii agli arti inferiori e miglioramento da seduto o sdraiato. Il fatto che i sintomi compaiano dopo brevi percorsi e migliorino rapidamente con il riposo è abbastanza caratteristico.
In questi casi il punto centrale è capire se oltre alla stenosi/compressione nervosa sia presente anche una reale instabilità vertebrale post-traumatica o degenerativa.
Se le RX dinamiche non mostrano instabilità significativa, in linea generale la decompressione semplice (laminectomia o tecnica analoga) può essere sufficiente; l’artrodesi viene solitamente riservata a casi con instabilità, listesi, deformità importanti o necessità di ampia resezione destabilizzante.
Questo spiega probabilmente la differenza di vedute tra i due specialisti.
Personalmente ritengo fondamentale valutare: RM lombare completa; TAC ossea se vi sono dubbi sulle fratture pregresse; reale stabilità segmentaria; qualità ossea; condizioni generali del paziente.
Per quanto riguarda il ritardo dell’intervento, una compressione nervosa protratta nel tempo può effettivamente ridurre la possibilità di recupero completo della funzione neurologica e della capacità di marcia, soprattutto se compaiono deficit di forza; riduzione progressiva della distanza percorribile; alterazioni sensitive persistenti.
Tuttavia la tempistica va sempre ponderata rispetto all’età, al rischio chirurgico e al quadro neuroradiologico complessivo.
Al contrario, un’artrodesi eseguita senza reale indicazione può comportare chirurgia più invasiva;
tempi di recupero maggiori; maggiore rigidità del rachide; rischio aumentato di sovraccarico dei livelli adiacenti nel tempo.
In sintesi, se davvero non vi è instabilità documentata, la decompressione semplice potrebbe teoricamente rappresentare l’approccio più conservativo e fisiologico; tuttavia la decisione definitiva richiede una valutazione integrata delle immagini e dell’esame clinico diretto.

Un cordiale saluto

Dott. Mauro Colangelo, Neurochirurgo/Neurologo
maurocolang@gmail.com
https://neurochirurgomaurocolangelo.it/

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