Non so se proseguire con la terapia?
Buon giorno, sono seguita da circa un anno da un'analista e counsellor.
Diciamo che negli ultimi mesi comincio a sentirmi più giudicata da lei.
Un giorno in seduta dopo avermi parlato del volontariato mette l'appunto in malo modo "basta che non racconti i fatti tuoi a tutti" ( era emerso il problema che io comunque parlassi troppo di me agli altri Senza aspettare di avere un certo tipo di conoscenza.
Poi sempre parlando del volontariato, ad un mio dubbio legato al fatto che questa associazione offre lezioni di lingua gratis a bambini e ragazzi ( di solito lo faccio per lavoro) mi risponde raccontandomi la sua esperienza e dicendomi qual era la sua parcella aggiungendo " tanto sarai povera comunque anche se fai volontariato".
Poi raccontando di alcune relazioni che erano finite sembrava non ascoltarmi e giungere a conclusioni veloci, tanto che ho dovuto andarle sopra con la spiegazione perché mi capisse.
Alla fine del discorso secondo lei io pretendo che le relazioni amicali siano come quelle che ho con i miei genitori.
Ok mi sta bene ma invece che arrivarci con un minimo di tatto lei mi schiaffa le verità così e a me fanno male.
Sono consapevole che lei debba essere sincera e diretta ma alla fine della seduta io mi sento spesso male.
Ho già provato a parlargliene, mi ha chiesto come mi può aiutare e che cosa farei al suo posto.
Ho provato a farle capire che cercherei di veicolare il messaggio in modo meno diretto e magari di riconoscere se ci sono stati dei progressi anche minimi.
Preciso che il disagio che provo è iniziato negli ultimi mesi quando determinate frasi mi facevano stare male, non ne capisco il motivo ma stavo pensando di smettere con la terapia pur avendo paura di non farcela da sola.
Diciamo che negli ultimi mesi comincio a sentirmi più giudicata da lei.
Un giorno in seduta dopo avermi parlato del volontariato mette l'appunto in malo modo "basta che non racconti i fatti tuoi a tutti" ( era emerso il problema che io comunque parlassi troppo di me agli altri Senza aspettare di avere un certo tipo di conoscenza.
Poi sempre parlando del volontariato, ad un mio dubbio legato al fatto che questa associazione offre lezioni di lingua gratis a bambini e ragazzi ( di solito lo faccio per lavoro) mi risponde raccontandomi la sua esperienza e dicendomi qual era la sua parcella aggiungendo " tanto sarai povera comunque anche se fai volontariato".
Poi raccontando di alcune relazioni che erano finite sembrava non ascoltarmi e giungere a conclusioni veloci, tanto che ho dovuto andarle sopra con la spiegazione perché mi capisse.
Alla fine del discorso secondo lei io pretendo che le relazioni amicali siano come quelle che ho con i miei genitori.
Ok mi sta bene ma invece che arrivarci con un minimo di tatto lei mi schiaffa le verità così e a me fanno male.
Sono consapevole che lei debba essere sincera e diretta ma alla fine della seduta io mi sento spesso male.
Ho già provato a parlargliene, mi ha chiesto come mi può aiutare e che cosa farei al suo posto.
Ho provato a farle capire che cercherei di veicolare il messaggio in modo meno diretto e magari di riconoscere se ci sono stati dei progressi anche minimi.
Preciso che il disagio che provo è iniziato negli ultimi mesi quando determinate frasi mi facevano stare male, non ne capisco il motivo ma stavo pensando di smettere con la terapia pur avendo paura di non farcela da sola.
Gentilissima,
comprendo il suo stato d'animo. Durante una terapia psicologica, sarebbe auspicabile non far sentire mai il paziente giudicato proprio perché non è l'obiettivo terapeutico.
Tanto sarai povera comunque, anche se fai volontariato , una frase infelice che la collega avrebbe potuto benissimo evitare e posso immaginare il fastidio da lei provato. Quanto al resto, non tutti i pazienti sono uguali e lei ne è la dimostrazione. Il che significa che un determinato approccio, efficace per un paziente, non è detto che dia gli stessi risultati anche ad un altro paziente che presenta un background e una sensibilità diversa.
Ha detto che questa fase ha avuto inizio recentemente. In quest'anno di terapia ha riscontrato, al di fuori degli ultimi mesi, benefici tangibili? Naturalmente, se lei non si sentisse più a suo agio in questo percorso, è libera di interromperlo e di cercare un altro professionista avente un modo di condurre il setting più consono alle sue esigenze ed alla sua sensibilità.
Ci aggiorni pure, se lo desidera.
Un cordiale saluto,
comprendo il suo stato d'animo. Durante una terapia psicologica, sarebbe auspicabile non far sentire mai il paziente giudicato proprio perché non è l'obiettivo terapeutico.
Tanto sarai povera comunque, anche se fai volontariato , una frase infelice che la collega avrebbe potuto benissimo evitare e posso immaginare il fastidio da lei provato. Quanto al resto, non tutti i pazienti sono uguali e lei ne è la dimostrazione. Il che significa che un determinato approccio, efficace per un paziente, non è detto che dia gli stessi risultati anche ad un altro paziente che presenta un background e una sensibilità diversa.
Ha detto che questa fase ha avuto inizio recentemente. In quest'anno di terapia ha riscontrato, al di fuori degli ultimi mesi, benefici tangibili? Naturalmente, se lei non si sentisse più a suo agio in questo percorso, è libera di interromperlo e di cercare un altro professionista avente un modo di condurre il setting più consono alle sue esigenze ed alla sua sensibilità.
Ci aggiorni pure, se lo desidera.
Un cordiale saluto,
Dr. Valerio Bruno
Questo consulto ha ricevuto 1 risposte e 8 visite dal 25/04/2026.
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