Utente
Buongiorno, ho 25 anni.
Vi scrivo perchè sto vivendo una situazione che mi sta mettendo molto in difficoltà e che sto cercando di affrontare e superare con le mie forze, ma volevo un vostro parere.

Il mio malessere origina un anno fa, quando, durante la mia relazione di allora (relazione che durava da 3 anni), ho iniziato a sentirmi attratta da un ragazzo.
Ho tentato in tutti i modi di respingere l'idea e ciò che sentivo, ma non ci sono riuscita e tutto si è fatto sempre più pressante e difficile da gestire, finchè io stessa non sono riuscita più a controllarmi e qualche volta mi sono lasciata andare ad atteggiamenti che non avrei dovuto avere con questo ragazzo (non rapporti sessuali, ma comunque comportamenti sbagliati).
Ci sono stata malissimo e ho molto ragionato sulle motivazioni alla base del mio comportamento, decidendo infine di concludere la storia con il mio compagno di cui, ovviamente, non potevo più dirmi innamorata.
Ovviamente tutto questo mi ha portato ad odiarmi e a chiedermi perchè e chi fossi diventata, essendo sempre stata contrarissima a questi sbagli.
Ho iniziato una lotta contro me stessa che tuttora continua, anche se più attenuata.

Non posso dire di essermi riuscita a perdonare.
so che tutti possiamo sbagliare e che conta imparare dai miei errori, ma essendomi sempre ritenuta fermissima sulle opinioni che avevo a proposito del tradimento (perchè tale è) mi fa schifo pensare di averlo potuto fare io stessa.

La cosa peggiore è che non mi sento di parlarne con la persona con cui di solito più mi confido, ovvero mia sorella.
So cosa pensa e so che prenderebbe malissimo questa confessione, mi odierebbe e non me la sento.

Le voglio bene ma da lei mi sento immensamente giudicata.
Anche se so che in parte avrebbe ragione nell'attaccarmi, dall'altra parte avrei bisogno inconsciamente di sentirmi dire che sì, ho sbagliato e lo riconosco, ma che non sono una brutta persona per l'errore che ho fatto, perchè io so di non essere questo.
sono stata una persona non in grado di gestire sensazioni che mi hanno travolto e una situazione che a un certo punto si è fatta più grande di me.
Non mi voglio giustificare, ho sbagliato e lo riconosco io stessa, tanto è vero che sono mesi che mi sto punendo da sola.
So che un passo per il perdono di me stessa sarebbe raccontarle le cose, ma il pensiero della sua reazione mi terrorizza.
Dentro di me credo allo stesso tempo che sia sbagliato sentirmi sempre in dovere di dirle tutto e giustificarle ogni cosa (spesso mi dice "se non mi racconti le cose io mi arrabbio un sacco e lo sai"); quindi sapendo di non averlo detto quando è successo, non mi sento libera di ammettere il mio errore.

Come mi consigliate di comportarmi?
Ho capito di aver sbagliato, ma ho bisogno di perdonarmi e andare avanti.


Grazie a chi mi risponderà

[#1]  
Dr. Armando De Vincentiis

Referente scientifico Referente Scientifico
56% attività
20% attualità
20% socialità
TARANTO (TA)
MARTINA FRANCA (TA)

Rank MI+ 96
Iscritto dal 2009
legga questo, intanto, e lo contestualizzi alle opinioni che si è fatta di se stessa
https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/40-quando-le-nostre-convinzioni-ci-fanno-ammalare.html
Dr. Armando De Vincentiis
Psicologo-Psicoterapeuta
www.psicoterapiataranto.it
https://www.facebook.com/groups/316311005059257/?ref=bookmarks

[#2] dopo  
Utente
Buongiorno dottore, grazie per la sua rapida risposta. Ho letto ciò che mi ha allegato e riconosco la verità che riporta. So di essere eccessivamente rigida con me stessa, lo sono sempre stata. Ciò che è successo in passato ha portato a ribaltare molte credenze che pensavo lapidarie a proposito della mia persona. La cosa che non sono riuscita a perdonare è di aver commesso ciò che ho sempre ritenuto così orrendo. Diciamo che ci sto convivendo, accettandolo come fatto accaduto che non può cambiare e da cui è più proficuo ottenere un insegnamento.
La cosa che più di tutti mi pesa è sapere che da lei non sarebbe accettato mai. So che è così perche la conosco, e mi fa rabbia sentire che per me conti così tanto la sua approvazione.
Non so come svincolarmi da questa necessità. Su cosa dovrei lavorare?
Forse la aiuterà sapere che è mia gemella e che tra noi c'è sempre stato un po' un rapporto particolare, molto stretto ma un po' di sottomissione mia.
Non ho bisogno della approvazione degli altri quanto della sua e me ne rendo conto, mi fa rabbia.
È come se nella sua approvazione fosse compresa la mia, come se fossimo una cosa sola, cosa che non dovrei sentire.