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Gli psicofarmaci: quali sono e a cosa servono

Con tale dizione vengono classificati i farmaci che possono essere utilizzati per le patologie psichiatriche.

Dr. Francesco Saverio Ruggiero Data pubblicazione: 05 giugno 2011 Ultimo aggiornamento: 24 agosto 2021

Si definiscono psicofarmaci quei medicinali che possono essere utilizzati per le patologie psichiatriche. Precedentemente al loro utilizzo le uniche possibilità erano costituite da ricoveri negli ospedali psichiatrici e l’utilizzo di presidi terapeutici volti al contenimento e alla sedazione.

Classificazione dei farmaci e relativi utilizzi

Si riconoscono numerose classi di psicofarmaci. Alcune di queste sono le più utilizzate ma anche le più conosciute anche da parte dei pazienti.

Le Benzodiazepine

È il farmaco più utilizzato in assoluto, sia perché facilmente prescrivibile sia per­ché ha caratteristiche di tollerabilità e bassa tossicità.

Benzodiazepine per l'ansia

Contemporaneamente è la classe di farmaci più soggetta ad abusi e dipendenza.

L’utilizzo delle benzodiazepine viene pre­visto per il trattamento a breve termine di insonnia, degli stati d’ansia, degli attacchi di panico, convulsioni o anche per la pre-anestesia e l’anestesia.

Attualmente sono disponibili sul merca­to numerose molecole appartenenti a questa classe di psicofarmaci, che presentano tra loro caratteristiche simili. In generale esse sono attive come sedativi, svolgono una funzione ansiolitica e ipnotica. Le differenti molecole si differenziano inoltre per la maggiore o minore dura­ta degli effetti.

Non vanno utilizzate per periodi di tempo indefiniti o comunque non corrispondenti a precise esigenze terapeutiche.

Esse sono responsabili di fenomeni di dipendenza che possono comportare l’insorgenza di sintomi che, a un occhio inesperto, possono sembrare quadri medici di altro genere come, per esempio, nausea, problemi gastro-intesti­nali, debolezza, tachicardia, ipertensione, insonnia, perdita di appetito, attacchi di panico, tremori delle mani, sudorazione, aumento della temperatura corporea, arrivando, nei casi più gravi, a sintomi come convulsioni, sintomi psicotici op­pure deliri.

Gli antidepressivi

Compaiono sul mercato del farmaco poco prima dei tranquillanti. Il potere antidepressivo di alcune molecole ven­ne scoperto casualmente osservando che i pazienti ospedalizzati nei sanatori avevano un innalzamento del tono del­l’umore quando venivano trattati con un farmaco antitubercolare da cui poi derivò la prima classe di antidepressivi: gli inibitori delle monoammino ossidasi (IMAO).

Successivamente fu sintetizzata una nuova classe di farmaci che prende il nome dalla sua struttura molecolare: triciclici. Come indica il loro stesso nome sono maggiormente indicati per il trattamento della depressione in tutte le sue forme.

La presenza di nuove molecole con­sente di trattare alcuni tra i più comuni disturbi d’ansia secondo le linee guida internazionali.
Non provocano dipendenza e il loro utilizzo può essere circoscritto al trattamento dei soli sintomi disfunzionali.

Gli antidepressivi più recenti appartengono alle classi degli SSRI (inibitori del reuptake della serotonina) e gli SNRI (inibitori del reuptake della serotonina e noradrenalina).

Sono in commercializzazione in Italia anche altre classi di farmaci psichiatrici che agiscono su altri sistemi neurorecettoriali.

I neurolettici o antipsicotici

Sono farmaci a potente azione seda­tiva che servono per il trattamento dei sintomi psicotici caratterizzati da deliri, allucinazioni, false convinzioni, idee di riferimento.

Si riconoscono attualmente numerosi farmaci con piena efficacia anche se l’attuale orientamento preferisce l’utilizzo di farmaci di nuova generazio­ne o “atipici” in quanto maggiormente maneggevoli e con una minore presenza di effetti collaterali che, nella maggior parte dei casi, sono responsabili della sospensione del trattamento in atto.

L’utilizzo di uno psicofarmaco non co­stituisce un'etichetta verso il paziente, ma deve essere considerato un presidio utile al disagio lamentato di qualunque origine esso sia.

Tutti i medici sono competenti nella prescrizione ma lo psichiatra è la figura più adatta alla quale rivolgersi per valutare o rivalutare prescrizioni farmacologiche.


Autore

francescosaverioruggiero
Dr. Francesco Saverio Ruggiero Psichiatra, Psicoterapeuta

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1998 presso Università Cattolica del S. Cuore - Roma.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Avellino tesserino n° 3387.

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