Attivo dal 2016 al 2018
Ho messo stessa domanda su endocrinologia...

ho subito tiroidectomia per morbo di basedow a Novembre 2014.
Prendo eutirox 125 e 100 a giorni alterni.
Ho avuto ripercussioni psichiche su umore ed emotività.

Attualmente i miei esami sono assolutamente nella norma...
tuttavia l'umore non è mai tornato quello di prima, e qualcosa nella mia persona sembra essersi inclinato verso una maggiore "vulnerabilità".
non ho più una barriera protettiva, è tutto molto "violento"..
volevo chiedervi se vi risulta che anche con valori nella norma, per chi ha subito la tiroidectomia, possa protrarsi questa vulnerabilità e per quanto tempo.
E se secondo voi si può fare qualcosa..

in questa categoria, più pertinente forse, vorrei anche esporre alcuni comportamenti che ho cominciato ad avere sempre dall'esordio della malattia alla tiroide che non saprei definire, che trovo strani (se penso alla gente che mi osserva) ma che non considero propriamente un problema.
vivo le mie giornate e ho iniziato ad essere molto introspettiva. spesso mi osservo con occhio esterno ripercorrendo la giornata passata e/o alcuni episodi, ricordi.
Principalmente ciò credo che nasca dal bisogno di ritrovare "il filo" conduttore..
Se tali episodi che ripercorro (diciamo con la memoria) in quel momento non li sento più miei, sento che non mi appartengono e non mi ci riconosco (accade spesso) mi viene un rigetto che esprimo spesso in modo incontrollato con l'azione. L'azione può consistere in una smorfia, un verso, una frase insensata o pertinente col contenuto del ricordo ma che ha comunque un elemento di "stonatura".
Questo mi accade anche se sono in mezzo alle persone e devo impegnarmi molto per controllarlo, spesso non riuscendo..per fortuna poco a lavoro, grazie al fatto che devo concentrarmi in altro e non faccio quel tipo di lavoro di autosservazione. Nello stesso tempo passare molto tempo con le persone e non poter "ritrovare il filo" mi mette disagio con la sensazione di "perdermi"
Fuori dal lavoro però ho spesso questa attitudine e mi distraggo totalmente immersa come sono in queste "operazioni di recupero".
Inoltre questa operazione prevede dialoghi interattivi immaginari principalmente con me stessa ma anche con altre persone. Quando sono più tesa questi dialoghi devo esprimerli ad alta voce e se non posso perché c'è gente fingo di parlare al cellulare. Non so se questo possa centrare con l'umore...ma si accompagna spesso ad una situazione di tensione che ho vissuto e che mi autochiarisco così.
Chissà se si capisce..




grazie

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Questo aspetto psichiatrico va considerato come problema a se stante, magari semplicemente è emerso sotto sollecitazione dell'iniziale scompenso della tiroide, che adesso è invece neutralizzato.
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Attivo dal 2016 al 2018
buonasera dottor Pacini e grazie della risposta..
di che genere di problema potrebbe trattarsi? si riferisce all'umore o ai comportamenti che ho descritto?
come sono definiti questi comportamenti?

un saluto e grazie dell'attenzione

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

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Per esempio un disturbo ossessivo, è un'ipotesi.
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[#4] dopo  
Attivo dal 2016 al 2018
capisco...
ad ogni modo, almeno per quel che riguarda la mia attitudine all'introspezione, è un comportamento che non considero problematico e mi fa riacquisire intimità con me stessa, familiarità o ripeto il filo conduttore, un contatto.
le frasi sono forse strane ma non danneggiano nessuno :)


va bene dott. pacini, la ringrazio..
le auguro buona serata/nottata

[#5]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Da come lo descriveva si aveva l'impressione che la cosa la costringesse a quel comportamento a tratti, con suo disagio.
Non deve cercare giustificazioni all'ipotesi di avere un problema, il problema è eventualmente qualcosa che le dà fastidio da risolvere, non è un'accusa di far qualcosa di male.
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Attivo dal 2016 al 2018
grazie dott. pacini..il disagio forse sta nel perdere quella sicurezza di sé per cui andando a ritroso uno si possa riconoscere in tutto quello che ha fatto e che è stato, che ha detto..dovrebbe essere diciamo una base scontata.
forse l'errore che faccio è riflettere molto (non le nego che a volte entro in degli stati di angoscia a causa delle riflessioni che faccio che placo con qualche bicchiere di vino) ma sono certa di avere una visione fin troppo lucida e acuta della realtà.
il mio difetto sta nel fatto che vivo nella carne qualcosa che dovrebbe rimanere semmai un'idea.
per esempio tutti sappiamo che dobbiamo morire ma la maggior parte delle persone, pur essendo questa una certezza, riescono a mettere questa idea tra parentesi e non farsene coinvolgere troppo..quando si usano le parentesi il contenuto che contengono potrebbe anche essere omesso dal discorso, diventa un contenuto superfluo, secondario.
un altro esempio: siamo frutto di influenzamento sociale.
anche su questa affermazione concorderebbero tutti. eppure nella pratica è messa tra parentesi. le persone continuano a chiamarsi col loro nome anche se c'è l'influenzamento sociale..credono di muoversi secondo propri desideri/idee..
io vivo più carnalmente tutto ciò. l'influenzamento cioè mi deruba della mia personalità...mi aliena da me stessa e io devo accettare questo stato di cose. di non avere uno straccio di idea che possa dire mia. come se fossi prodotto e non producente.
questo intendo quando dicevo che è tutto troppo violento. non è tra parentesi..è anzi maiuscolo e in grassetto.
alla luce di ciò, dove sta il problema?

mi salva, devo dire, il mio aspetto creativo che coltivo con costanza e sollievo perché mi da la possibilità ogni volta di toccarmi e raggiungermi.

grazie..


[#7]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Sì, ma le categorie ideali aiutano poco, perché sono anch'esse fallaci. Così come i pensieri sulla morte non vanno via cambiando categoria e pensandosi immortali, i pensieri sull'imperfezione non vanno via costruendosi dei modelli ideali, né quelli sull'influenzamento presupponendo una libertà che poi di fatto è sempre e comunque relativa, non purtroppo ma per definizione.

Quindi pensieri del genere, se prendono piede, costringono il cervello a risolverli, e qui inizia la parte disturbante, perché nel cercare soluzioni per l'angoscia di non averne si finisce per avvitarsi intorno a questioni senza senso, o a risposte che non risolvono niente, e hanno il solo effetto di farci assumere posizioni rigide.
Dr.Matteo Pacini
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[#8] dopo  
Attivo dal 2016 al 2018
grazie dott. pacini,
io per la verità non cerco di risolverli.
il mio è un tipico sentimento esistenziale, ma invece che rimanere una filosofia lo vivo nel mio piccolo quotidiano. Lo vivo come dato di fatto senza soluzione e non mi scervello a cercare vie d'uscita. devo fare operazioni di ricostruzione di me stessa proprio perché non ho più categorie che mi aiutino e sento che c'è stata una rottura con la me del passato.
ho bisogno di un contatto con me stessa che sia costante e continuo nel tempo e armonioso perché lo perdo facilmente. e questo non è un prodotto del pensiero, è una esperienza che faccio.
l'esperienza di non avere più la personalità.
quando parlo non sento appartenermi ciò che dico...è questa perdita di legame. perdo il legame tra la me e la parola, tra la me e il pensiero, tra la me e l'azione.
e quando è così ha ragione a dire che si ha un senso di assurdità..e sembra fittizio il parlare della gente..
ad ogni modo tutto il mio impegno è volto alla ricostruzione di questo legame che sempre si assottiglia o si spezza.
tutto qua..forse in medicina si chiama ossessione questa perdita di legame.
magari è un modo di rimanere passivi alle cose della vita, alle parole delle persone..a suo modo è anche un rifugio.

comunque dott. pacini, la ringrazio dello scambio.