Utente 656XXX
Mi presento: sono un ragazzo di 21 anni, studio biologia molecolare. All'età di 13 anni mi innamorai per la prima volta di una ragazza. Fu l'esperienza più gratificante e totale della mia vita. Successivamente, però, ho avuto per molti anni fantasie omosessuali e lo scorso anno ho deciso di realizzarle. Ho avuto una relazione omosessuale che non mi ha portato nulla di buono, solo ferite su ferite. Molti potrebbero rispondermi che la colpa è riconducibile alla persona "sbagliata" con cui ho avuto questa relazione, e che per quanto riguarda l'amore per quella ragazza, ero troppo giovane e immaturo. Ma non è così. Almeno nel mio caso. Nel tentare di rimettermi in piedi da questa enorme sofferenza decisi di informarmi, per non arrivare impreparato a una nuova relazione omosessuale. Ho avuto così modo di conoscere più da vicino l'ambiente gay. Ma ciò non mi ha aiutato, anzi, ha incrementato i miei dubbi. Finché un giorno mi è tornato in mente che avevo letto di omosessualità in un libro di psicologia che era in casa: questa tendenza era messa in relazione al complesso di Edipo. Era un libro degli anni '70, per cui mi sembrava antiquato; inoltre ho sempre visto nella teoria di Freud una eccessiva importanza data al sesso, per cui decido di fare ricerche su materiale più recente. E così, per caso, scopro Nicolosi, psicologo molto discusso che in America pratica con successo la "terapia riparativa" dell'omosessualità. Mi sono rivisto in pieno in quella che lui chiama relazione triadica "madre iper coinvolta dominante e intrusiva, padre distante, distaccato e critico".Sono sempre stato anticonformista un po' in tutto. Ma nella sessualità ho sempre desiderato essere conforme. Ho scoperto che non sono compatibile ad avere una relazione con un altro uomo, sperimentandolo sulla mia pelle. Per anni ho ascoltato messaggi antiomofobici, che condivido, ma che contenevano un presupposto che ora ho il coraggio di mettere in dubbio “non ci si può fare niente, bisogna accettarsi e basta”. Finalmente ho trovato una voce fuori dal coro, che mi piace. Finalmente il mio senso critico ha raggiunto un traguardo importante. Come ho già detto, studio biologia molecolare, quindi, a ragion veduta, nego il mito del "gay si nasce, è una questione genetica".
Purtroppo la mia situazione mi ha portato a pensieri ossessivi sulla omosessualità, per cui da qualche mese sto prendendo un antidepressivo (che non mi sembra migliori molto le cose). il 26 maggio avrò la mia prima seduta di psicoterapia. In attesa di quella data, voglio chiedervi se nell'ambito della psicoterapia, secondo le linne di pensiero più diffuse in Italia, è possibile superare queste pulsioni omosessuali e cominciare ad avvertire attrazione sessuale per le ragazze, verso le quali ho un feeling maggiore; tutto sarebbe perfetto se potessi esserne attratto sessualmente. Inoltre voglio affermare con chiarezza che non è vero che la mia egodistonia dipende dall'omofobia interiorizzata!ritengo questa convinzione veramente cinica e umiliante.(tant'è vero che la mia relazione omosessuale l'ho vissuta alla luce del giorno informando i miei amici di allora) Inoltre tempo fa un sessuologo in tv ha detto, in risposta a un ragazzo che telefonava per pulsioni omosessuali, "se ti fa soffrire, ci sono dei modi per mandare via queste pulsioni". Per favore, mi date conferma di ciò?

[#1]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Gentile utente,
la "prima volta" dallo psicoterapeuta è sempre carica di aspettative da parte del paziente, che porta le sue sofferenze e i suoi dubbi e spera che tutto venga chiarito, spiegato e messo in ordine, e nello stesso tempo teme che un estraneo (il terapeuta) si intrometta nella sua vita e condizioni il suo modo di pensare.
La realtà è diversa; si tratta dell'incontro tra due persone e di uno spazio e un tempo che permettono al paziente di raccontarsi e al terapeuta di rimandare al paziente l'immagine di quello che è, eventualmente ponendogli anche domande e chiedendo spiegazioni( ci sono tecniche in cui il terapeuta è più o meno attivo, ma questo porterebbe il discorso troppo lontano). Lo scopo della terapia non è quello di favorire un comportamento o nel suo caso una inclinazione sessuale, ma di permettere di scegliere in piena libertà la strada che "sente" più giusta e adatta a lei.Detto così sembra poco, ma non lo è.
Cordiali saluti


Franca Scapellato

[#2]  
Dr. Vassilis Martiadis

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Gentile utente,
l'omosessualità non è più considerata una patologia da oltre 30 anni e rientra nell'ambito degli stili di vita che una persona può decidere di sostenere. Il suo percorso psicoterapeutico dovrà essere mirato a comprendere qualcosa in più di se stesso e aiutarla a fare delle scelte mature e consapevoli. Non parta con l'idea di riparare qualcosa di sbagliato, magari non c'è nulla di sbagliato ma solo tanta confusione in cui mettere un po'd'ordine. In quanto all'antidepressivo non ci ha chiarito la molecola, il dosaggio e lo scopo di tale terapia.
cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
www.psichiatranapoli.it

[#3] dopo  
Utente 656XXX

forse non sono stato bravo nell'esprimermi. Io non considero l'omosessualità una malattia e non giudico chi decide di intraprendere questo stile di vita. Io stesso in passato ho deciso di sperimentarlo e non mi è piaciuto. Il sentimento di profondo amore che ho provato per la mia prima ragazza, la gioia che mi dava provarlo, non ha avuto pari in ambito omosessuale. Inoltre ci sono moltissimi aspetti che gli psicologi non considerano più a partire da quando l'APA ha cancellato l'omosessualità dall'elenco delle deviazioni sessuali. Si è trattato di una decisione che degli psichiatri hanno compiuto trent'anni fa, ritenendo la problematica correlata escusivamente a questioni di ordine morale/sociale, e lasciando inascoltate tante persone che, come me, ritengono l'attrazione verso persone (nel mio caso immagini di corpi) dello stesso sesso, un intralcio alla realizzazione della propria persona. Come se gli psicologi/psichiatri avessero dei "pregiudizi al contrario" verso chi sente un più che legittimo desiderio di cambiamento, ritenendolo folle e frustrato. Io ritengo molto più frustrante e offensivo sentirsi dire "non ci si può fare niente". Tutta linformazione è mirata a combattere l'omofobia, e sono d'accordo con ciò, ma perchè alle persone non viene data l'opportunità e la libertà di sapere che esistono vie alternative all'accettazione rassegnata? Non è forse più coraggioso chi, come me, sceglie di non fermarsi all'apparenza di un dato di fatto, invece che relegarsi nello squallore di ambienti gay in cui promisquità, sesso compulsivo, droga e nevrosi sono pane quotidiano? (forse questo aspetto sfugge agli psicologi/psichiatri) Perchè dovrei rinunciare alla gioia di avere una famiglia e dei figli? Tanto più che ho ascoltato testimonianze di uomini (fra cui ex membri ai vertici dell'Arci Gay) che sono riusciti a superare le pulsioni omosessuali, che si sono sposati/si sposeranno a breve e che hanno avuto dei figli? Vi invito, con tutta la modestia dettata dalla mia profanità nella vostra materia, a informarvi su:
AGAPO - Nicolosi: Omosessualità maschile, un nuovo approccio.
Mi piacerebbe, utopisticamente, che la questa mia mail venga presa in seria considerazione, come testimonianza nell'acceso dibattito scientifico/culturale che riguarda l'omosessualità, troppo spesso trattata in modo superficiale e unilaterale (chi auspica una "trasformazione" degli impulsi sessuali è un omofobo razzista! chi non si accetta sarà un frustrato a vita..)

[#4]  
Dr. Vassilis Martiadis

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La sintonia che lei descrive con il sesso femminile evidentemente non è accompagnata da una sintonia sessuale, che se ho ben capito ci sarebbe con il sesso maschile. Queste pulsioni però la disturbano perchè ritiene di perdere alcuni aspetti che potrebbe trovare nel rapporto uomo-donna (famiglia, figli, relazione stabile e socialmente accettata, maggiore sintonia e complicità etc.). Lei afferma "è possibile superare queste pulsioni omosessuali e cominciare ad avvertire attrazione sessuale per le ragazze, verso le quali ho un feeling maggiore; tutto sarebbe perfetto se potessi esserne attratto sessualmente" e a tale proposito assume un antidepressivo (non specificato); non so se l'antidepressivo le è stato prescritto perchè i suoi pensieri rivestivano le caratteristiche dell'ossessività, e non so se lo scopo che lei si propone, cioè di allontanare tali pulsioni perchè non le giudica compatibili con la sua vita futura, possa essere perseguito.
Credo solo che lei abbia necessità di intraprendere un percorso che faccia maggiore chiarezza, ma non a partire da un idea di "riparare" un qualcosa che non si conosce nemmeno bene.
Le faccio il mio in bocca al lupo, e solo per inciso, sono già informato sulle teorie di nicolosi. Il fatto che lei si ritrovi in una teoria non significa che tutti debbano condividerla.
cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
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[#5] dopo  
Utente 656XXX

L'Organizzazione Mondiale della Sanità, nell'ICD-10 F66.1 afferma: the individual wishes it were different because of associated psychological and behavioural disorders, and may seek treatment in order to change it.
Perché la stragrande maggioranza degli psicologi/psichiatri non rispettano questa istanza e pochissimi sono disposti a darci aiuto? Perché continuano a menarla sull'accettazione? Vorrei una risposta seria, per favore. Perché tutto questo cinismo, scetticismo e oscurantismo? Perché ho dovuto spulciare gli angoli più remoti del web per trovare qualcosa che suffragasse la mia tesi? Io sento di far parte di una minoranza nella minoranza, inascoltata, schernita, umiliata e offesa. "sono tutti ricchioni col culo degli altri" scusate la volgarità ma è così. Noi egodistonici siamo carne da macello, nessuno ci prende in considerazione. Sono disgustato da tutto ciò.

[#6]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

la sua richiesta legittima deve necessariamente essere riportata sulle aspettative che sta imponendo al suo eventuale trattamento psicoterapeutico futuro.
Credo che sia importante sottolineare che la psicoterapia non ha lo scopo di cambiare le cose ma diversamente di darle una maggiore consapevolezza per scegliere di cambiare alcune cose della sua vita.
E' possibile che durante il percorso psicoterapeutico lei possa meglio comprendere alcuni aspetti della sua vita in modo poi da riuscire a fare dei cambiamenti che sta desiderando.
Cio' senza considerare il suo problema come una malattia o altro.
Ora non si soffermi alle varie ipotesi ed alle motivazioni che la spingono a fare alcune scelte, consideri che puo' iniziare un percorso di chiarimento con se stesso che la portera' a poter fare delle scelte piu' consapevoli.
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[#7] dopo  
Utente 656XXX

Buongiorno a tutti!
Scrivo dopo più di due anni per chiudere una polemica che ormai ritengo inutile e comunicare l'esito della terapia sia farmacologica che psicologica che ho intrapreso.
Non prendo più alcun tipo di psicofarmaco da ormai due mesi e le sedute di psicoterapia (di tipo breve strategico) mi hanno letteralmente reso una nuova persona: non ho ossessioni di sorta, nè sintomi che esulino dal normale e fisiologico modo di reagire al quotidiano.
In barba a chiunque mi diceva di abbandonare la volontà di approfondire la natura del mio orientamento sessuale, sono giunto ad esperienze emozionali correttive che mi rendono assolutamente e fermamente convinto di essere emotivamente ed eroticamente attratto dalle donne (leggi eterosessuale).
Vi chiederete come mai io abbia deciso di scrivere i "fatti miei" dopo due anni: il motivo è che tramite questo post, che è il più clickato fra quelli che hanno in oggetto la parola "omosessualità", sono stato contattato da diversi ragazzi con le mie stesse sofferenze, insoddisfatti anche loro dei discorsi preconfezionati delle varie associazioni gay e terrorizzati dall'idea di aver preso l'AIDS. L'ultimo di questi ragazzi ha trovato il coraggio di fare il test, risultando, per fortuna, negativo.
Guardando al mio passato, dall'infanzia all'adolescenza, non noto alcun comportamento dettato da sedicenti "geni gay", "banda Xq28" o chissà quale marker molecolare (per inciso ho conseguito la laurea col massimo dei voti), bensì noto una confusione generale, sia in ambito sessuale che in altri campi, dovuta allo stile di comunicazione venutosi a creare all'interno del mio nucleo familiare di origine: in un tiro alla fune fra chi mi voleva docile e chi aggressivo, chi schierato con i nonni materni, chi con quelli paterni, alla fine ho scelto il benessere dell'unica persona che non mi abbandonerà mai: me stesso.
Consiglio, per tanto, ai medici che due anni fa mi hanno caldamente e prontamente risposto di rassegnarmi, di fornire a tutti gli altri utenti di questo sito una spiegazione esaustiva anche, se necessario, in termini di plasticità sinaptica e fattori neurotrofici.
Concludo dicendo che l'omosessualità non è affatto una malattia, ma una propensione che può essere alimentata o ridotta dall'ambiente umano che circonda l'individuo interessato. La mia storia psicologica è ampiamente presente nella rete, sotto vari pseudonimi, anche su un blog a maggioranza cattolica in cui ho trovato accoglienza. Ad oggi mantengo ferma la mia visione agnostica, che mi conferisce la capacità di ascoltare sia l'uomo di chiesa che l'ateo convinto e di trarre il buono che mi sappiano dare, in un'ottica costruttivista.
SE NEL MONDO SI INSEGNASSE "COME" PENSARE E NON "COSA" PENSARE, STAREMMO TUTTI MEGLIO E FAREMMO MENO FATICA NEL COMUNICARE.
Per ulteriori chiarimenti resto a disposizione dei medici di questo sito, ma non degli utenti giacchè sono stanco degli insulti gratuiti.

***ATTENZIONE!***
Questo consulto risulta aggiornato a più di DUE MESI fa:
valuta attentamente se la tua risposta può ancora essere utile all'utente!

Se ritieni opportuno inviare comunque il tuo consulto all'utente allora CANCELLA TUTTO QUESTO AVVISO e scrivi qui di seguito, grazie.

[#8]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Gentile utente,
intanto sono contenta per lei, però non capisco se la sua frase:
"Consiglio, per tanto, ai medici che due anni fa mi hanno caldamente e prontamente risposto di rassegnarmi, di fornire a tutti gli altri utenti di questo sito una spiegazione esaustiva..."
si riferisce ai pareri che ha avuto qui: i miei colleghi ed io l'avevamo invitata a farsi aiutare per arrivare ad una scelta consapevole, non certo a rassegnarsi.
Franca Scapellato

[#9] dopo  
Utente 656XXX

Gentilissima dot.ssa Scapellato,
la ringrazio della sua risposta solerte e le dico senza ipocrisia che non mi stupisce che sia stata lei a rispondermi per prima piuttosto che altri suoi colleghi.
Mi riferivo a frasi di aperta diffida alla terapia di Joseph Nicolosi presenti in questo botta e risposta.
I motivi del mio (pen)ultimo intervento sono chiari a dismisura: ogni medico ha il diritto/dovere di chiudere e archiviare una cartella clinica e io vi sono venuto incontro in questo senso. Al contrario, gli psichiatri biologisti che mi hanno seguito negli ambulatori pubblici, fra cui alcuni allievi del prof. Cassano, invece, non riescono a trovare la mia cartella clinica e ciò mi ha portato a rivolgermi a uno specialista nel privato, con enorme spesa per la mia famiglia. milligrammo dopo milligrammo l'altra psichiatra è riuscita a togliermi ognuno dei farmaci, che mi stavano letteralmente "intossicando". A puro titolo di esempio cito il farmaco Abilify, usato "secondo label" per il trattamento della Schizofrenia e il farmaco Akineton, anticolinergico usato nei parkinsoniani. Molti studenti di medicina, miei amici, sorprendono della mia conoscenza in fatto di farmacodinamica dei farmaci ad azione sul s.n.c. e io, tuttora, per pudore, mi trovo a dire una mezza verità del tipo "li ho studiati per interesse personale" oppure "li prescrivono a mia nonna malata di Alzeimer".
Il suo silenzio e quello dei suoi colleghi verrà interpretato da me come consapevole assenso alle palesi sofferenze che qui descrivo. Se le interessa, invece, che gli altri utenti di questo sito siano a conoscenza dei consigli che in psicoterapia mi hanno aiutato a superare quelle sofferenze non ha che da chiederlo.
Auguro a chiunque legga questo post felici vacanze Natalizie, all'insegna dell'apertura mentale e della tolleranza.

[#10]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Gentile utente,
qui possiamo dare consigli sulle scelte terapeutiche alle persone che lo chiedono.
I farmaci psicoattivi sono utilissimi, quando servono, cioè quando ci sono le indicazioni, le (infinite) psicoterapie sono altrettanto utili se il paziente è motivato e se si crea collaborazione tra chi cura e chi viene curato.
Sono ovvietà? Forse sì, ma continuo a leggere giudizi poco equilibrati su quelli che impropriamente vengono chiamati psicofarmaci.
Parlare di una "disintossicazione dagli psicofarmaci" è già un (pre)giudizio; nessuno parla di disintossicazione dal cortisone, ad esempio, anche se il principio è lo stesso, e la situazione è ben diversa da una dipendenza da stupefacenti.
Non è questa la sede per discutere i pro e i contro di una delle tante teorie sull'omosessualità, per cui non proseguirò la discussione sull'argomento.
Sono comunque contenta che stia meglio, e le auguro di cuore buone feste.
Franca Scapellato

[#11] dopo  
Utente 656XXX

gentilissima,
il tono polemico non è certo rivolto a lei ma alle persone che non mi hanno dato ascolto negli ambulatori pubblici. questo sito si è rivelato per me una grande risorsa e un canale comunicativo importantissimo, anche se mi ha causato dei malumori per motivi del tutto indipendenti da lei. la mia richiesta, forse ovvia, è di potermi affidare a lei affinché la mia situazione abbia un "feedback" fra i suoi colleghi, non certo per motivi bellicosi. Quanto alla denominazione "psicofarmaco" "psicoattivo" ecc.. mi sembra solo una questione sibillina.. io posso affermare di aver tratto giovamento dai farmaci in un primo momento, quando ero seguito da una specializzanda cauta nei dosaggi, giovamento perso del tutto quando questa dottoressa ha conseguito il titolo e sono stato affidato ad un'altra persona, poi a un'altra e a un'altra ancora. Le visite erano sommarie del tipo "le ossessioni sono aumentate? l'ansia come va? prenda queste pillole e se si sente male mi chiami al telefono". Ecco, se c'è qualcosa che rimprovero è la mancanza di ascolto, e, come spesso succede, ne viene coinvolto chi non c'entra nulla, come lei che mi risponde con tanta gentilezza. In sostanza le sarei grato se lei potesse aiutare altre persone vigilando sulle terapie che vengono prescritte, perché spesso si cerca di "uccidere i moscerini con le cannonate". Scusi lo sfogo, inappropriato forse, ma ho preferito mettere qualcosa nero su bianco in forma del tutto gratuita, piuttosto che agire qualche spinosa via burocratico-legale. L'intossicazione non era solo da principi attivi, ma dal modo frustrante in cui un disagio umano veniva presentato come patologia inesorabile. Mi creda, in quell'ambulatorio vedevo solo persone sofferenti e mai persone soddisfatte dei trattamenti ricevuti.
Mi spiace che nel comunicare una mia gioia come quella di un innamoramento, abbia dovuto usare termini aspri: li veda come un ultimo passo verso la maturazione della mia autostima di uomo. Di nuovo sentiti e sinceri auguri.

[#12]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Sono presenti dei passaggi non comprensibili nel suo scritto.

Ha avuto delle risposte appropriate sulla sua richiesta in merito alla presunta omosessualita' che le creava disagio e verso la quale e' stato invitato a chiarire gli aspetti disagevoli che la hanno portata a chiedere un consulto online.

Qualunque polemica successiva, per fatti che non conosciamo, e' completamente sterile e fuori luogo.

Siamo contenti che abbia risolto i suoi dubbi ed abbia seguito i consigli.

Per il resto, non credo di possano fare affermazioni che esulano dalla richiesta del consulto.
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[#13]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Quale diagnosi le è stata fatta alla base di questa scelta terapeutica da cui riferisce di aver inizialmente trovato giovamento ?

Dr.Matteo Pacini
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