Perché nessuno ha reagito ai miei pensieri suicidi?
Salve dottore, anni fa frequentavo un corso di formazione per imparare un mestiere.
In quel corso c erano una 15 di persone.
In quel periodo stavo affrontando la morte del mio compagno quindi ero psicologicamente ancora molto scossa nonostante fossero passati diversi mesi in quel corso ho avuto modo di parlare di questa perdita e ho detto chiaramente che avevo dei pensieri non sani che mi giravano nella testa ( questo l ho detto a tutti perché l insegnante del corso mi aveva dato modo di parlare) che avrei potuto commettere come togliermi la vita .
Io chiaramente dicendo questo mi aspettavo da queste persone una spalla per poter superare la cosa e allontanarmi da questi pensieri ma non è stato così.
A distanza di anni ormai posso dire che nessuno di queste persone a cui io ho detto queste cose non si è mai minimamente interessata a me nemmeno semplicemente per chiedermi se stavo bene o come mi andava la vita semplicemente se ne sono fregati completamente come se io avessi parlato di caramelle.
Si sono fatti la vita e alcuni di loro hanno fatto persino dei figli questo lo so perché una ragazza che andava al corso abita vicino casa mia .
La cosa che mi fa pensare è che alla gente praticamente non frega niente.
Di solito quando si sentono notizie di persone che si sono tolte la vita capita di leggere commenti del tipo ( se magari avesse parlato o chiesto aiuto oggi sarebbe ancora vivo) la cosa assurda è che io l ho detto chiaramente e non fregava a nessuno lo stesso quindi mi sembra una cosa senza senso .
Ovviamente non mi aspettavo che tutti i 15 mi aiutassero ma almeno qualcuno che mi stesse vicino.
Visto che avrei bisogno di un vostro parere a riguardo sul comportamento di queste persone vi ho scritto e spero di ricevere una spiegazione da un punto di vista psicologico.
Grazie
In quel corso c erano una 15 di persone.
In quel periodo stavo affrontando la morte del mio compagno quindi ero psicologicamente ancora molto scossa nonostante fossero passati diversi mesi in quel corso ho avuto modo di parlare di questa perdita e ho detto chiaramente che avevo dei pensieri non sani che mi giravano nella testa ( questo l ho detto a tutti perché l insegnante del corso mi aveva dato modo di parlare) che avrei potuto commettere come togliermi la vita .
Io chiaramente dicendo questo mi aspettavo da queste persone una spalla per poter superare la cosa e allontanarmi da questi pensieri ma non è stato così.
A distanza di anni ormai posso dire che nessuno di queste persone a cui io ho detto queste cose non si è mai minimamente interessata a me nemmeno semplicemente per chiedermi se stavo bene o come mi andava la vita semplicemente se ne sono fregati completamente come se io avessi parlato di caramelle.
Si sono fatti la vita e alcuni di loro hanno fatto persino dei figli questo lo so perché una ragazza che andava al corso abita vicino casa mia .
La cosa che mi fa pensare è che alla gente praticamente non frega niente.
Di solito quando si sentono notizie di persone che si sono tolte la vita capita di leggere commenti del tipo ( se magari avesse parlato o chiesto aiuto oggi sarebbe ancora vivo) la cosa assurda è che io l ho detto chiaramente e non fregava a nessuno lo stesso quindi mi sembra una cosa senza senso .
Ovviamente non mi aspettavo che tutti i 15 mi aiutassero ma almeno qualcuno che mi stesse vicino.
Visto che avrei bisogno di un vostro parere a riguardo sul comportamento di queste persone vi ho scritto e spero di ricevere una spiegazione da un punto di vista psicologico.
Grazie
Gentile,
capisco che quell’episodio possa esserle rimasto addosso. In un momento di grande dolore, dopo la perdita del suo compagno, lei ha provato a dire apertamente che stava male e che aveva pensieri molto pesanti. È comprensibile che, non sentendosi cercata o sostenuta come avrebbe sperato, oggi le resti una sensazione di amarezza.
Allo stesso tempo, è difficile sapere cosa sia accaduto dentro quelle persone. Alcuni, davanti a un dolore così grande o a parole legate al togliersi la vita, possono spaventarsi, bloccarsi, non sapere cosa dire, oppure non cogliere davvero la gravità di ciò che viene detto. Questo non rende meno comprensibile il suo vissuto, però può aiutare a non leggere quel silenzio solo come disinteresse o indifferenza.
Mi sembra però importante anche un altro punto: se a distanza di anni quell’episodio torna ancora con questo peso, forse non parla solo di quelle persone, ma anche di qualcosa che è rimasto aperto dentro di lei rispetto al sentirsi vista, ascoltata e sostenuta nel momento del bisogno.
Forse può essere utile chiedersi che cosa le faccia ancora più male oggi: il fatto che allora non abbiano saputo starle vicino, oppure l’idea che quel silenzio dica qualcosa sul suo valore per gli altri.
Per questo potrebbe essere utile portare questo tema in uno spazio professionale, non per giudicare lei o gli altri, ma per dare un posto a ciò che ancora oggi sembra farle domanda.
Non sempre chi non risponde non sente nulla; a volte semplicemente non sa reggere ciò che ascolta.
Un caro saluto.
capisco che quell’episodio possa esserle rimasto addosso. In un momento di grande dolore, dopo la perdita del suo compagno, lei ha provato a dire apertamente che stava male e che aveva pensieri molto pesanti. È comprensibile che, non sentendosi cercata o sostenuta come avrebbe sperato, oggi le resti una sensazione di amarezza.
Allo stesso tempo, è difficile sapere cosa sia accaduto dentro quelle persone. Alcuni, davanti a un dolore così grande o a parole legate al togliersi la vita, possono spaventarsi, bloccarsi, non sapere cosa dire, oppure non cogliere davvero la gravità di ciò che viene detto. Questo non rende meno comprensibile il suo vissuto, però può aiutare a non leggere quel silenzio solo come disinteresse o indifferenza.
Mi sembra però importante anche un altro punto: se a distanza di anni quell’episodio torna ancora con questo peso, forse non parla solo di quelle persone, ma anche di qualcosa che è rimasto aperto dentro di lei rispetto al sentirsi vista, ascoltata e sostenuta nel momento del bisogno.
Forse può essere utile chiedersi che cosa le faccia ancora più male oggi: il fatto che allora non abbiano saputo starle vicino, oppure l’idea che quel silenzio dica qualcosa sul suo valore per gli altri.
Per questo potrebbe essere utile portare questo tema in uno spazio professionale, non per giudicare lei o gli altri, ma per dare un posto a ciò che ancora oggi sembra farle domanda.
Non sempre chi non risponde non sente nulla; a volte semplicemente non sa reggere ciò che ascolta.
Un caro saluto.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
Utente
Cmq lei invece dovrebbe domandarsi come mai a distanza di anni ho fatto questa domanda senza tratte conclusioni affrettate ..stavo semplicemente parlando con un mio conoscente di questo corso che ho fatto e ho parlato di come si sono comportare queste persone con me e lui si è stupito dicendomi che mi avrebbero dovuto aiutare mentre lei che è psicologo dice tutto altro
Non c'è nessun peso e cmq sto parlando di queste persone non di altro giusto per risponderle alle sue curiosità
E poi a distanza di anni ho potuto fare la domanda visto che è palese il menefreghismo totale di queste persone non certo prima . Il suo voler giustificare queste persone non ha senso.ma dopo tutto se dice che di fronte a queste cose uno magari si spaventa e si blocca allora pure se uno si mette sul tetto e vuole buttarsi e si assiste alla scena magari bisogna bloccarsi pure la non fare niente e lasciarlo fare il volo del angelo
Non c'è nessun peso e cmq sto parlando di queste persone non di altro giusto per risponderle alle sue curiosità
E poi a distanza di anni ho potuto fare la domanda visto che è palese il menefreghismo totale di queste persone non certo prima . Il suo voler giustificare queste persone non ha senso.ma dopo tutto se dice che di fronte a queste cose uno magari si spaventa e si blocca allora pure se uno si mette sul tetto e vuole buttarsi e si assiste alla scena magari bisogna bloccarsi pure la non fare niente e lasciarlo fare il volo del angelo
Gentile,
non credo di aver tratto conclusioni affrettate. Probabilmente ci siamo capiti su due piani diversi.
Lei sta chiedendo una riflessione sul comportamento di quelle persone, partendo anche dal confronto avuto con questo suo conoscente, che si è stupito del fatto che nessuno le sia stato vicino. Posso comprendere questo stupore: è possibile che altre persone, al posto loro, avrebbero reagito diversamente.
Il fatto che lei ne parli oggi, a distanza di anni (considerando il tipo di consulto), potrebbe, forse voler dire che quell’esperienza le ha lasciato delle domande sul comportamento umano e su come le persone reagiscano davanti alla sofferenza.
Il mio intento, però, non era giustificare nessuno né dire che quelle persone abbiano fatto bene. Cercavo solo di dire che, davanti a comunicazioni molto forti, soprattutto quando si parla di pensieri legati al togliersi la vita, le persone possono reagire in modi diversi. Non esiste un prontuario valido per tutti.
Alcuni si attivano, altri si avvicinano, altri si bloccano, si spaventano, minimizzano o non comprendono davvero la gravità di ciò che stanno ascoltando. Questo non rende automaticamente giusto il loro comportamento, ma non ci permette nemmeno di concludere con certezza che ci fosse solo menefreghismo.
L’esempio della persona sul tetto riguarda invece una situazione di emergenza immediata e concreta, dove spesso possono attivarsi dinamiche molto diverse.
Quello che si può dire con certezza è che lei, in quel momento da come racconta, avrebbe avuto bisogno di una vicinanza diversa e non l’ha trovata.
Un caro saluto.
non credo di aver tratto conclusioni affrettate. Probabilmente ci siamo capiti su due piani diversi.
Lei sta chiedendo una riflessione sul comportamento di quelle persone, partendo anche dal confronto avuto con questo suo conoscente, che si è stupito del fatto che nessuno le sia stato vicino. Posso comprendere questo stupore: è possibile che altre persone, al posto loro, avrebbero reagito diversamente.
Il fatto che lei ne parli oggi, a distanza di anni (considerando il tipo di consulto), potrebbe, forse voler dire che quell’esperienza le ha lasciato delle domande sul comportamento umano e su come le persone reagiscano davanti alla sofferenza.
Il mio intento, però, non era giustificare nessuno né dire che quelle persone abbiano fatto bene. Cercavo solo di dire che, davanti a comunicazioni molto forti, soprattutto quando si parla di pensieri legati al togliersi la vita, le persone possono reagire in modi diversi. Non esiste un prontuario valido per tutti.
Alcuni si attivano, altri si avvicinano, altri si bloccano, si spaventano, minimizzano o non comprendono davvero la gravità di ciò che stanno ascoltando. Questo non rende automaticamente giusto il loro comportamento, ma non ci permette nemmeno di concludere con certezza che ci fosse solo menefreghismo.
L’esempio della persona sul tetto riguarda invece una situazione di emergenza immediata e concreta, dove spesso possono attivarsi dinamiche molto diverse.
Quello che si può dire con certezza è che lei, in quel momento da come racconta, avrebbe avuto bisogno di una vicinanza diversa e non l’ha trovata.
Un caro saluto.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
Utente
Non ho letto più nemmeno una riga di quello che mi ha risposto visto che senza prima chiedermi le cose lei arriva alle sue conclusioni un caro saluto
Questo consulto ha ricevuto 4 risposte e 112 visite dal 27/05/2026.
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