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Senescenza aspetti fisici biologici

Una senescenza sana e longeva

Senescenza: in questo articolo poniamo l’accento sulla salute e sulla capacità della vita di opporre all’invecchiamento lo svecchiamento, al catabolismo l’anabolismo, all’entropia la sintropia.

Prof. Bruno Silvestrini Data pubblicazione: 10 maggio 2022

Aspetti fisici e biologici

Senectus ipsa morbus est”: così Publio Terenzio Afro raccontava la senescenza oltre 2000 anni fa, sbeffeggiandola e scongiurandola. È tuttora all’incirca così che, in termini meno melodrammatici, la descrivono le enciclopedie: “La senescenza è la stagione del declino fisico e mentale funestato da crescenti malanni e impedimenti, oltre che dal sentore della morte che si avvicina”.

Ed è ancora così che l’affrontano il SSN (Sistema Sanitario Nazionale) e la nostra Costituzione (Articolo 32), garantendo la “cura gratuita agli indigenti” sotto forma di medicinali, col relativo corredo di analisi diagnostiche e ricoveri ospedalieri. Eppure, la senescenza non è solo una malattia. Ecco come cinquant’anni dopo Publio Terenzio Afro la presentava Marco Tullio Cicerone: “La senescenza è per me leggera, per nulla fastidiosa, ma anzi piacevole, salda sui benefici della giovinezza”1). Come generalmente avviene, la verità sta in mezzo.

Da un lato la senescenza è afflitta da manifestazioni patologiche, come la cataratta, la sordità, le artrosi e la demenza, inscindibilmente legate al “declino fisico e mentale” che la contraddistingue. Dall’altro lato essa appartiene al corso della vita, come l’autunno alle stagioni dell’anno.

“Nonno”, mi ha chiesto Alice quando aveva 4 anni, “perché non ti tingi i capelli come fa la nonna? Così rimani giovane anche tu”. “Per rimanere giovane dovrei fermare il tempo”, le ho risposto, “ma allora si fermerebbe anche per te e rimarresti per sempre una bambina”. Quest’idea non le è piaciuta, perché lei ha già deciso che cosa farà da grande ed è impaziente d’arrivarci. Così ha convenuto che era meglio lasciarmi invecchiare.

Nel mondo moderno, il concetto di una fisio-patologia della senescenza è stato recepito dalla gerontologia biologica, generalmente identificata nella medicina antiaging. Essa persegue metodiche e terapie atte ad estendere la durata di una vita di buona qualità. La sua credibilità è stata offuscata da personaggi e prodotti inconsistenti, ma le sue basi scientifiche sono solide.

Il modello di riferimento è la senescenza trascurabile, rappresentata dalla tartaruga che arriva in buone condizioni fino a 150 anni di età, quando si spegne serenamente2). Questo concetto è stato autorevolmente recepito dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), che assieme alle Nazioni Unite ha proclamato il Decennio dell’Invecchiamento Sano (2021-2030), peraltro ispirato al suo stesso Statuto: “La salute è legata non solo all’assistenza medica, ma anche agli altri beni inalienabili della persona umana: cibo, alloggio, istruzione e diritti civili3).

Se ne parla in questo articolo, ponendo soprattutto l’accento sulla salute e sulla capacità della vita di opporre all’invecchiamento lo svecchiamento, al catabolismo l’anabolismo, all’entropia la sintropia. Il lettore comune non si lasci intimorire da questi termini. Sottendono nozioni e forniscono indicazioni che sono alla portata di tutti. Ci arriveremo insieme, così come arriveremo insieme alla riflessione conclusiva, che rasserena il concetto di senescenza.

Per approfondire:Tutto sulle demenze

Aspetti fisici dell'invecchiamento

Tutto declina e si disgrega. Non solo le rocce, i manufatti, gli abiti e il cibo, ma anche il corpo umano. Questo è l’elemento fisico della senescenza, la tendenza all’entropia che la contraddistingue. Sulle sue cause sono state formulate svariate teorie, ricavandone altrettante contromisure.

Le teorie comprendono i radicali liberi, i disturbi della regolazione genica, l’auto aggressività immunologica, la glicosilazione enzimatica, l’eccessivo apporto calorico, il mancato rinnovamento cellulare e molte altre. Nessuna di esse fornisce una spiegazione plausibile della senescenza, né se ne ricava un trattamento soddisfacente.

La teoria dei radicali liberi

Si prenda la teoria dei radicali liberi, una delle più gettonate. Essa chiama in causa l’azione corrosiva di questi agenti, ritrovati in concentrazioni relativamente elevate in alcune persone senescenti4, 5). Da qui il ricorso ad appositi spazzini, in inglese free radical scavenger, contenuti sia nei cibi, sia in numerosi integratori alimentari e medicinali.

I radicali liberi partecipano anche al normale, fisiologico funzionamento dell’organismo. L’NO (monossido d’azoto) regola l’erezione ed è il principio attivo del Sildenafil, che ha cambiato il trattamento della disfunzione erettile. È inoltre coinvolto in altre funzioni fondamentali per la sopravvivenza, come quella antinfiammatoria e antinfettiva. Gli spazzini dei radicali liberi andrebbero pertanto usati con criterio. Sono invece proposti, soprattutto nei medicinali, a dosi abnormemente elevate. D’altronde è stato Linus Pauling, Premio Nobel per la medicina, il primo a raccomandare le mega dosi della vitamina C, un antiossidante per eccellenza. Un suo eccesso può tradursi in calcolosi renali e disfunzioni gastroenteriche. La vitamina A può perfino manifestare effetti cancerogeni6).

La glicosilazione proteica è un’altra connotazione della senilità deputata a funzioni fisiologiche, come l’identificazione alla base delle interazioni cellulari e delle difese immunitarie. Essa può essere espressione di una sottostante patologia come la malattia conformazionale, ma allora è lì che andrebbe affrontata7-10). Si tratta di una linea di ricerca che vede impegnato l’autore di questo articolo con Romeo Lisciani, il più antico dei suoi allievi e collaboratori.

La teoria della regolazione genica

La teoria della regolazione genica collega invece la senescenza alla perdita della capacità riproduttiva delle cellule, mirando a ripristinarla. A parte le difficoltà tecniche, questo approccio sarebbe controproducente nei neuroni corticali “perenni”11-12), che dopo la pubertà smettono di riprodursi. Il loro funzionamento è legato alla loro durata: eppure, c’è chi punta sull’NGF (Nerve Growth Factor) per una rigenerazione neuronale, che sarebbe incompatibile con la preservazione dei processi mentali in essi racchiusi13-15). L’NGF è valso a Rita Levi Montalcini il Premio Nobel, ma per altri meriti, che in questo modo ne vengono sviliti.

Trattare la senescenza come un'autovettura

Senza protrarre ulteriormente questa casistica, già così se ne ricava che la senescenza è un processo troppo complesso per prestarsi a spiegazioni e soluzioni univoche. In questo senso può essere paragonata a un’autovettura, ricavandone una serie di norme applicabili anche alla senescenza:

  • Proteggila dalle avversità atmosferiche, come la grandine, le piogge acide, il caldo e il freddo estremi.
  • Non sottoporla a sforzi eccessivi, ma non tenerla nemmeno troppo a lungo ferma nel garage. Nel primo caso invecchierà innanzi tempo, nel secondo rischierà di non avviarsi più.
  • Riforniscila di carburante e lubrificanti di qualità, controlla la pressione delle gomme.
  • Sostituisci le parti guaste con pezzi di ricambio originali e certificati. Il riferimento è ai trapianti d’organo e alle protesi visive, acustiche, ortopediche e via dicendo.
  • Effettua la revisione periodica. Per la senescenza è facoltativa, ma è altrettanto e per certi aspetti ancor più importante di quella automobilistica.

Non va poi trascurato il ruolo di un atteggiamento positivo, che suona così: quando sei al volante sgombra l’animo dalle ombre, che tolgono lucidità e rischiano di portare fuori strada. Queste semplici norme già rendono conto del prolungamento della vita sana che, nei paesi sviluppati, contraddistingue l’epoca moderna. Chiedono solo di essere applicate con giudizio.

James Fuller Fix ha il merito di avere diffuso il jogging, un salutare esercizio fisico alla portata di chiunque, ma è morto d’infarto a 52 anni per averne abusato. L’autore di questo articolo ha scoperto il jogging anni fa a New York, incontrando gli impiegati che si recavano al lavoro con due scarpette da ginnastica appese alla borsa. Senza bisogno di palestre o attrezzature particolari, se ne servivano per la corsetta che facevano prima, durante o dopo l’orario di lavoro. Da allora l’autore di questo articolo l’ha sempre praticato e prescritto.

Dettagliare queste norme sarebbe pleonastico, considerando la mole di manuali, rubriche e trattati disponibili e accessibili a chiunque. Il problema è che sono disattese, salvo pentirsene quando è troppo tardi. “Prediche inutili”, così Luigi Einaudi le chiamava. Non sono inutili, perché qualcuno che ascolta c’è sempre.

Aspetti biologici dell'invecchiamento

Anche il corpo umano invecchia e si disgrega, ma a differenza di un’autovettura ha la capacità di preservarsi, riprodursi ed evolvere, migliorando le sue qualità. Questi due processi, negativo il primo e positivo il secondo, si confrontano lungo l’intera esistenza umana. Nella senescenza prevale il primo, nella giovinezza il secondo, nella maturità si equivalgono.

La preservazione

La preservazione corrisponde grosso modo all’omeostasi, definita come “attitudine della vita a salvaguardare il proprio stato (milieu intérieur), contrapponendo alle avversità misure di senso opposto”16). Mentre un’autovettura incidentata richiede l’intervento del meccanico o del carrozziere, il corpo umano ripara da solo ferite, piaghe, fratture ossee, lesioni mieliniche. Nella senescenza l’omeostasi si affievolisce, come mostra il ritardo nella riparazione delle fratture ossee, ma può essere ripristinata. Come lo vedremo in relazione all’alimentazione.

La riproduzione

La riproduzione è la seconda capacità distintiva della vita. Essa consente alle cellule di dividersi in due o più cellule figlie, che a loro volta ne generano altre. Questo processo inizia nel grembo materno, dove l’ovulo si congiunge con lo spermatozoo, fondendo insieme i rispettivi genomi. Ne nasce lo zigote, la cellula staminale totipotente dalla quale nascono tutte le cellule del nostro organismo. Sviluppando le potenzialità latenti nello zigote, esse danno vita ai tessuti, sistemi, organi e apparati.

In base alla loro longevità, le cellule sono state suddivise in labili, stabili e perenni11, 12).

Le cellule labili sono tipicamente rappresentate dai granulociti e dai cheratinociti. Il loro ciclo vitale è compreso tra 5 e 28 giorni, al termine del quale esse degradano assieme alle loro funzioni, tipicamente rappresentate nei granulociti dalle difese immunitarie, nei cheratociti dalle ben più complesse funzioni che incontreremo tra poco, sotto la voce evoluzione. Anche in questo caso il declino della senescenza ci riporta all’alimentazione, che valuteremo a parte.

Le cellule stabili comprendono gli epatociti, che smettono di riprodursi quando il fegato raggiunge le dimensioni adulte. La capacità riproduttiva, tuttavia, non si estingue. Se ne trova un riscontro nel mito di Prometeo. Zeus lo incatena a una roccia inviando un'aquila a divorarne il fegato, che durante la notte ricresce. Allo stesso modo, la perdita chirurgica o traumatica di parte del fegato ne innesca la rigenerazione. Questo fenomeno naturale non fa finora trovato riscontri terapeutici.

Alle cellule perenni, tipicamente rappresentate dai neuroni corticali, si è accennato pocanzi. Esse smettono di riprodursi e rinnovarsi con la pubertà, quando il sistema nervoso centrale raggiunge le dimensioni fisiologiche ottimali. Ciononostante, i processi mentali continuano per decenni a funzionare egregiamente. Anzi, ci sono artisti, scienziati e governanti che danno il meglio di sé in età avanzata. Questa longevità è legata all’omeostasi, intesa come resistenza attiva all’usura. Anche di essa ci occuperemo tra poco, in relazione all’alimentazione.

Per inciso, la “fertilità” cellulare, intesa come capacità riproduttiva, è inversamente proporzionale all’acquisizione di funzioni diverse, come i processi mentali cui sono adibiti i neuroni. Prescindendo dal dibattito sull’emancipazione femminile, la crisi demografica che affligge il nostro Paese meriterebbe una riflessione in chiave biologica.

L'evoluzione

L’evoluzione corrisponde al crescente grado di organizzazione e complessità che i fisici chiamano sintropia. L’abbiamo pocanzi incontrata negli sviluppi che, dipartendosi dallo zigote, si traducono nei tessuti, organi ed apparati dell’organismo umano. Un’idea tangibile della sua portata la fornisce l’apparato cutaneo.

Durante lo sviluppo embrio-fetale, la cute s’introflette generando il sistema nervoso centrale. Quest’ultimo non solo sfrutta i sensori cutanei per tenersi in contatto col mondo esterno, ma usa la cute come pannello solare per procurarsi gli ormoni e i neurotrasmettitori necessari per il suo funzionamento17, 18).

Per approfondire:L’apparato tegumentario: pelle, unghie e capelli espressione dello stato dell'organismo

Questa è l’evoluzione che si ripropone incessantemente dentro ciascuno di noi, a immagine e somiglianza dell’evoluzione delle specie viventi. Il primo a parlarne è stato Jean Baptiste de Lamarck, riconducendola agli adattamenti ambientali che si acquisiscono nel corso dell’esistenza, trasmettendosi da vivente a vivente19). Cinquant’anni dopo, Charles Robert Darwin l’ha ricondotta alla lotta per la sopravvivenza, che premia i più forti e ne trasmette le qualità alla prole per via ereditaria20).

Le conoscenze attuali mostrano che avevano ragione entrambi. Quella di Darwin è l’evoluzione somatica, imperniata su tratti psico-somatici che si acquisiscono con la nascita. Quella di de Lamarck è l’evoluzione culturale, che si acquisisce nel corso dell’esistenza, trasmettendosi da persona a persona col linguaggio gestuale, orale e scritto21). Il corrispettivo di questo linguaggio risiede nei fattori umorali presenti nel nostro organismo, dove mettono in comunicazione le cellule e ne condizionano gli sviluppi.

Un’idea della loro potenza è fornita dalla vitamina B9 (acido folico e folati), che incidono sullo sviluppo prenatale del sistema nervoso centrale a partire dal tubo neurale. Un altro esempio è fornito dalle retine e promine, che nell’adulto condizionerebbero gli sviluppi delle neo cellule, orientandoli verso la normale cellula organizzata o verso quella maligna 22): le une favorirebbero la riproduzione cellulare, le altre la indirizzerebbero e governerebbero in direzioni diverse. Questi fattori umorali nascono dall’alimentazione, nella quale confluiscono gli aspetti fisici e biologici della senescenza. Se ne parla nella seconda parte di questo articolo.

Per inciso, In campo tumorale se ne occupa una brillante ricercatrice, ancora in attesa dei fondi necessari per sviluppare le sue scoperte. Si chiama Natalia Malara.

Bibliografia

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Autore

brunosilvestrini
Prof. Bruno Silvestrini Farmacologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1955 presso università bologna.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Roma tesserino n° 14314.

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