Stare al buio per riguadagnare l’udito

Dr. Giuseppe SantonocitoData pubblicazione: 07 febbraio 2014

giuseppesantonocito_senses-1 Come sappiamo, le persone cieche alla nascita hanno gli altri sensi più sviluppati della norma. Ma anche la cecità sopravvenuta in età adulta può portare a un affinamento dell’udito e degli altri sensi. Il cervello è dotato di plasticità, ovvero è in grado di riassegnare parti di se stesso che non possono più essere usate per una certa funzione ad altre funzioni più utili.

Ora ricercatori della University of Maryland e della Johns Hopkins University hanno mostrato che il cervello di topi adulti può andare incontro a un processo di compensazione (rewiring, cioè ricollegamento), producendo un miglioramento dell’udito dopo un breve periodo passato al buio.

I risultati sono pubblicati nella rivista Neuron del 5 febbraio e potrebbero portare a nuovi tipi di trattamento per le persone con perdita dell’udito o tinnito.

"Bloccando temporaneamente la vista, possiamo far sì che il cervello cambi le proprie interconnessioni in modo da processare meglio i suoni", dicono Patrick Kanold e Hey-Kyoung Lee, autori dello studio.

Topi adulti con vista e udito normali sono stati messi in un ambiente completamente buio per un periodo da 6 e 8 giorni. Dopodiché sono stati rimessi nel loro ambiente dotato di normale ciclo luce-buio. La loro vista è rimasta normale, ma l’udito è molto migliorato.

Gli scienziati hanno fatto ascoltare agli animali delle note e testato la risposta di singoli neuroni della corteccia uditiva, una parte del cervello dedicata esclusivamente all’udito, rilevando che le risposte di tali neuroni erano molto più frequenti e intense, più sensibili ai suoni di basso volume e che riuscivano a discriminare maggiormente fra i suoni. Il cervello di questi topi ha inoltre sviluppato più sinapsi (connessioni neurali) fra il talamo e la corteccia auditiva.

"Il fatto che tali cambiamenti siano avvenuti nella corteccia, un sistema avanzato di processamento sensoriale strutturato pressoché nello stesso modo in tutti i mammiferi, suggerisce che la flessibilità intersensoriale sia un tratto comune al cervello dei mammiferi", dice Kanold.

Esperimenti di questo tipo non sono ancora stati condotti con esseri umani e non è chiaro quanti giorni una persona dovrebbe restare al buio per ottenere effetti comparabili, né se sarebbe disposta a farlo. Ma potrebbe essere escogitata una qualche forma di training multi-sensoriale allo scopo di correggere difetti sensoriali anche negli esseri umani.

I topi usati nell’esperimento sono tornati alla loro soglia di udito normale dopo alcune settimane di esposizione all’ordinario ciclo di luce-buio. Le fasi successive dello studio indagheranno perciò sulle eventuali possibilità di rendere permanenti i cambiamenti.

Fonte: ScienceDaily online, 2014. A short stay in darkness may heal hearing woes.

Autore

giuseppesantonocito
Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 2005 presso Università di Firenze.
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Toscana tesserino n° 4612.

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