Utente 859XXX
ho 60 anni, sono portatrice di pace maker dal nov del 2007.Il 21/08/08 sono stata sottoposta ad intervento per tumore alla mammella sx,con asportazione del linfonodo sentinella.
L'esame istologico è il seguente:
"carcinoma duttale infiltrante moderatamente differenziato con fenomeni di permeazione neurale, associato a scarso infiltrato infiammatorio e marcata reazione desmoplastica. Il preparato esaminato presenta recettori estro-progestinici positivi.Cute e margini di resezione chirurgica liberi da neoplasia. Linfonodo sentinella morfologicamente esente da ripetizione neoplastica".
Al primo controllo oncologico mi è stato prescritto un ciclo di 5 sett. di radioterapia e terapia ormonale con ARIMIDEX per una durata di 5 anni.Il radioterapista, dopo aver consultato il cardiochirurgo responsabile dell'intervento di installazione di pace-maker, mi informava che non avrei potuto effettuare sedute di radioterapia perchè ciò avrebbe danneggiato (fritto è il termine che ha usato)il pace maker stesso. Ho successivamente consultato altri due medici specialisti in radioterapia, con esiti identici. Due oncologi diversi hanno proposto, in alternativa,per diminuire le probabilità di recidiva entro i due anni, l'asportazione totale della mammella.
Faccio inoltre presente che durante il ricovero si sono presentati episodi di intolleranza ad alcuni medicinali (probabilmente oppiacei). Causa ritardo nella consegna della cartella clinica,necessaria al medico che avrebbe dovuto effettuare i test allergologici, a tutt'oggi non mi è stato possibile verificare quali dei medicinali somministrati è responsabile dell'intolleranza. Il chirurgo che ha effettuato l'intervento nutre il timore che possano verificarsi complicanze durante una nuova operazione. Vi chiedo quindi:
-esiste una terapia alternativa alla radio?
-in mancanza di radioterapia di quanto aumenterebbero le probabilità di una recidiva?
-è possibile monitorare la situazione nel prossimo periodo ed effettuare l'intervento di asportazione solo se la situazione dovesse oggettivamente peggiorare?
Certa di un vostro riscontro Vi ringrazio anticipatamente

[#1] dopo  
Dr. Gianluca Mortellaro

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Gentile utente,
sulle interazioni tra Pace-maker e RT in realtà ci sono alcune pubblicazioni in merito. Di solito queste apparecchiature, soprattutto se di ultima generazione hanno una struttura tale da "sopportare" il carico di radiazioni. Alcune hanno addiruttura la dose (di Gy) massima indicata. Quindi bisogna valutare con chi ha impiantato l'apparecchiatura eletronica(chirurgo) o informarsi direttamente con la casa costruttrice.
Salve
Dr. Gianluca Mortellaro
Dirigente Medico I livello
U.O. Radioterapia
ARNAS CIVICO Palermo

[#2] dopo  
Utente 859XXX

Anzitutto grazie per la sollecita risposta. Il chirurgo che ha impiantato il pace-maker ha già consultato un ingegnere della ditta costruttrice, in realtà è stato lui a paventare la possibile e alquanto probabile "frittura" dell'apparecchio (forse perchè in zona troppo vicina). Il chirurgo che è intervenuto sul tumore ipotizzava invece una possibile terapia a basso dosaggio e da "posteriori", dalla schiena, insomma. Ma il radioterapista da noi consultato non si trova daccordo, affermando che diminuirebbe solo l'efficacia sul tumore e non la potenza irradiata sull'apparecchio. Che ne pensa?