Titolo: Rinascita dopo il dolore: la forza interiore di un autistico.
Gentili dottori,
non so se è opportuno in questa sede scrivere per lasciare una testimonianza.
Ma ci provo.
Perché spesso chi scrive qui ha un grande dolore, si sente perso.
Voi dottori giustamente date un supporto, per quel che la distanza telematica permette.
Ebbene, voglio testimoniare che dopo l'ennesimo rifiuto nella mia vita (avevo scritto in merito al sottopormi ad uno studio sul riconoscimento facciale per persone autistiche.
Non mi hanno preso), e dopo l'ennesima perdita (un mio amico ha cambiato luogo di lavoro e probabilmente lo vedrò sempre meno) non sono crollato.
Ma ho detto di sì al dolore interiore, l'ho ascoltato.
Ho accettato che posso stare male, ma che nessuna perdita è per sempre.
Che le ferite, se lo vogliamo veramente, possono guarire.
Anche se ci vuole tempo.
Sono autistico lieve, ho il doc e depressione.
Sono sempre stato emarginato, vengo da una famiglia piena di sofferenza sempre a causa di malattie psichiatriche.
Ho quasi sempre perso, ho toccato con mano la sofferenza della solitudine.
Ho rischiato la vita in un incidente d'auto, poco più di un anno fa.
Ho pensato tante volte a togliermi la vita.
Eppure, sono ancora in piedi.
Sono più forte di prima.
E voglio testimoniare che non bisogna aspettare che gli altri ci sollevino da terra.
Dobbiamo farlo noi, con coraggio.
Se qualcuno è disperato, spero che le mie parole siano di sostegno, di incoraggiamento.
Parte da dentro di noi il cambiamento.
Forza e coraggio a tutti.
E grazie a tutti i dottori psicologi psicoterapeuti che donano una parola a tutti coloro che usufruiscono di questo servizio.
Grazie davvero.
Coraggio a tutti.
non so se è opportuno in questa sede scrivere per lasciare una testimonianza.
Ma ci provo.
Perché spesso chi scrive qui ha un grande dolore, si sente perso.
Voi dottori giustamente date un supporto, per quel che la distanza telematica permette.
Ebbene, voglio testimoniare che dopo l'ennesimo rifiuto nella mia vita (avevo scritto in merito al sottopormi ad uno studio sul riconoscimento facciale per persone autistiche.
Non mi hanno preso), e dopo l'ennesima perdita (un mio amico ha cambiato luogo di lavoro e probabilmente lo vedrò sempre meno) non sono crollato.
Ma ho detto di sì al dolore interiore, l'ho ascoltato.
Ho accettato che posso stare male, ma che nessuna perdita è per sempre.
Che le ferite, se lo vogliamo veramente, possono guarire.
Anche se ci vuole tempo.
Sono autistico lieve, ho il doc e depressione.
Sono sempre stato emarginato, vengo da una famiglia piena di sofferenza sempre a causa di malattie psichiatriche.
Ho quasi sempre perso, ho toccato con mano la sofferenza della solitudine.
Ho rischiato la vita in un incidente d'auto, poco più di un anno fa.
Ho pensato tante volte a togliermi la vita.
Eppure, sono ancora in piedi.
Sono più forte di prima.
E voglio testimoniare che non bisogna aspettare che gli altri ci sollevino da terra.
Dobbiamo farlo noi, con coraggio.
Se qualcuno è disperato, spero che le mie parole siano di sostegno, di incoraggiamento.
Parte da dentro di noi il cambiamento.
Forza e coraggio a tutti.
E grazie a tutti i dottori psicologi psicoterapeuti che donano una parola a tutti coloro che usufruiscono di questo servizio.
Grazie davvero.
Coraggio a tutti.
Gentile,
quello che ha scritto arriva forte e chiaro, si sente il dolore che ha attraversato, ma si sente soprattutto la dignità con cui ha scelto di restare in piedi, senza negare la fatica. Dire sì al dolore, come scrive lei, non è arrendersi: è un atto di grande lucidità e coraggio.
La sua testimonianza non è ingenua né retorica. Parla di perdite, di esclusioni, di pensieri molto bui, e proprio per questo ha valore. Mostra che si può stare male senza crollare, che si può soffrire senza sparire, che il cambiamento non sempre arriva dall’esterno ma dal modo in cui ci si mette in relazione con ciò che accade.
Quando dice non bisogna aspettare che gli altri ci sollevino da terra , non sta dicendo che bisogna farcela da soli a tutti i costi, ma che esiste un punto interno da cui ripartire, anche quando la vita è stata dura e ingiusta. Questo messaggio, per chi oggi è disperato, può davvero fare la differenza.
Grazie per aver condiviso tutto questo qui, con rispetto e generosità. Le sue parole non cancellano la sofferenza, ma possono renderla un po’ meno solitaria per chi legge.
Un caro saluto, e grazie a lei.
quello che ha scritto arriva forte e chiaro, si sente il dolore che ha attraversato, ma si sente soprattutto la dignità con cui ha scelto di restare in piedi, senza negare la fatica. Dire sì al dolore, come scrive lei, non è arrendersi: è un atto di grande lucidità e coraggio.
La sua testimonianza non è ingenua né retorica. Parla di perdite, di esclusioni, di pensieri molto bui, e proprio per questo ha valore. Mostra che si può stare male senza crollare, che si può soffrire senza sparire, che il cambiamento non sempre arriva dall’esterno ma dal modo in cui ci si mette in relazione con ciò che accade.
Quando dice non bisogna aspettare che gli altri ci sollevino da terra , non sta dicendo che bisogna farcela da soli a tutti i costi, ma che esiste un punto interno da cui ripartire, anche quando la vita è stata dura e ingiusta. Questo messaggio, per chi oggi è disperato, può davvero fare la differenza.
Grazie per aver condiviso tutto questo qui, con rispetto e generosità. Le sue parole non cancellano la sofferenza, ma possono renderla un po’ meno solitaria per chi legge.
Un caro saluto, e grazie a lei.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
Questo consulto ha ricevuto 1 risposte e 3 visite dal 27/01/2026.
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